Istituti in crisi, Bankitalia si difende: Ue bloccò intervento


Per tentare di salvaguardare Carichieti, Cariferrara, Banca Marche e Banca Etruria, Bankitalia ha fatto tutto quello che poteva. Si difende così il capo della Vigilanza, Carmelo Barbagallo, in un’audizione alla Camera spiegando che l’intervento del Fondo Interbancario di Tutela dei depositi nel salvataggio delle quattro banche in crisi “non è stato possibile per la preclusione manifestata da uffici della Commissione Europea, da noi non condivisa”.
“L’intervento del Fondo, insieme alle risorse di altre banche – ha sottolineato Barbagallo – avrebbe consentito di porre i presupposti per il superamento delle crisi senza alcun sacrificio per i creditori delle quattro banche”, ma “ciò non è stato possibile”. “Data l’impossibilità di ricorrere a questo usuale meccanismo di salvataggio – ha aggiunto – a fronte del rapido degenerare delle situazioni aziendali l’unita’ di risoluzione della Banca d’Italia ha attivato, in tempi assai contenuti, i poteri introdotti dal nuovo quadro normativo europeo in materia di gestione delle crisi”.
Eppure, secondo il segretario generale dell’Ugl Credito, Piero Peretti, “dopo lo scandalo dei mutui subprime, doveva essere data una stretta importante alla spregiudicata attività finanziaria delle banche, il Governo, la Banca d’Italia e, soprattutto, l’Abi devono prima di tutto fare ‘mea culpa’ e individuare i colpevoli di questo disastro, poi mettere mano al portafogli per risarcire i clienti truffati”.
Sul possibile intervento del Fondo interbancario di tutela dei depositi a sostegno dei quattro istituti avviati poi a risoluzione con il Dl banche, il direttore generale Abi, Giovanni Sabatini, ha spiegato che “rispetto non alla specifica modalità individuata, ma al quadro normativo, la nostra interpretazione era che il Fondo sarebbe potuto intervenire e non ravvisavamo estremi di aiuti di Stato”. Da quanto emerso, ha precisato in commissione Finanze alla Camera, “non vi è stata mai per le quattro banche l’avvio di un’istruttoria formalizzata che abbia portato la Commissione Ue a esprimere una specifica valutazione contraria sull’intervento del fondo”. “L’azione dell’Abi – ha aggiunto – è stata quella di aiutare il Fondo a costruire il quadro giuridico e l’interpretazione delle norme europee per consentire l’intervento. La nostra lettura del quadro normativo europeo è che è espressamente prevista la possibilità che i sistemi di garanzia dei depositi svolgano interventi preventivi volti a trovare delle soluzioni per le banche in crisi”.
E’ noto ormai che il Governo ha intenzione di inserire nella Legge di Stabilità un intervento che vada in aiuto soprattutto delle fasce più deboli dei risparmiatori colpiti. Il presidente della commissione Bilancio della Camera, Francesco Boccia, non esclude che sia “possibile anticipare l’esame degli emendamenti sulle banche qualora governo e relatori fossero pronti. Nel caso, ovviamente, chiediamo anche al ministro Padoan di venire prima”. Misure, di cui la Commissione Ue è a conoscenza, come ha confermato un portavoce dell’Antitrust europeo.
Per l’Ugl, però, “occorre agire sul fronte della prevenzione intervenendo sulla regolamentazione delle pratiche commerciali delle banche”. Se da un lato, ha spiegato Peretti, “ i bancari devono osservare tutta una serie di stringenti normative fra cui, solo a titolo di esempio, la direttiva MiFID sulla protezione degli investitori e le misure antiriciclaggio, dall’altro sono invece costretti a sottostare ad indicibili pressioni da parte dei manager, che vorrebbero vendere qualsiasi investimento, e spesso ci riescono come nei casi delle banche suddette, indipendentemente da qualsiasi normativa. Aprendo una seria discussione sulla regolamentazione delle pratiche commerciali, eviteremmo che tutto ciò possa accadere di nuovo”.
Intanto questa mattina Roberto Nicastro, presidente delle 4 ‘Good Bank’ ha scritto una lettera ai clienti pubblicata sui quotidiani dei territori in cui operano la Nuova Banca Marche, CariFe, Banca Etruria, CariChieti: ”Il sacrificio più grande è toccato ai possessori degli strumenti di investimento più rischiosi: le azioni e le obbligazioni subordinate. Il nostro impegno su tutti i tavoli, territoriali e nazionali, è quello di contribuire a trovare soluzioni compatibili con la rigorosissima normativa europea”.
“Sono stati tutelati i conti correnti, i depositi e le obbligazioni ordinarie delle famiglie e delle imprese – sottolinea Nicastro – e, conseguentemente, anche tantissimi soggetti finanziati, mentre purtroppo, il sacrificio più grande” è toccato appunto a chi ha investito negli strumenti più a rischio.  Ma, afferma il presidente, i clienti devono sapere che “prima di tutto noi ci siamo, e siamo pronti a rinnovare il nostro sostegno con la consueta cordialità e professionalità”.
Sull’argomento è intervenuta l’On. Renata Polverini (FI), Vice Presidente Commissione Lavoro Camera dei Deputati, sottolineando che “Nicastro è partito con il piede sbagliato nel delicato incarico che nottetempo gli è stato conferito dalla Banca d’Italia e dal ministro Padoan e la conferenza stampa di oggi lo dimostra: nessuna notizia sui motivi legali che hanno impedito il pagamento degli stipendi al personale e chiusura totale ai possessori di obbligazioni subordinate che hanno perso tutti i loro risparmi alla faccia dell’articolo 47 della Costituzione”. Per Polverini “è bene comunque che al Presidente Nicastro il Governo e la Banca d’Italia ricordino – prima che sia la Procura della Repubblica a farlo – che, ai sensi dell’articolo 5 del Dlgs 180/2015, è uno dei soggetti “obbligati al segreto” rispetto all’attività che sta svolgendo ed ai contatti che intrattiene in virtù del mandato conferitogli e che le conferenze stampa mal si conciliano con la riservatezza che ci si attende da un banchiere nonostante i tempi e gli esempi che abbiamo sotto gli occhi. Forza Italia sta seguendo con grande attenzione gli sviluppi di questa triste vicenda e farà di tutto per evitare, nonostante Nicastro e Padoan, che a pagare le conseguenze della distrazione o dei ritardi dell’Istituto di via Nazionale nel perseguire i manager delle quattro banche, (Cassa di risparmio di Ferrara Spa, banca Popolare dell’Etruria e del Lazio – Società Cooperativa e Cassa di risparmio della Provincia di Chieti Spa, Banca delle Marche Spa) sostanzialmente fallite, siano i lavoratori o i risparmiatori.”