Il tasso di disoccupazione a novembre 2015 si attesta all’11,3%, toccando i minimi da 3 anni, ovvero dal novembre del 2012.
Sono i dati diffusi oggi dall’Istat e che sia nel presidente del Consiglio, Matteo Renzi, che nel ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, hanno suscitato toni trionfalistici.
Il punto è che, sebbene rispetto al 2014 gli occupati sono pari a 206.000 con un aumento pari +0,9% e i disoccupati sono diminuiti su base tendenziale di 479.000 unità (-14,3%), gli inattivi sono aumentati di 138.000 unità. Stando a queste stime, con una semplice elaborazione, come spiega il segretario confederale dell’Ugl, Fiovo Bitti, per ogni 100 nuovi occupati, si registrano 67 persone che transitano fra gli inattivi. Una fotografia chiara ed evidente, sottolinea il sindacalista, “di un sistema che funziona male e che non dà assolutamente risposte ai disoccupati di lunga durata, i quali rappresentano larga parte dei quasi 2,9 milioni di coloro che sono in cerca di occupazione”.
In merito alla disoccupazione giovanile, sebbene l’Istat certifichi un calo di 1,2 punti percentuali su ottobre il dato resta sempre elevato al 38,1% per i giovani tra i 15 e i 24 anni.
“Il Paese – spiega infatti Bitti – continua infatti ad essere debole nelle politiche attive istruzione, anche universitaria, formazione, riqualificazione, orientamento continuano ad essere aspetti più citati che praticati, con il risultato che stiamo perdendo una generazione di lavoratori, gli under 35, per la quale si registra un calo del tasso di occupazione di oltre dieci punti percentuali nel decennio”.
Se da una parte il presidente Renzi in un tweet sottolinea che “la disoccupazione continua a scendere” e che il “jobsact funziona”, mentre il ministro Poletti parla segnali di “speranza e di fiducia per il 2016”, l’Ugl continua a sostenere che “restando così le cose più che di segnali di speranza e fiducia si dovrebbe parlare di atto di fede”. Istat lavoro-ok