Merkel: «Usa alleati, ma Ue deve assumere più responsabilità»

«Sulla sicurezza l’America si aspetta sforzi più grandi»

«Noi tedeschi ed europei sappiamo che, in questa partnership, dobbiamo assumere più responsabilità. L’America è e resta il nostro alleato più importante. Ma si aspetta da noi sforzi più grandi sul fronte della sicurezza. Noi europei ci siamo messi in cammino da tempo su questa strada». Così la cancelliera Angela Merkel sui rapporti Usa-UE.

Lavoro agile, l’esperienza prosegue anche nei prossimi mesi

Il decreto Semplificazioni rimanda a delle linee guida sulla privacy e la sicurezza

L’anticipazione era già nel Cura Italia e nel decreto Rilancio, laddove è contenuta la previsione che aggancia lo smart working alla durata dello stato di emergenza. Gli stessi articoli dei due provvedimenti legano il lavoro agile alla data del 31 luglio, con la conseguenza che la proroga dello stato di emergenza, di per sé, non è sufficiente né per l’azienda né, tanto meno, per il lavoratore coinvolto. Nello scenario che si è venuto a creare, occorre pertanto che vi sia un atto formale con il quale l’azienda comunica all’Inps e al dipendente l’eventuale proseguimento dell’esperienza di lavoro agile anche per i prossimi mesi. La cosa vale sia per il settore privato che per il pubblico impiego, senza particolari distinzioni. Le pubbliche amministrazioni, intanto, dovrebbero aver iniziato a ragionare sul dopo-emergenza. Gli emendamenti apportati al decreto Rilancio prevedono infatti la definizione del cosiddetto Pola, il Piano operativo per il lavoro agile, con il coinvolgimento di almeno il cinquanta per cento dei dipendenti che, almeno potenzialmente, potrebbero operare senza particolari problemi da remoto. Anche il recente decreto Semplificazioni interviene sullo smart working, andando a toccare un punto finora sottovalutato, quello del rispetto della privacy e della cybersicurezza nei casi in cui il dipendente pubblico utilizza strumentazione propria e non fornita dall’amministrazione.

Sicurezza, incognite sulla ripartenza

Il testo unico impone al datore di lavoro la corretta valutazione del rischio

La questione è delicata ed è destinata ad esserlo ancora di più con la ripresa delle attività produttive e commerciali. Il testo unico in materia di salute e sicurezza impone al datore di lavoro una valutazione dei rischi connessi al tipo di attività e di mansione svolta. Il principio è generale, ma oggi assume un peso maggiore a fronte dell’emergenza epidemiologica da Covid-19. Il protocollo fra governo e parti sociali del 24 aprile detta alcune regole, a cominciare dalla sanificazione e dalla pulizia degli ambienti, mentre il Cura Italia introduce alcune limitazioni relativamente all’accertamento della positività per determinate categorie di lavoratori, compresi quelli della filiera del chimico-farmaceutico. Rimane irrisolta la questione tampone. È previsto un divieto di ingresso nei luoghi di lavoro con febbre superiore a 37,5 gradi, ma, senza accertamento, non è possibile appurare se la persona ha contratto il virus o se, piuttosto, si tratta di un normale stato febbrile.

In sicurezza si può

Se le coincidenze in generale appartengono alla categoria del caso, oggi hanno un filo conduttore. Il 28 aprile si celebra la Giornata mondiale della Sicurezza, istituita nel 2003 dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro per richiamare l’attenzione sull’importanza della prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali, e in questa stessa Giornata l’Italia ha assistito al varo della diciannovesima campata d’acciaio del nuovo viadotto di Genova. Il tracciato del nuovo ponte è quindi completo: lungo 1067 metri per 17.500 tonnellate di acciaio ci ricorderà sempre le 43 vittime che il 14 agosto del 2018 persero la vita a causa della sottovalutazione di enormi rischi. A poco meno di due anni dal crollo del Ponte Morandi, Genova è stata finalmente riunita. Operazione ha richiesto l’impiego di ingenti squadre di ingegneri e tecnici specializzati della controllata Fincantieri Infrastructure, fino a 350 al giorno nei momenti di picco produttivo, che in alcuni casi hanno lavorato per 48 ore. A celebrare questo risultato storico, il  presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il ministro delle Infrastrutture e dei trasporti Paola De Micheli, il governatore della Regione Liguria Giovanni Toti e il sindaco della città di  Genova e Commissario per la ricostruzione Marco Bucci. La struttura verrà completata con gli ultimi carter, dopodiché’ avverrà il calaggio sugli appoggi definitivi.

Ma, a pensarci bene, le coincidenze in un giorno sono in realtà tre: il Ponte è stato completato proprio durante una pandemia di portata storica. Nonostante il tragico bollettino dei decessi e dei contagiati, nonostante il lock down, a Genova non si è mai smesso di lavorare. Segno evidente che sicurezza, salute, lavoro e produzione possono, anzi debbono, andare a braccetto e soprattutto che anche in Italia è possibile farlo. Quest’anno l’Organizzazione Internazionale del Lavoro ha riconosciuto la grande sfida che «in tutto il mondo i governi, i datori di lavoro, i lavoratori e la società stanno affrontando per combattere la pandemia di COVID-19». E il cerchio si chiude.

Tre coincidenze – tre numero perfetto – importanti che decretano il 2020 almeno per l’Italia come l’anno nel quale la presa di coscienza, nei singoli e collettiva, dell’importanza della salute e della sicurezza non è mai stata così chiara e profondamente sentita.

Inail, parte formazione Pmi

Entra nel vivo la campagna nazionale di rafforzamento dell’attività formativa in materia di salute e sicurezza sul lavoro nelle micro, piccole e medie imprese, finanziata dal ministero del Lavoro e delle politiche sociali con risorse pari a quasi 15 milioni di euro. A beneficiarne saranno circa 30mila soggetti tra operai, impiegati, addetti dell’agricoltura, rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza a livello aziendale (rls) o territoriale (rlst), dirigenti e datori di lavoro, con una prevalenza delle pmi dell’edilizia e della metallurgia, tra i settori più a rischio per numero e gravità degli infortuni, seguite da quelle dell’editoria e dei trasporti. I progetti, già ammessi al finanziamento riguardano, in particolare, la formazione finalizzata all’adozione di modelli di organizzazione e di gestione della sicurezza orientati al cambiamento della cultura aziendale, le iniziative per l’adozione di comportamenti sicuri e la valutazione dei rischi, con particolare attenzione allo stress lavoro-correlato, alle lavoratrici in stato di gravidanza e alle differenze di genere.

Sicurezza e lavoro, pressione costante

La disponibilità delle parti sociali c’è, ora spetta al governo cercare di accelerare sul versante della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. La celebrazione della giornata per la sicurezza nei luoghi di lavoro, tradizionale appuntamento di ottobre, che rientra nel mese per la prevenzione degli infortuni in ambito europeo e nazionale, è stata l’ennesima occasione per ribadire la necessità di dare risposte immediatamente efficaci per quella che, giorno dopo giorno, si conferma essere una delle maggiori priorità per il nostro Paese. i numeri, ricordati dall’Anmil, sono noti: gli incidenti sul lavoro denunciati all’Inail sono oltre 650mila in un anno, con una media fra i tre e i quattro infortuni mortali al giorno. Ai quali, peraltro, se ne possono aggiungere un numero imprecisato che deriva dal fatto che l’Istituto assicurativo non copre tutti i lavoratori e che una parte di incidenti sul lavoro, soprattutto se con conseguenze di poco conto, non sono neanche denunciati come tali per evitare controlli o l’aumento dei premi assicurativi. Così, mentre il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, insiste sulla patente a punti per le imprese, il numero uno della Ugl, Paolo Capone, sostiene il rafforzamento degli aspetti formativi, anche nelle scuole, e l’istituzione di una Agenzia nazionale di promozione e coordinamento delle politiche in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.