Editoriale
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Alle radici dell’odio

Cosa fare per evitare che simili tragedie si ripetano?

di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

L’eccidio nella moschea di Christchurch, in Nuova Zelanda, costato cinquanta vittime, avvenuto pochi giorni fa. La sparatoria di Utrecht, in Olanda, ieri, di cui si ipotizza il movente terroristico. Due fatti terribili e non si tratta, purtroppo, che degli ultimi atti di una lunga serie. Non parliamo delle guerre, anche etniche o religiose, in atto nel continente africano o in Medio Oriente, ma dello “scontro di civiltà” che ormai da decenni si verifica nei Paesi occidentali. Attraverso terribili episodi di odio reciproco, che culminano in attacchi a luoghi di preghiera, di riunione o di divertimento. Il cosiddetto terrorismo di matrice islamica e quello dei sedicenti suprematisti bianchi sembrano due facce di una stessa medaglia. Simili le vittime: non espressione del potere politico, ma gente qualunque, comprese donne, vecchi e bambini, persone “colpevoli” solo di trovarsi nel momento sbagliato al posto sbagliato, ovvero un luogo affollato o giudicato “simbolo del nemico” dall’attentatore. Non troppo diverse neanche le caratteristiche dei terroristi, spesso giovani sbandati, che si richiamano ad una mal compresa “identità forte”. Cosa fare per evitare che simili tragedie si ripetano? Si deve, certamente, cercare di tenere i possibili estremisti sotto osservazione, per individuarli prima che mettano in atto i propri propositi, ed è questo il compito delle forze dell’ordine, ma è inevitabile che qualcuno di questi soggetti riesca a sfuggire alle maglie, per quanto strette, del controllo. Occorre, anche, però, oltre alla necessaria azione di prevenzione e repressione, anche una riflessione per comprendere le cause ed individuare le soluzioni di quello che è un sentimento di intolleranza reciproca, che ovviamente non sempre sfocia nell’atto violento, ma che comunque esiste ed è in aumento. Ebbene la soluzione, dal punto di vista politico, dovrebbe essere esattamente opposta rispetto a quella finora messa in atto nella gran parte dei casi dalle classi dirigenti del cosiddetto Occidente, che da un lato hanno contribuito alla destabilizzazione degli Stati islamici, dall’altro hanno accolto masse di migranti dagli stessi Paesi, destabilizzando così oltre che loro, anche noi. Tra l’altro sminuendo o fingendo di sminuire, con il cosiddetto “buonismo”, le conseguenze politiche, economiche, sociali e culturali di simili eventi di portata epocale. Con il risultato di realizzare un esperimento pericolosissimo del quale sono vittime le persone comuni. Per contrastare odi e intolleranze, l’incontro fra i popoli e le culture deve essere guidato dal rispetto dell’altrui e della propria sovranità nazionale, da una gestione attenta dei flussi migratori, da norme precise che proteggano le identità culturali, per fare in modo di gettare basi solide di pacifica convivenza e non dare adito alle follie dei fanatici di ogni colore.

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Ufficiostampa