Politiche attive sempre in primo piano


Anche l’Emilia Romagna sul versante del rafforzamento delle politiche attive sul lavoro, un aspetto connesso al reddito di cittadinanza, ma non solo, visto che comunque il gap infrastrutturale dei centri per l’impiego finisce per penalizzare tutti i cittadini, ad iniziare da coloro che sono in cerca di una occupazione. Tre i concorsi in scadenza al 1 agosto, appena pubblicati in Gazzetta ufficiale. L’Agenzia regionale per il lavoro cerca nove specialisti, un assistente ed un dirigente esperto in politiche per il lavoro, tutti con contratto a tempo indeterminato.


Ambiente e sviluppo


di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

Oggi, nel dibattito pubblico, si sono intrecciati due temi importanti, che, in modo differente, ma complementare, hanno a che fare con il modello di sviluppo e con il tipo di futuro che intendiamo costruire per noi stessi e per le generazioni future. È stata la giornata del “Global Strike For Future”, lo sciopero generale internazionale per sensibilizzare l’opinione pubblica e i decisori politici sulle questioni ambientali ed in particolare sul cambiamento climatico. In Italia hanno manifestato migliaia di studenti, da Nord a Sud, in un evento che si è autodefinito rigorosamente apolitico. Come la giovane attivista svedese, ormai nota in tutto il mondo e candidata al Nobel, Greta Thunberg, i ragazzi hanno dichiarato di non essere interessati a solidarietà ed indignazione di facciata e di aspettarsi, invece, azioni urgenti e tangibili contro l’inquinamento. Nella stessa giornata, a Roma si è discusso di infrastrutture, appalti ed edilizia in occasione dei vertici tra il Governo, le Autonomie locali e le Parti Sociali sullo “sblocca cantieri”. L’Ugl ha richiesto al Presidente Conte ed ai Ministri Di Maio e Toninelli di avviare un vero e proprio “piano Marshall” di investimenti al fine di potenziare le nostre infrastrutture: lavoratori, amministratori e cittadini attendono che si dia il via a tutte quelle opere pubbliche necessarie alla modernizzazione ed alla messa in sicurezza del Paese. Anche snellendo il sistema degli appalti, mantenendo naturalmente la necessaria attenzione in termini di retribuzioni, sicurezza sul lavoro e legalità, ma facendo al più presto ripartire quello che è il motore dello sviluppo del Paese, dal punto di vista dell’inclusione e della connessione sociale, oltre che da quello economico ed occupazionale, considerando l’importanza del settore edilizio, sia dal lato delle imprese che dei lavoratori dipendenti, settore messo in difficoltà da una lunga crisi. Anche in questo caso, per dirimere la questione ed arrivare a soluzioni soddisfacenti, servono rapidità e concretezza. Si potrebbe pensare che i due principali temi che oggi sono stati al centro del dibattito siano antitetici: da un lato l’utopia “verde” e dall’altro la concretezza dello sviluppo. In realtà non dovrebbe essere così: in entrambi i casi, infatti, l’ostacolo è l’immobilismo e l’obiettivo è la modernità. Non solo è possibile, ma è necessario per il Paese compiere una sintesi tra le due istanze attraverso la capacità e la lungimiranza di mettere in atto un progetto di sviluppo sostenibile. L’Italia ha bisogno di questo, di una visione ad ampio spettro, che, proprio attraverso la modernizzazione delle nostre spesso obsolete infrastrutture e la messa in sicurezza del territorio italiano, altrettanto urgente, possa permettere di raggiungere obiettivi economici, occupazionali e anche ambientali e sociali.


Intesa Fincantieri-Stx France. Più che vittoria, un ‘biscotto’


di Caterina Mangia

Dall’integrazione “di Fincantieri, Naval Group ed STX France emergerà il leader mondiale nella costruzione di navi complesse ad alto valore aggiunto”. Lo ha scritto in una lettera ai dipendenti l’ad di Fincantieri, Giuseppe Bono, commentando l’accordo raggiunto ieri a Lione tra il premier italiano Paolo Gentiloni e il presidente francese Emmanuel Macron, definito dall’inquilino dell’Eliseo un’intesa “win-win”. Eppure, se si considera che a gennaio  Fincantieri aveva acquistato dai sudcoreani il 66 per cento di Stx France, mentre adesso il Gruppo controllerà un mero 50 per cento del capitale di Stx, con l’1 per cento della quota francese ‘in prestito’ all’Italia per dodici anni, per il nostro Paese più che di una vittoria si potrebbe parlare, con un gioco di parole, di un ‘Mac(a)ron’, ovvero di un ‘biscotto’ da parte del presidente francese. Gentiloni ieri ha ostentato soddisfazione, definendo il ‘deal’ raggiunto “un ottimo accordo, che consente al socio industriale di gestire e alla Francia di avere garanzie sul piano del lavoro e delle tecnologie”, aggiungendo che  con Macron “dopo qualche incomprensione abbiamo lavorato molto, molto bene assieme”: l’intesa, ha aggiunto, ha permesso di raggiungere gli obiettivi, ovvero concede “al socio industriale di gestire con il 51 per cento raggiunto con un prestito, con l’impegno a rispettare alcuni accordi sul lavoro e sui trasferimenti tecnologici presi. Il socio industriale deve poter gestire, avere la governance, e il Paese dei cantieri deve avere le garanzie che richiede. Abbiamo aggiunto questi obiettivi”. Tuttavia, già nella serata di ieri la prima querelle sottobanco, con un emissario francese che ha spiegato ai giornalisti presenti a Lione che Fincantieri detiene il 50 per cento del capitale, tralasciando quell’1 per cento in prestito al Gruppo italiano decisivo per la chiusura dell’accordo, per poi annunciare che il presidente della società “resta Laurent Castaing”, l’attuale direttore di Stx, ed essere corretto da fonti del governo italiano: secondo i termini dell’accordo,  presidente e amministratore delegato saranno nominati da Fincantieri, mentre il governo francese detiene il diritto di veto sulla scelta.
Sull’asse italo-francese rimangono poi aperti molti altri fronti: da quello riguardante la cantieristica militare, che resta ancora da affrontare, a quello della Tav, che, nonostante le vedute comuni emerse ieri tra Macron e Gentiloni, è ancora in cantiere.Resta poi aperta la partita Tim-Vivendi: nonostante il premier italiano si sia affrettato, ieri, a sottolineare che si tratta di una vicenda “molto diversa da Stx-Fincantieri”, perché “sono aziende private a cui chiediamo solo rispetto delle leggi”, la risposta del governo  sul golden power su Tim potrebbe subire l’influsso della trattativa che si è svolta ieri. Così, il taciuto scontento del governo italiano sull’accordo raggiunto ieri potrebbe tradursi in un inasprimento del ‘verdetto’.


A Roma la Terza Conferenza nazionale sulla famiglia


di Annarita D’Agostino

La famiglia come ‘pilastro’ fondamentale del nostro sistema economico e sociale: è questa l’immagine che il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, sceglie per presentare il tema della terza Conferenza nazionale sulla famiglia, inaugurata oggi in Campidoglio, a Roma. “Non si tratta solo di un omaggio retorico, un riconoscimento generico, il ruolo della famiglia è un fondamento della Repubblica”. Se questo è vero, allora il Paese si aspetta misure concrete a favore dei nuclei portanti della nostra società: “abbiamo un vantaggio temporale sul prossimo confronto sulla Legge di stabilità” ha detto Ornella Petillo, che rappresenta l’Ugl alla Conferenza, “e questo ci permette di chiedere che si mettano al centro del dibattito politiche come il quoziente familiare”.
Un invito a fare di più arriva anche dal presidente della Camera, Laura Boldrini, che avverte: “Se vogliamo uscire dal discorso retorico sulla famiglia dobbiamo partire da questo numero: 474mila, i nuovi nati. Perché i nostri figli non pensano a diventare genitori? Cosa impedisce loro di fare questo progetto? Non lo vogliono? Ritengono che la famiglia sia passata di moda?”. Purtroppo no: “Dietro questa scelta – dichiara Boldrini – non c’è la mancanza di desiderio di genitorialità, ma come si può pensare ad un progetto di coppia, ad avere un alloggio, a crescere dei figli se si vive una vita di precarietà, se si sta attaccati al telefono ad aspettare un sms per il job on call?”.
Servono più investimenti, nell’occupazione, nel welfare, nell’istruzione, nella lotta alla violenza domestica, partendo dalla consapevolezza che sono misure necessarie per creare benessere e ricchezza. Altrimenti, le tante proposte avanzate dalla Conferenza saranno sempre accantonate a causa dei soliti ‘margini finanziari ristretti’.


Fincantieri-Stx: pace fatta, pronto l’accordo


di Annarita D’Agostino

Prove di bon ton alla vigilia del vertice Italia-Francia di Lione sulla vicenda Fincantieri-Stx: dopo l’ottimismo espresso dall’Eliseo “sul fatto che ci sarà un accordo che converrà alle due parti”, oggi è Paolo Gentiloni a dichiarare che ci sono “le premesse” per “portare a un accordo che tenga conto dei nostri interessi legittimi e allo stesso tempo di quelli della Francia”. E’ dunque dato ormai per certo che proprio domani, a Lione, i due presidenti, Paolo Gentiloni ed Emmanuel Macron, annunceranno il raggiungimento dell’accordo.
Intervistato dal quotidiano francese Le Figarò, Gentiloni ha spiegato che “l’esame di una alleanza nelle costruzioni navali è ben avviata. C’è l’ambizione fondamentale dal punto di vista strategico, di costruire un grande ‘player’ globale nel settore navale. L’accordo sui cantieri è una prospettiva a breve termine. Costruire un grande polo civile e militare non è cosa che si fa in un giorno. Si lavorerà quindi con scadenze di tempi differenti”.
Il riferimento è ai diversi ‘capitoli’ nei quali si articolerebbe l’alleanza italo-francese nell’industria navalmeccanica: il primo è quello della realizzazione dell’ “Airbus dei mari”; il secondo riguarda invece la collaborazione nel settore militare, più complessa e quindi con tempistiche più lunghe. Ma già domani dovrebbero essere definiti i singoli temi e i vari dossier da affrontare.
Secondo indiscrezioni di stampa, con l’intesa Fincantieri acquisirebbe il controllo dei cantieri Stx France di Saint-Nazaire, con un pacchetto azionario superiore al 50%, in cambio di garanzie sui livelli occupazionali e della salvaguardia del know how dal rischio di trasferimento verso la Cina.
Insomma, pace è fatta e all’intesa mancano solo le firme. Con l’auspicio che il governo sappia difendere gli interessi nazionali. Sul serio.

L’altra partita: Tim-Vivendi
Sulla vicenda Tim-Vivendi è al lavoro un comitato tecnico che “a breve” elaborerà le sue conclusioni sulla ‘Golden power’, la norma che attribuisce allo Stato poteri speciali di intervento nei processi sugli assetti societari delle imprese operanti in settori strategici e d’interesse nazionale. Al momento il governo non ha ancora deciso se attivarla o meno.
La questione Tim-Vivendi, spiega Gentiloni, è “una partita tra gruppi privati. Ogni Paese ha le sue leggi e i gruppi privati le devono rispettare. E’ chiaro che né Macron né io decidiamo della televisione o delle reti di comunicazione private nell’altro Paese”.


Gli italiani vivono più a lungo Ma dopo i 75 sono ‘dolori’


di Caterina Mangia

Buone notizie per gli italiani: gli anziani nel nostro Paese vivono più a lungo rispetto ai coetanei europei e, fino ai 74 anni, si ammalano meno. Ma ecco subito la cattiva notizia: dopo i 75 anni, le condizioni di salute peggiorano rispetto alla media europea.
A descrivere questo quadro è l’Istat, che nel suo report “Anziani: le condizioni di salute in Italia e nell’Unione Europea” osserva che la speranza di vita per gli uomini nel 2015 è di 18,9 anni, mentre più ‘fortunate’ sono le donne, con 22,2 anni: entrambi i generi hanno un’aspettativa di vita più alta di un anno rispetto ai corrispettivi europei. Dal report emerge inoltre che – fino ai 74 anni – gli italiani vivono meglio, e ammalandosi di meno, rispetto ai concittadini del Vecchio Continente. I ‘dolori’ iniziano dopo i 75 anni, periodo oltre il quale gli italiani se la cavano peggio: circa un anziano su due soffre di una o più patologia grave cronica, e tra gli ultraottantenni la situazione peggiora con il 59 e il 64 per cento.
L’Istat segnala anche che, per quanto concerne la qualità della vita, ovvero la possibilità di trascorrerla in buona salute e senza limitazioni, “l’Italia è ai livelli più bassi, sia rispetto alla media dei paesi europei (Ue 28), sia rispetto agli altri grandi paesi europei, soprattutto per le donne” . Nel 2015, infatti, un uomo di 65 anni può avere l’aspettativa di vivere in buona salute per 13,7 anni, mentre un coetaneo del Regno Unito 16,1; la media europea è di 14,4 anni. Focalizzando l’attenzione sulle donne, l’Istat registra che una sessantacinquenne italiana può sperare di trascorrere 14,3 anni in salute, mentre una corrispettiva francese 19,3 e le europee, mediamente, 15, 8.
Il 37,7 per cento degli anziani intervistati, inoltre, ha riferito di aver provato dolore fisico, da moderato a molto forte, nelle quattro settimane precedenti l’intervista: il valore, simile a quello registrato in Spagna, è inferiore rispetto a quello della media Ue.
Dall’Istituto di statistica anche un dato curioso, riguardante il fatto che la laurea allungherebbe la nostra permanenza sul pianeta: un anziano laureato ha un’aspettativa di vita di circa 20 anni, chi ha la licenza elementare soltanto 17,8. La differenza è meno rilevante tra le donne, la cui speranza è rispettivamente di 22,9 e 2,6 anni.
Ad avere influsso sullo stato di salute sono anche altri fattori ambientali e comportamentali, che secondo Istat “possono condizionare in maniera specifica l’insorgenza e l’evoluzione di alcune malattie per in modo differente per i due sessi”, oltre che, come ovvio, le disuguaglianze socio-economiche.
Dal report Istat, infine, la conferma di un trend di cui gli italiani hanno ormai preso coscienza: l’effetto incrociato della riduzione della fecondità e dei progressi nella sopravvivenza hanno reso il nostro uno dei Paesi con la popolazione più anziana nel mondo.