Reddito, la fase 2 non decolla


I numeri sul reddito di cittadinanza, mano a mano che arrivano, confermano pregi e limiti dello strumento introdotto ad inizio anno ed entrato in vigore a marzo. Così, mentre la ministra del lavoro Nunzia Catalfo firma il decreto che permetterà ai beneficiari di essere impiegati in lavori di pubblica utilità per le comunità locali, l’Inps comunica i dati sul monitoraggio a sei mesi. Le domande presentate sono state oltre 1,5 milioni, quelle già accolte 982mila, vale a dire oltre il 64%. Altre 125mila domande sono in lavorazione, mentre 414mila sono state respinte. A conti fatti, il reddito di cittadinanza ha già quasi doppiato il reddito di inclusione introdotto dal governo Gentiloni per numero di beneficiari e per importi medi erogati, 482 euro contro 293 euro. A fine anno, ci sarà anche un risparmio per le casse dello Stato, quasi 2 miliardi in meno rispetto al preventivato, soldi che potrebbero andare a rafforzare i centri per l’impiego, visto che la fase 2, quella della attivazione e del lavoro, è fortemente in ritardo. Cosa peraltro scontata, considerando la carenza di personale e di strumenti dei centri per l’impiego.


Triste boom della cassa integrazione


Senza usare le frasi ad effetto tipiche di un ex segretario di partito, conosciuto anche per avere lanciato le lenzuolate sul versante delle liberalizzazioni, è evidente a tutti che abbiamo un grosso problema in Italia con il sistema degli ammortizzatori sociali. Sono i numeri a confermarlo. Cresce la cassa integrazione ordinaria a settembre, con un incremento del 45,2% rispetto al mese precedente e di poco meno del 3% nel confronto con lo stesso mese dello scorso anno, soprattutto per effetto dell’aumento che si è registrato nell’industria. Ma è soprattutto la cassa integrazione straordinaria a fare un doppio balzo, assolutamente fuori controllo. Da qualsiasi parte la si voglia leggere, i numeri sono da brividi. Rispetto a settembre 2018, la crescita è del 99,2%; diventa del 359% su base mensile. È vero che agosto è solitamente un mese di transizione, ma è pur vero che siamo davanti a numeri percentuali con pochi precedenti nella storia. Stando così le cose, si guarda con estrema preoccupazione a cosa accadrà nei prossimi mesi, considerando le quasi 160 vertenze aperte al ministero dello sviluppo economico e i vincoli derivanti dalle modifiche introdotto dal Jobs act, con il passaggio dal quinquennio fisso a quello mobile, che, nei fatti, riduce i margini di movimento nella gestione delle crisi, il superamento della mobilità per la Naspi e l’obbligatorietà degli accordi di solidarietà.


Reddito: la domanda va integrata


Al momento il feedback, vale a dire le risposte pervenute, è vicino al 28%. Nei giorni scorsi, l’Inps ha inviato circa 520mila sms ad altrettanti percettori del reddito di cittadinanza, per ricordare l’obbligo scattato il 1° ottobre di integrare le informazioni sul reddito, già fornite al momento della presentazione della domanda. Le risposte già pervenute sono oltre 114mila, ma c’è tempo fino al 21 ottobre per avere comunque accreditata la rata di ottobre. L’obbligo vale per chi ha presentato domanda a marzo.


RdC: assumere in nero ti costa caro


Mancava la quantificazione, ora è arrivata anche a quella a conferma della pericolosità per il datore di lavoro di occupare in nero un percettore del reddito di cittadinanza. Una nota dell’Ispettorato nazionale del lavoro ritorna su uno dei punti più controversi della misura entrata a regime nel marzo di quest’anno. Come noto, il reddito di cittadinanza presenta un sistema sanzionatorio particolarmente rigido sia per chi fornisce false attestazioni per accedere all’indennità integrativa sia per quanto attiene il mancato rispetto delle regole sull’attivazione del nucleo familiare sul versante del lavoro e dell’inclusione sociale. L’Ispettorato nazionale del lavoro, con la nota 7964/2019, aggiunge un ulteriore tassello, facendo sapere che, in caso di lavoro in nero di percettore di reddito di cittadinanza, il datore di lavoro rischia una sanzione amministrativa fino a circa 52mila euro, ridotti a 17mila con pagamento entro i 60 giorni. La sanzione è direttamente proporzionale al numero di giornate lavorate in nero, per cui il massimo scatta superati i 60 giorni di occupazione irregolare. Il datore di lavoro dovrà prestare la massima attenzione, in quanto la sanzione verrà comminata anche nel caso in cui il lavoratore occupato in nero non sia il richiedente, ma soltanto uno dei componenti del nucleo beneficiario del reddito di cittadinanza. In caso di recidiva, la sanzione è anche più corposa.