Welfare a pezzetti


In attesa dell’assegno unico per i figli a carico, fondi a pioggia su tante voci

Conferme, novità e tante micromisure nella parte della legge di bilancio dedicata al welfare. Fra le conferme, ad esempio, quella del riconoscimento di un assegno di maternità, variabile da un massimo di 1.920 a un minimo di 960 euro annui, per ogni figlio nato o adottato nel corso del 2021. Nuovo invece il sostegno economico riconosciuto alle madri disoccupate o monoreddito di nuclei monoparentali con figli disabili a carico. In attesa del decreto ministeriale che dovrebbe arrivare entro i primi giorni di marzo, sappiamo che il sostegno economico sarà di 500 euro netti al mese per ciascuno degli anni 2021, 2022 e 2023 e che il figlio deve avere una disabilità non inferiore al 60%. Tenendo conto dello stanziamento, 5 milioni di euro, potranno però essere soddisfatte soltanto poco più di 800 domande. Intanto, nel 2021 sale a 10 giorni il periodo di congedo obbligatorio di paternità, introdotto in via sperimentale già ai tempi della riforma del lavoro della ministra Elsa Fornero. Si segnala inoltre un ritocco alle risorse del reddito di cittadinanza: si tratta di meno di 200 milioni, però è il caso di ricordare come il fondo per il reddito di cittadinanza è strettamente connesso all’altro per Quota 100 che nel 2020 ha segnato una maggiore capienza. Sempre sul versante delle politiche sociali, ma in un altro capitolo della legge di bilancio, si evidenzia l’erogazione di un contributo per l’assunzione di nuovi assistenti sociali nei comuni con l’obiettivo di arrivare ad un rapporto di uno a 4mila.


Reddito, la fase 2 non decolla


I numeri sul reddito di cittadinanza, mano a mano che arrivano, confermano pregi e limiti dello strumento introdotto ad inizio anno ed entrato in vigore a marzo. Così, mentre la ministra del lavoro Nunzia Catalfo firma il decreto che permetterà ai beneficiari di essere impiegati in lavori di pubblica utilità per le comunità locali, l’Inps comunica i dati sul monitoraggio a sei mesi. Le domande presentate sono state oltre 1,5 milioni, quelle già accolte 982mila, vale a dire oltre il 64%. Altre 125mila domande sono in lavorazione, mentre 414mila sono state respinte. A conti fatti, il reddito di cittadinanza ha già quasi doppiato il reddito di inclusione introdotto dal governo Gentiloni per numero di beneficiari e per importi medi erogati, 482 euro contro 293 euro. A fine anno, ci sarà anche un risparmio per le casse dello Stato, quasi 2 miliardi in meno rispetto al preventivato, soldi che potrebbero andare a rafforzare i centri per l’impiego, visto che la fase 2, quella della attivazione e del lavoro, è fortemente in ritardo. Cosa peraltro scontata, considerando la carenza di personale e di strumenti dei centri per l’impiego.


Triste boom della cassa integrazione


Senza usare le frasi ad effetto tipiche di un ex segretario di partito, conosciuto anche per avere lanciato le lenzuolate sul versante delle liberalizzazioni, è evidente a tutti che abbiamo un grosso problema in Italia con il sistema degli ammortizzatori sociali. Sono i numeri a confermarlo. Cresce la cassa integrazione ordinaria a settembre, con un incremento del 45,2% rispetto al mese precedente e di poco meno del 3% nel confronto con lo stesso mese dello scorso anno, soprattutto per effetto dell’aumento che si è registrato nell’industria. Ma è soprattutto la cassa integrazione straordinaria a fare un doppio balzo, assolutamente fuori controllo. Da qualsiasi parte la si voglia leggere, i numeri sono da brividi. Rispetto a settembre 2018, la crescita è del 99,2%; diventa del 359% su base mensile. È vero che agosto è solitamente un mese di transizione, ma è pur vero che siamo davanti a numeri percentuali con pochi precedenti nella storia. Stando così le cose, si guarda con estrema preoccupazione a cosa accadrà nei prossimi mesi, considerando le quasi 160 vertenze aperte al ministero dello sviluppo economico e i vincoli derivanti dalle modifiche introdotto dal Jobs act, con il passaggio dal quinquennio fisso a quello mobile, che, nei fatti, riduce i margini di movimento nella gestione delle crisi, il superamento della mobilità per la Naspi e l’obbligatorietà degli accordi di solidarietà.


Reddito: la domanda va integrata


Al momento il feedback, vale a dire le risposte pervenute, è vicino al 28%. Nei giorni scorsi, l’Inps ha inviato circa 520mila sms ad altrettanti percettori del reddito di cittadinanza, per ricordare l’obbligo scattato il 1° ottobre di integrare le informazioni sul reddito, già fornite al momento della presentazione della domanda. Le risposte già pervenute sono oltre 114mila, ma c’è tempo fino al 21 ottobre per avere comunque accreditata la rata di ottobre. L’obbligo vale per chi ha presentato domanda a marzo.