Economia
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Più italiani in vacanza? Sì, a tirare la cinghia.

Federalberghi e Codacons segnalano un incremento dei connazionali che potranno concedersi una vacanza nei mesi estivi. Ma non c’è da entusiasmarsi: si tratta di poco più della metà della popolazione, e anche i ‘fortunati’ vacanzieri limiteranno la durata e le spese del viaggio per motivi economici.

di Annarita D’Agostino

E’ stata accolta come un segnale della crisi passata la notizia, diffusa da Federalberghi, che 34,4 milioni di italiani quest’anno andranno in vacanza nei mesi estivi, con un aumento del 3,2% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Un giro d’affari per il comparto del turismo pari a 22 miliardi di euro, +2,2% rispetto al 2016. La notizia era stata anticipata da un’indagine del Codacons che, a giugno, aveva già segnalato che, tra luglio e settembre “33,5 milioni di italiani andranno in vacanza, con un aumento di 1,2 milioni rispetto al 2016”. Milione in più, milione in meno, sembra che il Bel Paese abbia ricominciato a spendere…o forse no?
Ad una lettura più attenta dei dati, emerge che solo il 56,6% degli italiani può permettersi una vacanza, testimoniando l’esistenza di una metà del Paese che si trova in condizioni economiche precarie. Il principale motivo per cui si rinuncia a viaggiare è proprio quello economico (55% dei casi). Ma anche la metà più ‘fortunata’ è costretta a limitare le spese: la durata media delle vacanze estive è 10 notti ed è in calo rispetto alle 11 del 2016, confermando che gli italiani non possono più permettersi un mese al mare come accadeva negli anni ’90.
E’ inoltre in riduzione il numero medio di vacanze che ciascun italiano si concederà nel corso dell’estate (1,3 contro 1,4 del 2016). Aumenta anche la percentuale di connazionali che rimarranno in Italia (78,6% dei casi contro il 74,5% dello scorso anno). E se su quest’ultimo dato possono incidere anche fattori non economici, come la paura del terrorismo, certamente è una crisi non ancora superata a determinare la contrazione della spesa media complessiva per le vacanze estive, che passa da 869 a 838 euro rispetto al 2016, pari al -3,57%. Flessione confermata dal Codacons, che parla di un budget familiare ridotto del 3% e di una spesa complessiva nazionale di circa 16,7 miliardi di euro.
Anche se agosto resta il mese più gettonato, cresce dal 9,2 al 12,4% il numero dei vacanzieri di settembre, mese tradizionalmente di media-bassa stagione. Inoltre, il 55,3% dei vacanzieri sceglie di prenotare direttamente l’albergo, evitando di rivolgersi a ‘costosi’ intermediari.
Sugli italiani pesa infine il ‘caro-vacanze’: “Si assiste ad una fortissima crescita dei listini in tutto il comparto vacanze – spiega il presidente di Codacons, Carlo Rienzi -, i prezzi del Trasporto aereo passeggeri registrano infatti un incremento del +10,5% in termini congiunturali e +22,7% su base annua; nel settore del trasporto marittimo, invece, le tariffe crescono rispetto allo scorso anno del +36,3%, contro un +9,5% di quelle ferroviarie. Un pacchetto vacanza all’estero costa il 5,3% in più, e per campeggi e villaggi i prezzi sono più elevati del 5,5% su anno”. Per il Codacons si tratta di “aumenti sensibili che avranno effetti sulle tasche degli italiani alle prese con l’acquisto di pacchetti vacanza, viaggi e soggiorni durante il periodo estivo, realizzando una vera e propria stangata vacanze”.
Insomma, i numeri degli italiani che quest’anno potranno concedersi una vacanza sono certamente importanti per il comparto turistico, e confermano che la nostra Italia resta attrattiva e bellissima, grazie ad un patrimonio storico, artistico e naturale di valore inestimabile nonostante non sia sempre valorizzato e protetto come si dovrebbe. Ma da qui a sostenere che un Paese, dove metà dei cittadini non posso concedersi una vacanza, ha superato la crisi ci vuole tanta mancanza di realismo, di onestà intellettuale e anche di pudore.

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Ufficiostampa