Puidgemont e Comin oggi al Parlamento europeo


I leader catalani Carles Puidgemont e Toni Comin hanno fatto oggi il loro ingresso al Parlamento europeo a Bruxelles dove hanno ricevuto un badge provvisorio da deputati valido per la giornata. I due erano stati eletti alle europee di maggio, ma le autorità spagnole ne avevano bloccato la proclamazione. Dal 6 gennaio potranno ritornare e ricevere il badge definitivo


Anche in Spagna cresce l’onda sovranista


di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

Le elezioni in Spagna segnano un trionfo per la destra di Vox. La formazione, fondata nel 2013 e che fino a pochi mesi fa non era neanche presente nel Parlamento spagnolo, già aveva ottenuto un risultato storico lo scorso aprile, passando da percentuali inferiori all’1% a un corposo 10, % dei consensi, vedendosi assegnati 24 seggi alla Camera dei Deputati. Ora, però, con le nuove elezioni è arrivata addirittura a conquistare il 15% dei voti, 52 seggi alla Camera e due al Senato. La vittoria clamorosa di Vox rende il quadro politico spagnolo ancora più complesso. Dalle elezioni non è, infatti, emersa nessuna maggioranza parlamentare: da un lato la sinistra, che pensava di rinsaldare la propria posizione, è calata – perdono consensi sia il Psoe che Podemos – e anche tutta unita, con 158 seggi, sarebbe molto lontana dalla soglia di deputati necessaria per formare un governo pari a 176 seggi. Dall’altra parte, un’eventuale alleanza di centrodestra tra il Partito popolare, in risalita, Ciudadanos, che invece sta implodendo, e la stessa Vox, arriverebbe a 150 seggi. Vedremo come evolverà la situazione e se il leader socialista Sanchez riuscirà a tornare al governo con una coalizione di sinistra, trattando, cosa tutt’altro che semplice, con Podemos e con gli indipendentisti, o se dovrà invece rivolgersi ai popolari per tentare la carta di una “grosse koalition” in stile tedesco. Una possibilità, quest’ultima, del tutto inedita per la Spagna dove fino ad ora c’è sempre stata un’alternanza fra i due grandi partiti di centro e di sinistra. Certo, ogni situazione nazionale è differente dalle altre e senz’altro pesa sulle elezioni spagnole la questione catalana, ma il dato più evidente, che emerge anche da queste elezioni spagnole, è la crisi dei partiti tradizionali e il rafforzarsi di un nuovo e forte sentimento sovranista, come sta accadendo in molti altri Stati europei. Evidentemente quindi, oltre le peculiarità nazionali, in Spagna come nel resto d’Europa ci sono problemi simili e per risolverli, a fronte anche dei fallimenti dei partiti “di sistema”, la nuova proposta della destra sembra sempre più convincente. Ma la politica tradizionale resta sorda. L’unica reazione rispetto a questo mutamento in atto sembra quella di creare una sorta di “cordone sanitario” antisovranista, fatto di demonizzazione ed esclusione dell’avversario. Ciò che si fa fatica a riscontrare è la volontà di comprendere le ragioni non tanto e non solo dei partiti di destra, ma anche e soprattutto dei loro sempre più numerosi elettori. Per correggere il tiro rispetto a politiche evidentemente fallimentari nella gestione della questione migratoria, nella tutela dell’identità culturale europea, nella difesa dell’economia e del tenore di vita delle classi medie e popolari di fronte all’impatto della globalizzazione, solo per citare i temi più importanti.


Spagna, Deliveroo condannata sui rider


Una questione di contributi evasi riporta in primo piano la vicenda dei rider. Un giudice del lavoro di Madrid, su esposto del locale Ispettorato del lavoro, ha condannato Deliveroo per frode, in quanto non ha inquadrato come dipendenti i suoi 537 addetti alle consegne a domicilio. Come nel nostro Paese, anche in Spagna i rider sono spesso inquadrati come collaboratori, una cosa che la sentenza appena emessa contesta. Deliveroo, però, non si arrende ed annuncia ricorso contro la sentenza.


Spagna, Pil in crescita nel terzo trimestre


Nel terzo trimestre 2018 il Prodotto interno lordo spagnolo è cresciuto dello 0,6% su base trimestrale, un dato in linea con l’incremento registrato al termine del secondo trimestre. Lo rende noto l’INE – l’istituto nazionale di statistica spagnolo –, diffondendo i dati definitivi. Rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, la crescita è stata del 2,4%. Seppure in calo (-0,3% su base trimestrale) rimane consistente il contributo offerto dalla domanda interna (2,8%).


Questione migranti: una sfida che riguarda tutti, nessuno escluso


di Claudia Tarantino

Finalmente il Governo sembra essersi reso conto che per bloccare l’enorme flusso di immigrati verso l’Italia occorre fare accordi con i Paesi di partenza, come d’altronde sostenuto da tempo dall’Ugl e come dimostrano i primi risultati della cooperazione tra Italia e Libia sui flussi migratori.

Se, infatti, il premier Gentiloni, ha potuto portare all’Eliseo, al vertice tra Francia, Germania, Italia e Spagna, allargato ai leader di Libia, Niger e Ciad, un “perfetto esempio” di come andrebbe gestita l’emergenza immigrazione, è proprio grazie ad un nuovo approccio alla questione, che vede i Paesi europei impegnati a “sostenere lo sviluppo in Africa”, ad accrescere la “capacità di controllo delle frontiere” e a “mettere in crisi il modello di business dei trafficanti”.

Dal summit francese, se non altro, è emersa la volontà comune di una maggiore cooperazione per gestire i flussi e contrastare la lotta al traffico degli esseri umani.

Anche se nelle dichiarazioni dei leader presenti sono state ripetute continuamente parole come ‘cooperazione’, ‘collaborazione’, ‘condivisione degli sforzi’, ‘strategia comune’, è stato il commento della leader tedesca ad essere quanto mai calzante: “Visto che non c’è solidarietà reale, – ha affermato la Merkel – dobbiamo trovare nuove soluzioni”.

Il nodo della questione, infatti, resta quello della revisione degli accordi di Dublino che prevedono la permanenza dei migranti nei Paesi in cui sbarcano in attesa della verifica dello status di rifugiato.
Un sistema che finora ha mostrato tutti i suoi limiti, soprattutto per il nostro Paese che è, insieme alla Grecia, quello maggiormente interessato dagli sbarchi e, quindi, messo in condizioni critiche dall’eccessiva presenza di migranti, tanto da non essere più in grado di gestirli adeguatamente.

La stessa Merkel ha ammesso che il ‘sistema Dublino’ “non offre soluzioni soddisfacenti”, in quanto “i Paesi cosiddetti d’arrivo sono sfavoriti” ma, al di là dei commenti e degli apprezzamenti al lavoro svolto dall’Italia, è arrivato il momento che la Ue trovi una via per ridistribuire il peso dell’arrivo dei migranti in tutti i Paesi.

Insomma, la questione dei migranti è una sfida che riguarda tutti, nessuno escluso.

Il compito del Governo, quindi, resta quello di riuscire a raggiungere un accordo a livello comunitario affinché gli altri Stati membri siano partecipi nella relocation dei migranti, altrimenti si rischia che il numero degli sbarchi divenga insostenibile e che tutte le problematiche connesse all’immigrazione restino irrisolte.


Incendi, Italia prima in Ue per numero di roghi


di Claudia Tarantino

Secondo lo studio ‘Incendi boschivi in Europa, Medio Oriente e Africa del nord’ del Joint research center europeo, “circa l’85% del totale delle aree che finiscono in fumo in Europa si trova in cinque Paesi della fascia del Mediterraneo: Francia, Grecia, Italia, Portogallo e Spagna” e, se si considerano tutti gli ettari boschivi andati in fumo tra il 1980 ed il 2015 nei cinque Stati, “si arriva a un totale di oltre 16 milioni di ettari nei 35 anni”.

E nella classifica dei Paesi più colpiti dagli incendi, il nostro è al secondo posto, con 3,852 milioni di ettari bruciati, subito dopo la Spagna che guida la classifica con 5,925 milioni, e prima di Portogallo (3,812 milioni), Grecia (1,635 milioni) e Francia (896.216).

A ben vedere la mappa del Centro di coordinamento per la risposta all’emergenza della Commissione europea, però, “con 371 roghi, l’Italia, nell’estate 2017, è il primo Paese in Europa per numero di incendi boschivi, e con 72.039 ettari andati in fumo è seconda solo al Portogallo (115.323 ettari) per estensione bruciata”.

Per fortuna, vista la gravità e l’estensione degli incendi che stanno interessando il nostro Paese in questa lunga e torrida estate, il meccanismo di Protezione Civile Europeo sembra funzionare e così la Protezione Civile Italiana, comunque riconosciuta all’avanguardia in questo settore, ha potuto ricorrere per la seconda volta in poco tempo alla ‘solidarietà europea’, chiedendo cioè ad altri Stati membri un supporto per fronteggiare i 18 incendi ancora attivi in Italia ed intervenire nelle zone più a rischio, che sono in Lazio, in Sicilia e in Calabria.

Per farsi un’idea della ‘dimensione’ di questo disastro che si sta portando via il nostro patrimonio boschivo, oltre agli irrimediabili danni provocati negli ecosistemi naturali delle zone tra le più belle della nostra Penisola, basta confrontare i dati con la Spagna, dove gli incendi sono stati ‘solo’ 43 e hanno incenerito 19.666 ettari, o con la Francia: 22 incendi per 9.585 ettari bruciati.

A supporto dell’Italia, oltre al Sistema informativo di allerta sugli incendi nelle foreste europee (Effis) che evidenzia i focolai più estesi e pericolosi, è al lavoro anche il sistema europeo di mappatura satellitare Copernicus, per valutare la gravità dei danni.

Purtroppo, come evidenziato anche da Coldiretti, il mese di luglio è stato “bollente, con temperature massime che sono risultate superiori di 1,2 gradi la media di riferimento” e con “precipitazioni in calo del 42%”. Questo ha creato “un mix esplosivo che aggrava la siccità nei campi e alimenta gli incendi, anche provocati dai piromani”.

Stando a un altro studio del Joint research center europeo, “la situazione andrà peggiorando”. Entro fine secolo, infatti, “la salute di 2 europei su tre (pari a 351 milioni di persone) sarà messa a rischio da disastri climatici (in primis le ondate di calore) e il numero di decessi dovuti al clima aumenterà di 50 volte passando da 3000 morti l’anno nel periodo tra il 1981 e il 2010 a 152.000 morti l’anno attesi per il periodo 2071-2100”. Anche in questo caso, come per la diffusione degli incendi, “i più colpiti saranno gli abitanti dei Paesi dell’Europa Meridionale”.

Sfortunatamente, questa previsione sembra piuttosto realistica. Basti considerare, infatti, che gli ingenti danni provocati da siccità, nubifragi e incendi alle coltivazioni e agli allevamenti sta già mettendo in crisi numerose colture su cui si fonda l’economia del nostro Paese, come cereali, ortaggi e legumi, e che rispondono al nostro fabbisogno alimentare.

Visto che siccità e piromani non sono gli unici responsabili di questa grave situazione, sarebbe quindi il caso che il Governo non si limitasse a riconoscere lo stato di calamità naturale, come ha appena fatto anche per la crisi idrica della Capitale, ma disponesse degli investimenti seri per la prevenzione e, soprattutto, per contrastare gli sprechi che sono all’origine di tanti problemi.