Politiche attive sempre in primo piano


Anche l’Emilia Romagna sul versante del rafforzamento delle politiche attive sul lavoro, un aspetto connesso al reddito di cittadinanza, ma non solo, visto che comunque il gap infrastrutturale dei centri per l’impiego finisce per penalizzare tutti i cittadini, ad iniziare da coloro che sono in cerca di una occupazione. Tre i concorsi in scadenza al 1 agosto, appena pubblicati in Gazzetta ufficiale. L’Agenzia regionale per il lavoro cerca nove specialisti, un assistente ed un dirigente esperto in politiche per il lavoro, tutti con contratto a tempo indeterminato.


Per via del clima, 50mila posti in più


Secondo uno studio presentato in occasione dell’Assemblea annuale dei consorzi di bonifica, un piano straordinario di manutenzione del territorio per contrastare i cambiamenti climatici porterebbe ad almeno 50mila posti di lavoro in più. Il rischio idrogeologico pesa sulla nostra economia per 2,5 miliardi di euro in media all’anno. I primi interventi hanno già portato ad oltre 3mila posti aggiuntivi.


Intesa Fincantieri-Stx France. Più che vittoria, un ‘biscotto’


di Caterina Mangia

Dall’integrazione “di Fincantieri, Naval Group ed STX France emergerà il leader mondiale nella costruzione di navi complesse ad alto valore aggiunto”. Lo ha scritto in una lettera ai dipendenti l’ad di Fincantieri, Giuseppe Bono, commentando l’accordo raggiunto ieri a Lione tra il premier italiano Paolo Gentiloni e il presidente francese Emmanuel Macron, definito dall’inquilino dell’Eliseo un’intesa “win-win”. Eppure, se si considera che a gennaio  Fincantieri aveva acquistato dai sudcoreani il 66 per cento di Stx France, mentre adesso il Gruppo controllerà un mero 50 per cento del capitale di Stx, con l’1 per cento della quota francese ‘in prestito’ all’Italia per dodici anni, per il nostro Paese più che di una vittoria si potrebbe parlare, con un gioco di parole, di un ‘Mac(a)ron’, ovvero di un ‘biscotto’ da parte del presidente francese. Gentiloni ieri ha ostentato soddisfazione, definendo il ‘deal’ raggiunto “un ottimo accordo, che consente al socio industriale di gestire e alla Francia di avere garanzie sul piano del lavoro e delle tecnologie”, aggiungendo che  con Macron “dopo qualche incomprensione abbiamo lavorato molto, molto bene assieme”: l’intesa, ha aggiunto, ha permesso di raggiungere gli obiettivi, ovvero concede “al socio industriale di gestire con il 51 per cento raggiunto con un prestito, con l’impegno a rispettare alcuni accordi sul lavoro e sui trasferimenti tecnologici presi. Il socio industriale deve poter gestire, avere la governance, e il Paese dei cantieri deve avere le garanzie che richiede. Abbiamo aggiunto questi obiettivi”. Tuttavia, già nella serata di ieri la prima querelle sottobanco, con un emissario francese che ha spiegato ai giornalisti presenti a Lione che Fincantieri detiene il 50 per cento del capitale, tralasciando quell’1 per cento in prestito al Gruppo italiano decisivo per la chiusura dell’accordo, per poi annunciare che il presidente della società “resta Laurent Castaing”, l’attuale direttore di Stx, ed essere corretto da fonti del governo italiano: secondo i termini dell’accordo,  presidente e amministratore delegato saranno nominati da Fincantieri, mentre il governo francese detiene il diritto di veto sulla scelta.
Sull’asse italo-francese rimangono poi aperti molti altri fronti: da quello riguardante la cantieristica militare, che resta ancora da affrontare, a quello della Tav, che, nonostante le vedute comuni emerse ieri tra Macron e Gentiloni, è ancora in cantiere.Resta poi aperta la partita Tim-Vivendi: nonostante il premier italiano si sia affrettato, ieri, a sottolineare che si tratta di una vicenda “molto diversa da Stx-Fincantieri”, perché “sono aziende private a cui chiediamo solo rispetto delle leggi”, la risposta del governo  sul golden power su Tim potrebbe subire l’influsso della trattativa che si è svolta ieri. Così, il taciuto scontento del governo italiano sull’accordo raggiunto ieri potrebbe tradursi in un inasprimento del ‘verdetto’.


Fincantieri-Stx: pace fatta, pronto l’accordo


di Annarita D’Agostino

Prove di bon ton alla vigilia del vertice Italia-Francia di Lione sulla vicenda Fincantieri-Stx: dopo l’ottimismo espresso dall’Eliseo “sul fatto che ci sarà un accordo che converrà alle due parti”, oggi è Paolo Gentiloni a dichiarare che ci sono “le premesse” per “portare a un accordo che tenga conto dei nostri interessi legittimi e allo stesso tempo di quelli della Francia”. E’ dunque dato ormai per certo che proprio domani, a Lione, i due presidenti, Paolo Gentiloni ed Emmanuel Macron, annunceranno il raggiungimento dell’accordo.
Intervistato dal quotidiano francese Le Figarò, Gentiloni ha spiegato che “l’esame di una alleanza nelle costruzioni navali è ben avviata. C’è l’ambizione fondamentale dal punto di vista strategico, di costruire un grande ‘player’ globale nel settore navale. L’accordo sui cantieri è una prospettiva a breve termine. Costruire un grande polo civile e militare non è cosa che si fa in un giorno. Si lavorerà quindi con scadenze di tempi differenti”.
Il riferimento è ai diversi ‘capitoli’ nei quali si articolerebbe l’alleanza italo-francese nell’industria navalmeccanica: il primo è quello della realizzazione dell’ “Airbus dei mari”; il secondo riguarda invece la collaborazione nel settore militare, più complessa e quindi con tempistiche più lunghe. Ma già domani dovrebbero essere definiti i singoli temi e i vari dossier da affrontare.
Secondo indiscrezioni di stampa, con l’intesa Fincantieri acquisirebbe il controllo dei cantieri Stx France di Saint-Nazaire, con un pacchetto azionario superiore al 50%, in cambio di garanzie sui livelli occupazionali e della salvaguardia del know how dal rischio di trasferimento verso la Cina.
Insomma, pace è fatta e all’intesa mancano solo le firme. Con l’auspicio che il governo sappia difendere gli interessi nazionali. Sul serio.

L’altra partita: Tim-Vivendi
Sulla vicenda Tim-Vivendi è al lavoro un comitato tecnico che “a breve” elaborerà le sue conclusioni sulla ‘Golden power’, la norma che attribuisce allo Stato poteri speciali di intervento nei processi sugli assetti societari delle imprese operanti in settori strategici e d’interesse nazionale. Al momento il governo non ha ancora deciso se attivarla o meno.
La questione Tim-Vivendi, spiega Gentiloni, è “una partita tra gruppi privati. Ogni Paese ha le sue leggi e i gruppi privati le devono rispettare. E’ chiaro che né Macron né io decidiamo della televisione o delle reti di comunicazione private nell’altro Paese”.


Gli italiani vivono più a lungo Ma dopo i 75 sono ‘dolori’


di Caterina Mangia

Buone notizie per gli italiani: gli anziani nel nostro Paese vivono più a lungo rispetto ai coetanei europei e, fino ai 74 anni, si ammalano meno. Ma ecco subito la cattiva notizia: dopo i 75 anni, le condizioni di salute peggiorano rispetto alla media europea.
A descrivere questo quadro è l’Istat, che nel suo report “Anziani: le condizioni di salute in Italia e nell’Unione Europea” osserva che la speranza di vita per gli uomini nel 2015 è di 18,9 anni, mentre più ‘fortunate’ sono le donne, con 22,2 anni: entrambi i generi hanno un’aspettativa di vita più alta di un anno rispetto ai corrispettivi europei. Dal report emerge inoltre che – fino ai 74 anni – gli italiani vivono meglio, e ammalandosi di meno, rispetto ai concittadini del Vecchio Continente. I ‘dolori’ iniziano dopo i 75 anni, periodo oltre il quale gli italiani se la cavano peggio: circa un anziano su due soffre di una o più patologia grave cronica, e tra gli ultraottantenni la situazione peggiora con il 59 e il 64 per cento.
L’Istat segnala anche che, per quanto concerne la qualità della vita, ovvero la possibilità di trascorrerla in buona salute e senza limitazioni, “l’Italia è ai livelli più bassi, sia rispetto alla media dei paesi europei (Ue 28), sia rispetto agli altri grandi paesi europei, soprattutto per le donne” . Nel 2015, infatti, un uomo di 65 anni può avere l’aspettativa di vivere in buona salute per 13,7 anni, mentre un coetaneo del Regno Unito 16,1; la media europea è di 14,4 anni. Focalizzando l’attenzione sulle donne, l’Istat registra che una sessantacinquenne italiana può sperare di trascorrere 14,3 anni in salute, mentre una corrispettiva francese 19,3 e le europee, mediamente, 15, 8.
Il 37,7 per cento degli anziani intervistati, inoltre, ha riferito di aver provato dolore fisico, da moderato a molto forte, nelle quattro settimane precedenti l’intervista: il valore, simile a quello registrato in Spagna, è inferiore rispetto a quello della media Ue.
Dall’Istituto di statistica anche un dato curioso, riguardante il fatto che la laurea allungherebbe la nostra permanenza sul pianeta: un anziano laureato ha un’aspettativa di vita di circa 20 anni, chi ha la licenza elementare soltanto 17,8. La differenza è meno rilevante tra le donne, la cui speranza è rispettivamente di 22,9 e 2,6 anni.
Ad avere influsso sullo stato di salute sono anche altri fattori ambientali e comportamentali, che secondo Istat “possono condizionare in maniera specifica l’insorgenza e l’evoluzione di alcune malattie per in modo differente per i due sessi”, oltre che, come ovvio, le disuguaglianze socio-economiche.
Dal report Istat, infine, la conferma di un trend di cui gli italiani hanno ormai preso coscienza: l’effetto incrociato della riduzione della fecondità e dei progressi nella sopravvivenza hanno reso il nostro uno dei Paesi con la popolazione più anziana nel mondo.


La Corte dei Conti smaschera il flop dell’Anagrafe finanziaria


di Annarita D’Agostino

La Corte dei Conti bacchetta l’Agenzia delle Entrate: l’Anagrafe dei rapporti finanziari non viene usata a sufficienza o, quantomeno, in modo tale da giustificare la spesa affrontata, pari a circa 10 milioni di euro. Secondo i magistrati contabili, sono innanzitutto emersi “gravi ritardi nella realizzazione” dell’Anagrafe, prevista sin dal 1991 per rendere più efficiente l’attività di contrasto dell’evasione fiscale “ma, in concreto, divenuta effettivamente operativa ed accessibile da tutti i soggetti legittimati solo nel 2009. Così come grave – prosegue la Corte – è apparsa la situazione riscontrata relativa al suo concreto ed effettivo utilizzo per la lotta all’evasione, per il quale deve rilevarsi una grave inadempienza dell’Agenzia, che non ha mai elaborato le previste liste selettive né, successivamente, le analisi del rischio evasione”.
Venendo meno “a un chiaro disposto normativo”, l’Agenzia delle Entrate ha compiuto solo “timidi tentativi” di elaborare le liste, i quali “erano peraltro destinati comunque a realizzare uno strumento scarsamente efficace, essendo impostati sull’utilizzo dei soli dati di identificazione del soggetto e sulla natura, tipologia, apertura, modifica e chiusura del rapporto, con esclusione quindi dei dati, certamente più pregnanti ai fini della lotta all’evasione, sulle movimentazioni e sui saldi dei rapporti finanziari. In ogni caso, nessuna lista selettiva è mai stata elaborata”.
Inoltre, l’Agenzia non ha mai predisposto neppure la relazione annuale prevista dalla legge, con la quale dovevano essere comunicati alle Camere i risultati relativi all’emersione dell’evasione. E tutto ciò è avvenuto nel silenzio del ministro dell’Economia e delle Finanza che, invece, avrebbe dovuto intervenire applicando i suoi poteri di indirizzo e vigilanza.