Stellantis, si chiede chiarezza


Sindacati preoccupati per le dichiarazioni dell’amministratore delegato, Tavares

C’è preoccupazione fra le federazioni di categoria dei metalmeccanici. Con toni diversi, tutte le sigle, per tale ragione, chiedono ai vertici di Stellantis, il nuovo soggetto nato dalla aggregazione fra Fca e la francese Ds Automobiles. Se, nell’immediato, la preoccupazione maggiore è per il continuo ricorso alla cassa integrazione, cosa peraltro in parte giustificata dall’impatto che il Covid-19 sta avendo sulle immatricolazioni, a più lungo periodo, crea disagio la questione del rispetto del cronoprogramma di investimenti sugli stabilimenti italiani. Fca ha sempre assicurato la centralità del nostro Paese nel progetto, ma non tutto sembra tornare, viste anche alcune dichiarazioni dell’amministratore delegato di Stellantis, Carlos Tavares, che insiste da qualche tempo sul fatto che i costi medi di gestione degli stabilimenti italiani sono più alti di quelli francesi o spagnoli. Il timore è che tali dichiarazioni si risolvano in un taglio di personale.


Stellantis: primo incontro azienda sindacati


Un buon clima, spirito di collaborazione verso un nuovo piano industriale

Al via oggi l’incontro tra l’amministratore delegato di Stellantis Carlos Tavares ed i sindacati. Appuntamento rigorosamente in videoconferenza al quale hanno partecipato i segretari di Fim, Fiom, Uilm, Fismic, Uglm e Aqcfr, Roberto Benaglia e Ferdinando Uliano, Francesca Re David e Michele De Palma, Rocco Palombella, Roberto Di Maulo, Antonio Spera e Giovanni Serra. La riunione, che era stata richiesta dai sindacati all’indomani della fusione fra Fca e Psa, è durata circa un’ora ed iniziata con una breve introduzione di Tavares alla quale sono seguiti gli interventi dei rappresentanti sindacali. Secondo quanto riferito dai sindacati, Tavares ha assicurato che l’Italia è considerata un Paese centrale per gruppo Stellantis. Altrettanto importante per i sindacati è stato l’impegno espresso dal ceo del gruppo verso il rilancio dei brand italiani, a partire da Alfa e Maserati, al quale contribuirà senza dubbio il valore delle professionalità dei lavoratori, riconosciuta dallo stesso Tavares. Soddisfazione reciproca, tra azienda e sigle sindacali, è stata espressa per lo spirito costruttivo riscontrato già nel corso della prima riunione. La promessa più importante e significativa: voler coinvolgere le organizzazioni sindacali nella stesura del piano industriale che sarà realizzato nei prossimi mesi.


Stellantis incontra i sindacati


Stellantis incontra i sindacati

Il segnale che è arrivato è sicuramente importante, però è evidente a tutti come sia necessario che, a questo primo atto, segua un approfondimento stabilimento per stabilimento. In concomitanza con il primo giorno di quotazione del nuovo gruppo, l’amministratore delegato di Stellantis, il nuovo colosso dell’automotive nato dall’incontro fra Fca e Psa, si appresta ad incontrare i sindacati italiani. È infatti prevista una videoconferenza con i rappresentanti delle sigle di categoria Fim, Fiom, UilM, Ugl Metalmeccanici e Fismic per capire quali saranno le ricadute positive sui siti italiani. Si tratta di un passaggio decisivo alla luce del fatto che sono attualmente 55mila gli addetti negli stabilimenti italiani. Lo stabilimento che occupa più dipendenti è quello di Melfi, con 7.201 addetti; a seguire la Sevel (poco meno di 6mila addetti), Pomigliano e il Polo produttivo di Torino, in entrambi i casi sopra le 4mila unità, con Cassino a circa 3.600 addetti.


Stellantis, il giorno dell’esordio in borsa


Elkann: «Siamo molto orgogliosi»

Stellantis, il gruppo nato dalla fusione tra Fiat Chrysler Automobiles (FCA) e la francese Groupe PSA ha fatto il suo esordio oggi alla borsa di Milano e a quella di Parigi, con un prezzo di 12,76 euro per azione. Previsto per domani, invece, il via degli scambi a Wall Street. Commentando la vicenda, il presidente del gruppo automobilistico, John Elkann, ha detto: «”Siamo molto orgogliosi di essere qui oggi per il primo giorno di quotazione di Stellantis, una nuova società, un nuovo inizio, un vero traguardo storico per tutti noi che lavoriamo per Stellantis».


Da Stellantis alla polveriera dei debiti 2020


di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale UGL

Una Stellantis appena nata grazie al via libera dei rispettivi azionisti alla fusione tra i gruppi Fca e Psa, in un periodo di profonda emergenza e a fronte di un mercato, quello italiano dell’Auto, che si è chiuso nel 2020 con un -27% di immatricolazioni (pari a mezzo milione in meno di macchine), porta indubbiamente speranza ad un settore in difficoltà e agli stabilimenti italiani di Fca, stando a vedere ovviamente con il confronto tra nuovo Gruppo e sindacati i dettagli del piano industriale. Ma allo stesso tempo si è aperto davanti a noi, alla luce dei dati diffusi ieri dal Centro Studi Confindustria, un mare di debito in capo alle imprese italiane, come era peraltro prevedibile, che moltiplica le ombre sinistre sul futuro del nostro sistema produttivo. Il debito creato nell’anno appena trascorso è servito alle imprese per arginare la loro crisi di liquidità causata dal crollo dei fatturati, generato dal lockdown e dalle altre misure restrittive scelte dal Governo Conte per arginare la pandemia. I dati del Centro studi Confindustria dicono che nel 2020 il credito bancario alle imprese italiane ha registrato un vero e proprio balzo, pari al +7,4% annuo a ottobre, spinto dai prestiti emergenziali con garanzie pubbliche, arrivati oggi a circa 146 miliardi di euro. Per il Csc il peso del debito è cresciuto in misura marcata in molti settori rispetto al 2019 e allo stesso modo è cresciuto l’onere per interessi.
Siamo di fronte a livelli impressionanti di debito e per un sindacato è doveroso far squillare l’allarme, perché senza imprese e senza investimenti non c’è lavoro. Non prendiamocela solo con pandemia, come se tutto ciò che è accaduto fosse stato una conseguenza inevitabile. Al contrario di quanto avvenuto in altri Paesi europei, il nostro Governo ha incentivato il ricorso al debito, invece di prevedere cospicui finanziamenti a fondo perduto a favore delle aziende che ora si trovano strette nella morsa dei pagamenti. La situazione appare ancora più preoccupante considerate le nuove norme europee in materia di identificazione di posizione in default e di crediti deteriorati.
È inutile nasconderlo, siamo seduti su una polveriera pronta a saltare, con ripercussioni occupazionali devastanti se non si adottano misure tempestive. In primis occorre un prolungamento del periodo di rimborso, in particolare per quanto riguarda i debiti di emergenza contratti nel 2020. Occorre altresì intervenire implementando l’erogazione di liquidità per dare ossigeno all’intero tessuto produttivo ormai in ginocchio, riducendo un carico fiscale insostenibile al fine di supportare la crescita e la patrimonializzazione, salvaguardando così al contempo i posti di lavoro.


Elkann: «Con Stellantis Manley alla guida delle Americhe»


Il presidente di Fiat Chrystler Automobilies, John Elkann, ha annunciato che una volta completata la fusione di FCA e PSA in Stellantis, il gruppo chiederà all’attuale amministratore delegato di FCA, Mike Manley, di guidare il segmento delle Americhe. «E’ con immenso piacere – si legge in una nota – che vi annuncio che una volta completata la fusione, speriamo presto nel prossimo anno, a Mike sarà chiesto di assumere il ruolo di Head of Americas, lavorando al fianco di Carlos Tavares».