Pesano le dimissioni di Di Maio sulla Borsa


Sin dalle prime ore di questa mattina le indiscrezioni riguardanti le dimissioni di Luigi Di Maio da capo politico del Movimento 5 Stelle hanno creato alcuni scossoni: lo spread ha registrato un impennata di sette punti rispetto alla chiusura dei mercati di ieri, salendo a intorno ai 170 punti. Piazza Affari, dopo un’apertura in positivo, ha poi ripiegato risultando a metà seduta la peggiore borsa in Europa. Intorno all’ora di pranzo le altre piazze viaggiavano vicine alla parità, confermando un attenuazione dei timori per il virus cinese.


Guerra commerciale: nuovo atto


Sono entrati in vigore i nuovi dazi statunitensi su 3.800 prodotti cinesi importati negli USA, tassati ora 15%. Pronta la risposta di Pechino che ha introdotto tariffe del 5 e del 10% su una lista di 5.078 prodotti importati dagli Stati Uniti.

Nonostante queste tensioni, a metà seduta Piazza Affari si è mostrata in territorio positivo, confermando l’andamento osservato già all’avvio degli scambi. Con il segno “più” anche gli altri listini europei, con Londra in vetta. Spread in discesa: viaggia intorno ai 165 punti.


Spread, Tria: «Nervosismo dei mercati ingiustificato»


«Ingiustificato». Il ministro dell’Economia Giovanni Tria ha commentato così l’aumento dello spread registrato nelle ultime ore: il differenziale tra il rendimento del Btp a 10 e il rendimento del Bund di pari scadenza ha superato la soglia dei 290 punti, ai massimi dal dicembre scorso. Secondo Tria, «il nervosismo dei mercati, che si legge nelle oscillazioni dello spread, è ingiustificato ma comprensibile alla vigilia di queste importanti elezioni europee». A dirsi tranquillo è stato anche il ministro dell’Interno e vice premier Matteo Salvini: «Prima viene il diritto al lavoro, alla vita e alla salute degli italiani», ha replicato a chi gli chiedeva un commento sull’andamento dello spread, in occasione dell’assemblea di Rete Imprese Italia. Secondo alcuni istituti di credito, sono state proprio alcune dichiarazioni del titolare del Viminale ha far salire lo spread: ieri Salvini aveva definito «doveroso» lo sforamento dei parametri Ue su deficit e debito per dimezzare l’occupazione. Un punto di vista ribadito anche oggi: «Se una cosa è giusta, va fatta». «Ho due figli, non mi interessa guadagnare consenso alle elezioni europee per poi lasciare una landa desolata, a me interessa ambire a un tasso di disoccupazione che non sia del 10,2%».