Atac, i mezzi in fiamme impongono la revisione del Testo Unico


Salute e sicurezza non possono basarsi solo sul rispetto del Codice della strada

Quasi ottanta mezzi andati a fuoco in due anni. È questo il resoconto di quanto successo a Roma fra il 2018 e il 2019 sul versante Atac. L’ultimo autobus ad andare a fuoco, alle prime ore del giorno di domenica, quando, fortunatamente, sul mezzo era presente il solo autista che ha cercato in ogni modo di arginare le fiamme, non riuscendovi, però. Così, mentre l’amministrazione comunale esprime una certa soddisfazione perché gli incendi si sono comunque ridotti nel corso dell’anno che si sta appena concludendo, si riapre in maniera decisa la questione sicurezza sui mezzi pubblici, una questione che investe direttamente chi opera su tali mezzi, ma anche chi ogni giorno fruisce del servizio di trasporto locale per andare a lavoro, a scuola o semplicemente per muoversi da una parte all’altra di Roma. Dovrebbe essere ormai evidente una cosa: il solo richiamo al codice della strada non è più sufficiente ad assicurare le migliori condizioni del mezzo. Servirebbe quel salto di qualità, più volte sostenuto dai sindacati, principalmente alla federazione di categoria della Ugl e da qualche sigla minore, attiva in particolare fra i macchinisti della metropolitana, vale a dire superare il grande limite del testo unico in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro che non considera il mezzo di trasporto quale luogo di lavoro. Viceversa, centrando l’attenzione sul mezzo, si garantirebbe una maggiore sicurezza per tutti.


Autostrade, sciopero il 4 e il 5 agosto


La data scelta potrebbe aiutare a limitare un po’ i disagi per gli automobilisti, anche se non è da escludere qualche ricaduta dallo sciopero dei casellanti della rete autostradale. Le federazioni di categoria di Cgil, Cisl, Uil, Ugl e Cisal hanno infatti proclamato l’astensione dal lavoro per il 4 e 5 agosto, con una articolazione di quattro ore a partire rispettivamente dalle 10, dalle 18 e dalle 22. Oggetto della protesta il mancato rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro.


Oggi stop a treni, navi, metro, bus e taxi


Sciopero generale dei trasporti: i lavoratori chiedono al governo di aprire un confronto sul futuro del settore, lamentando l’assenza di un piano di investimenti per modernizzare il sistema infrastrutturale. Respinta al mittente la richiesta di rinvio di Ministero dei Trasporti e Garante. Così oggi lo stato di agitazione è stato confermato dalle categorie di Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Cisal, Confsal, con modalità e fasce orarie diverse da città a città. Venerdì prossimo si fermerà anche il trasporto aereo, per 4 ore come il resto del settore, a seguito di una specifica ordinanza ministeriale.


Trasporti a rischio il 24 e 26


Le date da segnare in rosso nel calendario dei pendolari o di chi, comunque, si muove per lavoro o per vacanza sono quelle del 24 e del 26 luglio prossimi. In quei due giorni, infatti, si potranno registrare fortissimi disagi nei trasporti per effetto dello sciopero indetto da una parte delle sigle di categoria. Mercoledì 24 lo sciopero, con modalità diverse per durata, riguarderà il trasporto pubblico locale, quello ferroviario nonché il trasporto merci, la logistica, il trasporto marittimo, i porti, le autostrade, i taxi e l’autonoleggio. Considerando le sigle aderenti, l’impatto dovrebbe essere maggiore nel trasporto pubblico locale piuttosto che nelle ferrovie, dove è previsto un fermo di otto ore. Il 26, invece, toccherà al trasporto aereo, settore che, peraltro, presenta problematiche diverse rispetto agli altri, anche considerando il tentativo di porre in essere un percorso di salvataggio di Alitalia, il nostro vettore nazionale.


Autostrade, lavoro da tutelare


Nel tira e molla fra la parte pentastellata del governo, in particolare il vice premier Luigi Di Maio e il ministro delle infrastrutture e dei trasporti Danilo Toninelli, e la famiglia Benetton a capo di Atlantia, la società che ha in concessione una buona parte delle autostrade del nostro Paese, si inserisce il sindacato confederale. In un comunicato unitario, le federazioni di categoria di Cgil, Cisl, Uil, Ugl e Cisal chiedono l’apertura di un tavolo presso il ministero, alla presenza anche dell’Autorità di regolamentazione dei trasporti nel comparto autostradale, per dipanare i vari nodi aperti, ad iniziar dal mantenimento dell’occupazione e dal possibile sviluppo occupazionale per i lavoratori diretti e dell’indotto. Le sigle sindacali chiedono che vengano inserite nei bandi scaduti o in scadenza «le dovute e opportune clausole di salvaguardia occupazionale» attraverso una interlocuzione fra gli organi competenti, Anac compresa.


Le spine del ministro Toninelli


Mentre è la giornata dello sciopero del trasporto aereo nazionale, indetto dalle federazioni di categoria di Cgil, Cisl, Uil ed Ugl per sollecitare una risposta del ministro Danilo Toninelli sul destino di Alitalia, forti tensioni si registrano nel servizio di trasporto non di linea. Nella giornata di ieri si è registrato un primo blocco dei titolari di licenza di noleggio con conducente contro la legge approvata nel febbraio scorso che impone il rientro al termine del servizio nella rimessa del comune che ha rilasciato la licenza. Gli Ncc hanno già annunciato che proseguiranno con la protesta. Intanto, sul versante taxi, a fronte della riduzione del servizio connesso alla nuova legge si avanzano delle proposte. Se la Cgil apre all’ipotesi di rilascio di nuove licenze, ma solo dopo un censimento dell’esistente, per la Ugl si può pensare ad estendere la sperimentazione delle doppie guide, con più autisti ad alternarsi sullo stesso mezzo