Esa, Aschbacher sarà il prossimo direttore generale


Josef Aschbacher, nato nel 1962 in Austria, sarà il prossimo direttore generale dell’Esa, l’Agenzia spaziale europea. Resterà in carica per quattro anni. A nominarlo è stato il Consiglio dell’Esa, che ha così scelto il sostituto di Jan Worner, il cui mandato d’ufficio termina il 30 giugno 2021. Aschbacher è attualmente Direttore dei Programmi di Osservazione della Terra dell’Esa e capo dal 2016 dell’Esrin, il centro Esa vicino Roma per l’Osservazione della Terra.


Spazio, la missione lunare cinese è stata un successo


La sonda ha trasportato sulla Terra frammenti di roccia lunare

La missione della sonda cinese Chang’e 5 è stata un successo: nelle scorse ore, quando in Italia era mercoledì pomeriggio, la sonda è atterrata nella Mongolia interna centrale, una remota regione della Cina settentrionale, con a bordo circa due chilogrammi di frammenti lunari. Per la prima volta, dopo 44 anni, un Paese è riuscito a trasportarli sulla Terra: l’ultima a riuscirci è stata l’Unione sovietica ed era il 1976. Nel corso di questa missione spaziale, la Cina è riuscita in un’impresa che non era mai riuscita a nessun altro: l’aggancio automatico nell’orbita lunare tra due veicoli robotici, la capsula che ha raccolto i campioni sulla Luna e la sonda madre che l’attendeva in orbita. La missione è iniziata lo scorso 23 novembre dal Centro spaziale di Wenchang sull’isola di Hainan, nella Cina meridionale, con il lancio della sonda, spedita in orbita da un razzo Lunga Marcia 5, il lanciatore più potente finora sviluppato dalla Cina. «La comunità scientifica internazionale celebra il successo Chang’e 5. Questi campioni aiuteranno a rivelare i segreti del nostro sistema Terra-Luna e ad acquisire nuove informazioni sulla storia del sistema solare», ha commentato su Twitter il capo della direzione della missione scientifica della Nasa, Thomas Zurbuchen. La Cina non intende fermarsi a questo successo, però: l’agenzia spaziale cinese punta a mandare un equipaggio di astronauti sulla Luna entro il 2030.

 


Spazio, pubblicata la nuova mappa della Via Lattea


È molto più accurata delle precedenti

Fino ad oggi, non era stato mai pubblicato un censimento così completo della Via Lattea, la galassia a cui appartiene il nostro sistema solare. Complessivamente, il catalogo dell’EDR3 – l’Early Data Release 3 – della missione Gaia dell’ESA, l’Agenzia spaziale europea, comprende un miliardo e ottocento undici milioni, settecento novemila settecento settantuno (1.811.709.771) stelle. Un numero impressionante. Ma non è soltanto questo numero a renderlo il miglior catalogo astrometrico e fotometrico stellare di sempre. Oltre alla loro posizione, però, il catalogo comprende anche molte altre informazioni: misure delle distanze, dei movimenti celesti, della luminosità e colore. Il catalogo è stato diffuso oggi in una serie di articoli pubblicati sulla rivista Astronomy & Astrophysics. I nuovi dati sostituiscono quelli contenuti nell’ultimo catalogo elaborato sempre da Gaia, che risale al 2018, e che, per quanto precisi, erano comunque meno accurati. Gli ultimi dati, infatti, hanno una precisione ancora più elevata (del 30% sulle distanze e del 50% sui moti stellari) e offrono un campionamento più omogeneo del cielo. Un risultato ottenuto in oltre un anno di osservazioni aggiuntive e a una forte riduzione degli effetti sistematici. Oltre a pubblicare l’EDR3, i ricercatori hanno dato appuntamento al 2022, anno in cui verrà pubblicato un nuovo catalogo, con diversi dati aggiuntivi, tra cui la classificazione dei sistemi binari di stelle, e un catalogo esteso di asteroidi nel Sistema solare.


Spazio, avvenuto con successo l’ultimo lancio di SpaceX


SpaceX, la compagnia spaziale di Elon Musk, ha trasportato quattro astronauti in orbita. Nelle prossime ore, raggiungeranno la Stazione spaziale internazionale: l’arrivo è previsto per le 5 del mattino (ora italiana) di martedì. Il lancio è avvenuto, con successo, alle 19:27 di domenica, ora locale, a Cape Canaveral, in Florida. Si tratta del secondo lancio dal suolo statunitense, con a bordo esseri umani, dal 2011, anno in cui la Nasa ha chiuso il programma spaziale degli Shuttle.

 


Spazio, pubblicato il piano della Nasa per portare l’uomo sulla Luna


La missione costerà 28 miliardi e si concluderà nel 2024

È stato pubblicato dalla NASA “Artemis Plan”, il piano per portare l’uomo sulla Luna entro il 2024. Una missione su cui l’amministrazione Trump punta moltissimo per «ristabilire la leadership americana nello Spazio», ha detto il vice-presidente statunitense, Mike Pence. La road map è chiara – un volo di prova senza equipaggio, nel novembre 2021, una seconda missione nel 2023 che porterà gli astronauti intorno alla Luna senza atterrare e infine l’ultima missione che porterà un uomo e una donna sul suolo lunare nel 2024 –, così come il costo complessivo della missione: 28 miliardi di dollari. Per centrare l’obiettivo finale (un allunaggio nel 2024) il Congresso dovrebbe approvare uno stanziamento da 3,2 miliardi entro Natale. Le elezioni presidenziali del 3 novembre, però, rappresentano un’incognita. Secondo il piano della NASA, l’equipaggio partirà con una capsula Orion e il nuovo sistema di lancio Sls, Space Launch System, e una volta raggiunta l’orbita lunare si trasferirà in un lander costruito da un’azienda privata – tre le imprese in gara, tra cui la Blue Origin di Jeff Bezos e la Space X di Elon Musk – che porterà i cosmonauti sulla Luna. A differenza delle missioni degli anni Sessanta-Settanta, molte cose sono cambiate, dalla tecnologia alle conoscenze dell’uomo sulla Luna. «Durante l’era Apollo, pensavamo che la Luna fosse arida. Ora sappiamo che c’è molta acqua ghiacciata e sappiamo che questa si trova al Polo Sud», ha detto l’amministratore della NASA, Jim Bridenstine, aggiungendo che quella sarà la destinazione della missione. Gli astronauti staranno sulla Luna per una settimana.

 


Astronomia, scoperto un lampo veloce che si ripete


Il Canadian Hydrogen Intensity Mapping Experiment – un radiotelescopio costruito nella Columbia Britannica, in Canada – ha individuato diciannove di nuovi lampi radio veloci (FRB). Si tratta di impulsi radio ad alta energia provenienti dall’esterno della nostra galassia. Alcuni di questi FRB provengono dalla stessa porzione di cielo, una cosa che non accade molto raramente. Adesso la domanda a cui gli astronomi cercheranno di dare una risposta è la seguente: esistono lampi radio veloci che si ripetono e quelli sporadici? Difficile dirlo, adesso. La scoperta di due soli FRB che si ripetono non è sufficiente. Purtroppo. È ancora possibile anche che altri lampi radio veloci intercettati si ripetano, ma potrebbero esserci sfuggiti. E ancora: cosa produce un FRB? La maggioranza degli astronomi sostiene che siano prodotti da oggetti spaziali estremamente densi – un buco nero, ad esempio –, o dalle magnetar, stelle di neutroni che possiedono un potentissimo campo magnetico, miliardi di volte più grande di quello della Terra. Ma c’è anche un’ipotesi molto affascinante, seppure altamente improbabile: è possibile che i lampi siano generati da civiltà aliene. Percorrendo distanze siderali per raggiungere la nostra terra, gli FRB incontrano sul loro percorso la materia che si trova tra le galassie. Analizzando la struttura delle onde radio, gli astronomi possono ricostruire che cosa abbiano incontrato nel loro viaggio interstellare, ottenendo nuovi indizi su come è strutturato lo Spazio intergalattico.