Nell’azienda chimica Sasol parte l’esperimento “forworking”

Forworking, dove for sta per flessibilità, obiettivo, risultati

Un rapporto di lavoro dipendente, ma completamente slegato dai canoni classici, senza necessità di presenza in sede neanche settimanale o mensile, senza orari ai quali legare la propria connessione in remoto, ma neanche diritto alla disconnessione. Unico vincolo il rispetto degli obiettivi lavorativi concordati tra azienda e lavoratore. Una dematerializzazione non solo dei luoghi, ma anche dei tempi di lavoro. Questo ulteriore superamento degli schemi che dividono lavoro dipendente e autonomo si realizzerà nel nostro Paese in un progetto sperimentale avviato dalla multinazionale del settore chimico Sasol, che in Italia conta circa 600 dipendenti in totale, nelle sedi di Milano, Lodi, Augusta e Cagliari. Il progetto, concordato coi sindacati lo scorso luglio, diverrà operativo il prossimo maggio e coinvolgerà solo una parte dei lavoratori della sede amministrativa di Milano per un periodo di sei mesi, al termine dei quali ne saranno valutati i risultati. Si chiamerà “forworking” dove for sta per “flessibilità, obiettivo, risultati”. Non collaborazione, neanche telelavoro né lavoro agile, ma, così dicono alla Sasol, un «moderno rapporto di lavoro subordinato: il lavoro verrà misurato solo sugli obiettivi concordati, sui quali però è prevista anche una revisione periodica, perché magari potrebbero risultare troppo gravosi da raggiungere nel tempo stabilito». Una nuova frontiera, da valutare con attenzione per salvaguardare diritti e tutele del lavoro.

Lavoro agile, crescono i distinguo

Ci si interroga sullo strumento che ha svolto un ruolo centrale con il Covid-19

Non proprio voci critiche, ma, sicuramente, segnali che arrivano della necessità di regolarizzare l’uso dello smart working nei luoghi di lavoro, superando, così, la gestione emergenziale dell’ultimo anno. Dopo le riflessioni del ministro della funzione pubblica, Renato Brunetta, che ha esplicitamente detto di voler collegare il lavoro agile alla produttività per i dipendenti pubblici, anche dal mondo bancario ci si interroga su come regolamentarne l’uso, considerando peraltro le enormi difficoltà che i cittadini hanno incontrato negli ultimi dodici mesi ad accedere ai servizi in presenza. Al momento, il lavoro agile, anche in seguito alle indicazioni contenute nel protocollo condiviso in materia di salute e sicurezza, finalizzato al contenimento della diffusione del Covid-19, appena aggiornato dalle parti sociali e dal governo, continua ad essere fortemente consigliato in tutti quei casi in cui la presenza del lavoratore non è irrinunciabile.

Lavoro agile, è rivoluzione

Molte aziende anticipano i Ccnl e premiano la produttività e non la presenza

Si annuncia una rivoluzione nel mondo del lavoro. Sindacati e associazioni datoriali saranno chiamati presto a confrontarsi con quanto sta succedendo nelle maggiori aziende e che presto potrebbe estendersi anche alla pubblica amministrazione. Fastweb, ma anche altre imprese non solo delle telecomunicazioni, ha già ritirato a circa 2.700 dipendenti il cartellino con il quale erano soliti timbrare all’inizio del turno di lavoro. Ciò comporta il passaggio da una concezione del lavoro meramente oraria ad una per obiettivi in anticipo rispetto anche ai contenuti dei contratti collettivi nazionali di riferimenti, improntati proprio sulla paga oraria. Il tema, inevitabilmente, è destinato ad entrare anche sul tavolo di confronto del neo ministro Andrea Orlando che, dopo aver ascoltato i leader di Cgil, Cisl e Uil, ha fatto altrettanto che i numeri uno di Ugl e delle associazioni datoriali, ad iniziare da Confindustria e scendendo a tutte le altre.

Smart working, è pasticcio normativo

Prorogato il lavoro agile, ma non la scadenza di presentazione dei Pola

L’allarme è arrivato alle federazioni di categoria del lavoro pubblico, a partire dalla Ugl Autonomie che ha evidenziato una possibile falla normativa. La ministra della funzione pubblica, Fabiana Dadone, ha provveduto, infatti, ad allineare la procedura semplifica di accesso al lavoro agile con l’attuale scadenza dello stato di emergenza, vale a dire aprile. Il problema, però, è che tutte le amministrazioni pubbliche erano tenute a definire i cosiddetti Pola, i piani organizzativi del lavoro agile, entro il 31 gennaio. Trattandosi di una norma di legge, in assenza di un rinvio esplicito, il termine rimane, con tutto quello che ne consegue anche sotto il profilo della valutazione della performance del dirigente che non ha ottemperato all’obbligo. Insomma, un vero e proprio pasticcio normativo che, fermo restando la procedura semplificata, potrebbe portare all’applicazione delle percentuali previste dalla legge in luogo di quelle definite con il Pola.

Lavoro agile, si apre un nuovo fronte nell’esecutivo

In attesa dei Pola, Movimento 5 Stelle e Partito democratico si dividono

Poche settimane e le pubbliche amministrazioni dovranno dotarsi dei cosiddetti Pola, vale a dire i piani operativi per il lavoro agile, ma non mancano i punti di scontro che ora si estendono anche al lavoro privato. Come noto, nonostante la generale impreparazione – è sufficiente ricordare come nell’agenda digitale nazionale, aggiornata appena a marzo del 2020, quindi alla vigilia del primo durissimo lockdown da Covid-19 non vi è traccia di smart working – la nostra pubblica amministrazione ha abbracciato con entusiasmo la nuova esperienza, riuscendo però soltanto in alcuni casi a coniugare le diverse esigenze, dal contenimento dei contagi alla erogazione dei servizi essenziali. Questa difficoltà è emersa in tutta la sua evidenza soprattutto negli enti locali, già alle prese con una forte contrazione del personale dipendente, e nell’Inps, dove si è scatenata la tempesta perfetta, con larga parte del personale in smart working e un carico di lavoro senza precedenti. intanto, mentre i sindacati continuano a chiedere un confronto più strutturato – finora le ministre Fabiana Dadone, funzione pubblica, e Nunzia Catalfo, lavoro, hanno convocato le sigle confederali, dalla Cgil alla Ugl, in maniera spot -, sembra emergere uno scontro pure in seno al governo. Il Movimento 5 Stelle, infatti, starebbe spingendo per una legge in materia di lavoro, mentre il Partito democratico vorrebbe lasciare spazio alla contrattazione collettiva.

Poste, accordo sul lavoro agile

Firmato da Cgil, Cisl, Uil e Ugl: riconosciuti finalmente anche i buoni pasto

Un accordo sicuramente complesso, ma che potrebbe segnare la rotta per tante altre aziende, visto i soggetti coinvolti. È stato infatti sottoscritto un importante protocollo fra le federazioni di categoria di Cgil, Cisl, Uil e Ugl e Poste Italiane per la regolamentazione dello smart working. Era ormai diverso tempo che le parti si incontravano; finora, però, non si era raggiunta la famosa quadra. L’intesa sul lavoro agile resterà in vigore almeno per tutto il 2021, con una prospettiva che va quindi ben oltre gli attuali confini dello stato di emergenza. L’accordo collettivo prevede la garanzia della parità di trattamento economico e normativo fra chi lavora in sede e per chi opera da remoto. Soprattutto, l’intesa supera quel malinteso che ha portato milioni di lavoratori, ad iniziare dal pubblico impiego, a non percepire o a percepire in maniera molto ridotta i buoni pasto: i ticket saranno riconosciuti per ogni servizio quotidiano in lavoro agile.