Forze armate, si cerca la quadra sul diritto di associazione sindacale


Questa volta potrebbe essere quella buona, dopo che il tema, come una sorta di fiume carsico, si è affacciato nelle ultime legislature più volte, anche perché pende, come una spada di Damocle, un recente pronunciamento della Corte costituzionale. La questione è quella della possibilità di costituire delle associazioni sindacali all’interno delle Forze armate e dei corpi di polizia ad ordinamento militare; in altre parole, i sindacati nell’esercito, nella aeronautica, nella marina, nei carabinieri e nella finanza. Una rivoluzione attesa e sollecitata da tempo, anche sulla scorta delle aperture avvenute nella polizia di Stato, con la differenza importante che quest’ultima è smilitarizzata. La presentazione di due proposte di legge, una targata Movimento 5 stelle e l’altra Forza Italia, è stata l’occasione per la Commissione difesa della Camera dei deputati per ascoltare, fra gli altri, anche il parere di Cgil, Cisl, Uil ed Ugl, tutte d’accordo nella necessità di aprire al sindacato nelle Forze armate. Chiaramente, vista la delicatezza del servizio prestato, il diritto di attività sindacale deve essere bilanciato con una serie di regole, volte ad assicurare la neutralità e il ruolo comunque super partes delle forze militari. Attenzione quindi ad alcune tematiche, come il diritto di sciopero e quale tipo di relazione debba esserci fra i sindacati dei militari e quelli dei lavoratori di altri settori o comparti.


Congresso Cgil


Dopo le scintille delle scorse settimane, in casa Cgil sembra sia tornato il sereno. I due contendenti, Maurizio Landini e Vincenzo Colla, hanno infatti raggiunto una intesa, evitando così una conta che avrebbe esposto il sindacato ad un rischio spaccatura molto forte. Il 18 Congresso confederale nella giornata di oggi eleggerà i componenti all’Assemblea generale dalla quale uscirà fuori il nome dell’erede di Susanna Camusso, che, a questo punto, sarà Landini con lo stesso Colla nel ruolo di vice.


Cgil, lo scontro finale è sui nomi di Landini e Colla


Le cronache delle ultime settimane ci hanno restituito una Cgil che si interroga su sé stessa. Dopo una lunga attesa, è arrivato il momento di mettere sul tavolo tutte le carte. Il 22, a Bari, si apre infatti il Congresso confederale del sindacato italiano con più iscritti. In queste settimane, durante i congressi preparatori sul territorio si sono scontrati con poche esclusioni di colpi Maurizio Landini e Vincenzo Colla, uno scontro sulle persone e non sui programmi, visto che sono gli stessi per entrambi. Landini è già molto conosciuto al grande pubblico, soprattutto per la sua militanza all’interno della Fiom, la federazione di categoria dei metalmeccanici. Nonostante sia il candidato indicato dalla segreteria uscente, Susanna Camusso, non avrebbe una maggioranza così scacchiante. Fonti interne, riportate dagli organi di stampa, lo segnalano intorno al 60% dei delegati. Numeri che però sono contestati dal suo antagonista, Vincenzo Colla, ex segretario regionale dell’Emilia Romagna, il quale anzi si dice in vantaggio di una cinquantina di delegati. Insomma si annunciano giorni di tensione, a meno che all’ultimo i due candidati non raggiungano un accordo fra loro per evitare una conta. Lo Statuto della Cgil non prevede che sia direttamente il Congresso ad eleggere il segretario generale. I delegati al Congresso si limiteranno, infatti, ad eleggere l’Assemblea generale che a sua volta eleggerà il nuovo numero del sindacato.


Congresso Cgil


L’erede di Susanna Camusso alla guida della Cgil sarà scelto nel corso del congresso confederale che si terrà fra il 22 e il 25 gennaio prossimi a Bari. A contendersi la guida del sindacato sono, al momento, in due: Maurizio Landini, già segretario della Fiom, i metalmeccanici della Cgil, ed attuale segretario confederale, e Vincenzo Colla, anch’egli segretario confederale e già alla guida per l’organizzazione sindacale dell’Emilia Romagna. Landini appare ad oggi favorito nella corsa.


Ericsson, contro i tagli lo sciopero


Contro i tagli annunciati dall’azienda, scatta lo sciopero compatto dei sindacati. Le federazioni di categoria di Cgil, Cisl, Uil ed Ugl hanno proclamato due ore di stop il prossimo 15 novembre di tutti i dipendenti di Ericsson. Si tratta di una vicenda che ha radici lontane. Dopo il tagli di personale del 2013, l’azienda sembrava essersi rimessa in carreggiata, grazie anche ai lavoratori, i quali però oggi si vedono duramente colpiti dalla disdetta dei contratti collettivi aziendali. A conti fatti, ad essere tagliate sono tutte le voci, dai rimborsi chilometrici a quelli per le trasferte, dalle ferie ai tickets, per finire alla quattordicesima mensilità. Un danno quantificabile in almeno duemila euro per dipendente, cosa inaccettabile per i sindacati.

Rider, accordo ancora lontano


Nulla di fatto al tavolo tecnico – presenti Cgil, Cisl, Uil, Ugl e Cisal per il sindacato, le associazioni datoriali, i rappresentanti dei comitati dei lavoratori sorti sul territorio e le principali aziende del settore – che si sta tenendo al Ministero dello sviluppo economico per cercare di normare i servizi offerti dai rider, i ciclo-fattorini che consegnano pasti a domicilio. Le posizioni al tavolo appaiono oggi ancora distanti, per cui non è facile indicare al momento una data entro la quale la vertenza potrebbe chiudersi in maniera positiva. Resta comunque in piedi il percorso tracciato dal Ministro Luigi Di Maio, il quale ha ribadito più volte la volontà di arrivare a degli strumenti contrattuali ad hoc, escludendo viceversa l’ipotesi di integrare dei contratti collettivi già esistenti. Le aziende del settore hanno presentato intanto tre distinte proposte; il Ministero ha assicurato che proverà a fare sintesi fra le diverse posizioni in campo