Dl Agosto, le preoccupazioni dei sindacati in Parlamento


Le critiche più forti arrivano soprattutto da Cisl e Ugl, mentre la Cgil nicchia

Cgil ancora possibilista, Uil sempre meno fiduciosa, Cisl e Ugl decisamente critiche. In sintesi, è questa la posizione che le quattro confederazioni sindacali hanno espresso nel tardo pomeriggio di ieri, nel corso della audizione sul decreto Agosto presso la commissione bilancio del Senato. Il provvedimento, entrato in vigore il giorno di ferragosto, rappresenta per le quattro organizzazioni sindacali la chiusura di un ciclo, iniziato con il Cura Italia e proseguito con il decreto Rilancio. Le preoccupazioni maggiori, espresse con toni, come detto, molto diversi, riguardano la tenuta occupazionale e il tema, strettamente connesso, dalla mancanza di una chiara strategia per il futuro immediato e a più lungo termine. Anche questa volta, infatti, si accredita l’idea di uno scenario indefinito, tanto è vero che il discorso è presto scivolato su come il governo intende spendere le risorse che arriveranno dall’Europa, Mes compreso almeno secondo la Uil. Già la prossima settimana, le sigle sindacali saranno di nuovo in Parlamento per dibattere di Recovey fund, vale a dire degli oltre 200 miliardi che fra contributi, Programmazione e prestiti agevolati potrebbero essere disponibili per il nostro Paese. È, comunque, appena il caso di ricordare che in soli cinque mesi il Parlamento ha autorizzato uno scostamento di bilancio mai visto prima, per un volume di cento miliardi di euro, con pochi risultati, però.


Turismo, il piatto piange


Le misure non funzionano assolutamente; il settore è allo stremo delle forze

Un confronto a tutto campo fra le parti sociali e i ministri del lavoro e delle politiche sociali, Nunzia Catalfo, e per i beni culturali e per il turismo, Dario Franceschini. È quello che è andato in onda nel pomeriggio di ieri, quando in videoconferenza si sono collegati i rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil, Ugl ed altre sigle sindacali e datoriali. Il messaggio che è arrivato ai due rappresentanti del governo è stato chiaro: l’emergenza epidemiologica ha inferto un colpo durissimo all’industria del turismo, con interi settori, si pensi, ad esempio, alle città d’arte o alle crociere, completamente fermi. Lo stesso bonus vacanze, che pure dovrebbe rappresentare la misura di maggiore impatto, sta avendo un riscontro molto al di sotto delle attese, sia per la complessità del sistema sia per la difficoltà per gli alberghi, già a corto di liquidità, di anticipare uno sconto, recuperabile dall’esercente come credito di imposta soltanto in seguito.


Pensioni, la lista delle priorità


Dopo un lungo stop di oltre sei mesi, riparte il cantiere previdenziale

Impossibile immaginare che possa essere una giornata risolutiva, anzi; comunque sia finalmente riparte il tavolo sulle pensioni. Nella giornata di mercoledì, infatti, la ministra del lavoro, Nunzia Catalfo, ha convocato le sigle sindacali per una valutazione complessiva sullo stato dell’arte e sulle cose da fare nell’immediato. Come per la questione ammortizzatori, anche in questo caso il messaggio che arriverà dai sindacati – Cgil, Cisl, Uil, Ugl e le altre sigle hanno già espresso le loro ricette a gennaio – è che occorre agire su più fronti, tenendo conto delle effettive urgenze. Così, se per la riforma generale si può attendere, visto che la sperimentazione di Quota 100 va in scadenza soltanto nel dicembre del 2021, molto più pressante appare la questione dell’effettivo potere d’acquisto degli assegni pensionistici attuali e futuri. Se per i primi occorre agire sulla leva fiscale, sugli altri è necessario introdurre nuove forme di sostegno alla previdenza complementare.


Ricordando la rivolta di Reggio


di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale UGL

Cinquant’anni fa scoppiava nel nostro Paese quella che sarebbe stata conosciuta come la rivolta di Reggio Calabria. Fu forse la più importante manifestazione di protesta mai avvenuta nella storia della Repubblica, una vera e propria insurrezione, una guerriglia urbana che durò mesi, partita il 14 luglio del ‘70, giorno rivoluzionario per antonomasia, e conclusa solo nel febbraio seguente. La rivolta era scaturita dalla decisione di assegnare a Catanzaro e non a Reggio il ruolo di capoluogo dell’appena costituita regione Calabria, anche se questa specifica faccenda fu tutto sommato solo la scintilla necessaria a infiammare una miccia che nasceva nella profonda insoddisfazione di un popolo, quello reggino, ma anche calabrese e più in generale meridionale, che non si sentiva tutelato e rappresentato dalle istituzioni. Stanco della povertà, della disoccupazione, di un contesto economico e sociale che costringeva molti ad emigrare. A quella rivolta noi dell’Ugl siamo necessariamente affezionati, perché, anche se con forza, ebbe lo scopo di far sentire la voce del popolo, le sue richieste e i suoi bisogni e fu trasversale, partecipata da cittadini di ogni orientamento, ma guidata dalla destra e in particolare da Ciccio Franco, nostro sindacalista dell’allora Cisnal e militante missino, che per l’occasione diede nuova luce al motto dannunziano “boia chi molla”. Fu una rivolta dura: ci furono vittime, feriti e migliaia di arresti. Ma ci fu anche la solidarietà espressa dai lavoratori del Nord pronti a scendere a Reggio. Alla fine, dopo le repressioni, persino con l’intervento dei carri armati, mai visti prima in tempi di pace, i moti furono sedati. Il governo concesse a Reggio che lì si riunisse il Consiglio Regionale, in una sorta di divisione dei compiti con Catanzaro, e alcuni progetti di sviluppo economico e industriale che rimasero, però, irrealizzati. Fu una rivolta, una delle poche nel nostro Paese, autenticamente popolare, oggi si direbbe forse “populista”. Non assecondata dai media, e anche per questo poco conosciuta ai giorni nostri, temuta dalle istituzioni più di quelle degli studenti borghesi di sinistra o dei lavoratori vicini al Pci forse per l’intensità e la partecipazione popolare, forse perché proveniente non dalle grandi città, dalle università, dalle industrie, ma dalla “periferia dell’impero”, solitamente quasi invisibile e invece, se capace di alzare la testa, potenzialmente ancor più minacciosa. Si dice spesso che quella fu l’ultima rivolta del Sud, ma non bisogna mai pensare che la storia possa dirsi finita. Proprio in questi giorni vediamo il Mezzogiorno e la Calabria pronti di nuovo a ribellarsi di fronte all’ennesima ingiustizia di vedersi costretti ad essere terra d’approdo senza tregua, nonostante una situazione economica e sociale già difficilissima e ancora più dopo la crisi causata dal Covid.


Rilancio, i sindacati confederali chiedono di fare presto


Cgil, Cisl, Uil e Ugl hanno opinioni diverse, ma la richiesta di base è la stessa

Il segretario generale dell’Ugl, Paolo Capone, ha chiesto modifiche di buon senso ed un grande atto di coraggio per il futuro, mentre la vice segretaria della Cgil, Gianna Fracassi, ha, fra le altre cose, contestato la disposizione sul saldo e acconto sull’Irap, in quanto non selettiva, il segretario generale aggiunto della Cisl, Luigi Sbarra, ha insistito sul fattore tempo e il segretario generale aggiunto della Uil, Pierpaolo Bombadieri, ha aperto all’utilizzo delle risorse del Mes. Questo, in estrema sintesi, quanto successo ieri nella lunga audizione che la commissione bilancio della Camera dei deputati ha voluto tenere con le quattro sigle confederali. Una audizione molto partecipata su un provvedimento, il cosiddetto decreto Rilancio, che viaggia sostanzialmente sugli stessi binari del Cura Italia, con una serie di interventi a pioggia a sostegno di determinate categorie di cittadini che stanno però arrivando con incredibile ritardo, rispetto alle promesse e alle generali aspettative del Paese. Diversi i temi approfonditi, dal lavoro agile, che oggi è pesato soprattutto sulle spalle dei lavoratori, alla tempistica nella fruizione degli ammortizzatori sociali, dal Mezzogiorno, quasi completamente assente, alla scuola, dagli incentivi fiscali a determinati settori, con il famoso caso del monopattino, al possibile scudo penale per i datori di lavoro nel caso di lavoratore positivo al Covid-19.


L’Ugl sull’accordo cig COVID19


L’UGL per prima aveva lanciato l’allarme sui tempi di erogazione delle indennità di cassa integrazione per i lavoratori sospesi per l’emergenza Covid-19. Abbiamo partecipato attivamente al tavolo di confronto con il Ministro del Lavoro e le altre parti sociali che ha portato alla sottoscrizione della Convenzione questa notte.
Abbiamo ottenuto, rispetto alla proposta iniziale, garanzie rispetto al fatto che le anticipazioni dovranno avvenire senza costi per le imprese e per i lavoratori.
Abbiamo avanzato inoltre la richiesta di un intervento del Governo che deve garantire le anticipazioni ai lavoratori ed abbiamo ottenuto una disponibilità che dovremo verificare nei prossimi giorni con la Presidenza del Consiglio ed il Ministero dell’economia.
Restano per intero le nostre perplessità su alcune criticità della Convenzione stilata questa notte:
• è oggettivamente complicato pensare di far aprire milioni di conti correnti, sia pure senza costi, ai lavoratori che vorranno tali anticipazioni.
• Il fatto che i lavoratori garantiscano l’anticipazione con il proprio TFR deve assolutamente essere superata con la previsione di un fondo di garanzia dello Stato in sede di conversione del Decreto Cura Italia.
• È infine paradossale che il Governo non sia parte attiva, né formalmente né sostanzialmente, in questa Convenzione, limitandosi ad un ruolo di facilitatore.
Nonostante tutte queste perplessità abbiamo aderito alla Convenzione per tre ottime ragioni:
• Per non disperdere i risultati che comunque abbiamo conseguito nella trattativa
• Per continuare ad essere presenti nelle successive fasi ed sostenere le nostre ulteriori rivendicazioni
• Per dare – ed è la ragione più importante – ai lavoratori che ne hanno necessità uno strumento per accedere alla anticipazione nel minor tempo possibile, nella consapevolezza che moltissimi non potrebbero aspettare i tempi dell’Inps per incassare l’assegno di integrazione al reddito.