Tavolo pensioni, trattativa sprint


Almeno a parole, quello che si prospetta è un vero tour de force con la partenza di cinque tavoli tematici già nei primi venti giorni di febbraio, una indicazione più puntuale nella nota di aggiornamento del documento di economia e finanza di settembre e l’inserimento delle prime misure nella legge di bilancio per il 2021. È questo il percorso – gli anglofoni direbbero la road map – che la ministra del lavoro e delle politiche sociali, Nunzia Catalfo, vorrebbe imporre alle parti sociali. Un percorso complesso, dove, in qualche caso, non vi è condivisione piena neanche all’interno del sindacato, che hanno un paio di convitati di pietra: il ministero dell’economia e, soprattutto, la ragioneria generale dello Stato. La partita vera, infatti, si gioca nel confronto fra sostenibilità economica, quella predicata a via XX Settembre, e sostenibilità sociale, quella sulla quale insistono i sindacati confederali, dalla Ugl alla Cgil, passando per tutte le altre sigle dalla Cisl alla Usb. I tavoli tecnici tematici – il primo è previsto per il 3 febbraio – andranno ad approfondire una serie di questioni, dal post Quota 100, che, si ricorda, ha favorito un certo ricambio generazionale, alla pensione di garanzia per i giovani e per i precari, dal potere d’acquisto degli attuali pensionati alla non autosufficienza, dalla flessibilità all’importante capitolo della previdenza complementare, uno strumento ancora poco utilizzato nel privato e sconosciuto ai più nel pubblico.


Arcelor Mittal: i sindacati si spaccano


Mentre oggi il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, insieme a diversi ministri, si confrontava con i vertici di Arcelor Mittal (l’amministratore delegato e presidente, Lakshmi Mittal, e il direttore finanziario, Aditya Mittal) nel tentativo alquanto incerto, durato oltre tre ore, di scongiurare il peggio per l’ex Ilva e per l’Italia intera, i sindacati si sono divisi sullo sciopero. La Cisl-Fim ha annunciato alla stampa uno sciopero immediato, mentre Fiom (primo sindacato a Cornigliano già in subbuglio), Uilm (primo sindacato a Taranto), Ugl e Ubs hanno preferito sospendere ogni decisione. ArcelorMittal ha inviato una comunicazione formale alle organizzazioni sindacali dell’ex Ilva in merito alla «retrocessione dei rami di azienda unitamente al trasferimento dei relativi dipendenti», 10.777 unità, ai sensi dell’articolo 47 della legge 428 del 1990, a seguito dell’annuncio di recesso. «Sono fiducioso: la linea del governo è che gli accordi contrattuali vanno rispettati», ha detto stamattina il premier Conte. Ma è altrettanto vero che per Arcelor Mittal la protezione legale, come è scritto nell’annuncio di recesso, costituiva «un presupposto essenziale», sebbene non sia l’unica causa né giustifichi del tutto le inadempienze del piano.

Ma non c’è solo Taranto. A Genova si prospetta una manifestazione cittadina, qui i sindacati viaggiano unitari. «Genova non è disponibile in nessun modo» a pagare per i pasticci fatti dal Governo. La comunicazione di Arcelor Mittal, che di fatto segna l’avvio della procedura per il disimpegno, riguarda tutta Italia: oltre a Taranto e Genova, anche Novi Ligure, Milano, Racconigi, Paderno, Legnano, Marghera.


Cnh Industrial: Fca convince poco


Il piano di Cnh Industrial continua a non piacere ai sindacati di categoria e non convince neanche il ministero dello sviluppo economico, dove si è tenuto un tavolo di confronto. È soprattutto l’ipotesi di chiudere lo stabilimento di Pregnana Milanese a non incontrare i favori dei lavoratori, come pure l’ipotesi di trasformazione di San Mauro Torinese, che messe insieme potrebbe portare a 370 esuberi, anche se va avanti la discussione con Fim, Uilm, Ugl Metalmeccanici, Fismic e Associazione quadri.


Roma, salta il tavolo Multiservizi


Il Campidoglio ha diramato una nota con una proposta dell’Amministrazione comunale ad azienda e sindacati su Roma Multiservizi prima di informare le parti sociali. Per protesta contro questa decisione unilaterale presa senza avvertire le controparti, i rappresentanti sindacali, tranne Usb, hanno abbandonato il tavolo delle trattative convocato a seguito della paventata procedura di mobilità e licenziamento collettivo per i 3.500 lavoratori dell’azienda partecipata capitolina.


Blutec: c’è la cassa integrazione


Firmato oggi al ministero del Lavoro l’accordo di conversione della cassa integrazione per gli operai dello stabilimento Blutec di Termini Imerese, nel palermitano. Il provvedimento arriva dopo la revoca degli ammortizzatori sociali precedenti e l’inserimento dell’azienda nell’area industriale di crisi complessa. L’accordo permetterà di velocizzare la procedura di erogazione che ha bisogno adesso dell’istanza da parte dell’azienda e dell’autorizzazione definitiva da parte del ministero. Il tavolo, secondo quanto riferito dai sindacalisti Fiom, è stato ottenuto in tempi brevissimi perché è dal mese di giugno che i lavoratori non percepiscono indennità. L’accordo è importante perché permette di traghettare l’azienda verso l’amministrazione straordinaria, in particolare il sito di Termini Imerese. Sfumata giorni fa la possibilità di un concordato preventivo, per la Blutec era rimasta solo la strada dell’amministrazione straordinaria, iniziata per volontà dell’amministratore giudiziario, Giuseppe Glorioso, che ha permesso così di evitare la chiusura del gruppo dell’indotto auto.


Il piano Cnh Industrial non piace


È forte la preoccupazione delle sigle di categoria di Cisl, Uil, Ugl più Fismic e Associazioni quadri dopo l’incontro di Torino con i vertice di Fca, durante il quale la multinazionale ha annunciato quelle che sono le proprie intenzioni su Cnh Industrial. Un piano industriale che l’azienda presenta come opportunità di crescita, ma, purtroppo, fa ricadere su una parte del personale un processo di riorganizzazione al termine del quale potrebbero essere circa 330 i lavoratori in esubero. In sintesi, il piano prevede la chiusura dello stabilimento di Pregnana Milanese e la riconversione del sito di San Mauro Torinese, destinato a diventare lo snodo logistico principale di Cnh Industrial, azienda leader nella produzione di macchine agricole. Davanti alle prospettive del piano, i sindacati hanno immediatamente chiesto il coinvolgimento delle istituzioni e del ministero dello sviluppo economico, per valutare tutte le alternative alla chiusura del sito lombardo.