IL MALE DELLA SFIDUCIA


Vaccini anti Covid-19: sfiducia e paura per ora prevalgono. Dai sondaggi Ipsos a quelli di Euromedia Search, italiani disorientati da allarmismo e disinformazione distribuiti a pioggia

È del tutto infondata la sfiducia che serpeggia tra gli italiani verso gli eventuali futuri vaccini anti-Covid, nonostante essi siano al momento l’unica soluzione per uscire dall’incubo della pandemia? Facciamo due conti e qualche passo indietro: secondo un sondaggio della Ipsos per la trasmissione “Di Martedì”, andata in onda ieri sera, il 16% degli italiani dichiara che non si vaccinerà, mentre il 42% aspetterà per capire la reale efficacia. Solo un terzo o poco più del campione ha detto che lo farà sicuramente. Si tratta di superficialità, di sottovalutazione, di negazionismo? A guardare i dati Euromedia Research non proprio, perché il 60 per cento degli italiani teme di entrare in contatto con il Covid-19, anche in modo indiretto. La preoccupazione maggiore per il nostro Paese riguarda l’aspetto sanitario più che quello economico, ad esclusione dei residenti delle zone arancioni, dove prevale la paura per i risvolti dell’economia. Un vaccino è questione assai complessa sia per gli aspetti sanitari, in termini di sicurezza e efficacia, sia per quelli economici, e non solo di costo, visto l’andamento del titolo Pfizer sui mercati, che ha fatto volare insieme a sé anche i titoli delle compagnie aeree. «Ci sono stati troppi annunci e poca concretezza», «gli italiani hanno paura dei tempi stretti di sperimentazione. Timori che, per i vaccini che usano tecniche geniche, io condivido», ha detto all’Adnkronos Salute la microbiologa dell’ospedale Sacco di Milano, Maria Rita Gismondo. Va detto poi che i vaccini di Pfizer/Biontech e Moderna, divisi da pochi decimi di percentuale di efficacia (95% il primo e 94,5% il secondo), non sono gli unici candidati a combattere la pandemia. Ma sono almeno 239 i vaccini sviluppati in tutto il mondo, tra questi 39 quelli che, secondo l’osservatorio del Milken Institute di Pasadena, sono in fase di sperimentazione clinica, di cui una decina hanno avviato la fase III di sperimentazione e in via di conclusione. Sul filo di lana 5 candidati vaccini sono prodotti da aziende che hanno sede in Europa o negli Stati Uniti o da consorzi di imprese ed istituzioni di ricerca euro-americane,  altri 4 vaccini sono prodotti da aziende cinesi e uno dal Gamaleya Institute di Mosca. Si tratta di prodotti molto diversi tra loro per caratteristiche biologiche e per stato di sviluppo e di sperimentazione. Nel conto, oltre a tutto ciò, mettiamoci le ultimissime vicende italiane: dalla telenovela della Sanità calabrese fino ai dati sui contagi messi in discussione, dal Commissario straordinario contestato nei numeri sulla tenuta degli Ospedali da medici e anestesisti alla tristemente nota carenza di personale sanitario. Solo per dirne alcune. Di questo passo, riconquistare la fiducia degli italiani sarà un’impresa sempre più ardua.

 


Fiducia e sfiducia


di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

L’esecutivo fondato sul contratto tra il Movimento Cinquestelle di Di Maio e la Lega di Salvini è attualmente il governo più amato dagli italiani. A più o meno 2 mesi dall’insediamento, l’indice di gradimento complessivo è al 61%, il più alto negli ultimi 12 anni, superando ampiamente quello riservato agli esecutivi sia tecnici che politici che si sono alternati negli ultimi tempi. Giudizi positivi per i due giovani leader: entrambe le forze che guidano sono stabili, come il M5S, o in grande crescita, come la Lega. Buona impressione, nel complesso, su tutti i Ministri. Non solo, anche il premier Giuseppe Conte, dapprima illustre sconosciuto, ora è riuscito a conquistarsi fiducia e stima, raggiungendo il 69% dei consensi grazie all’apprezzamento persino di alcuni elettori di sinistra, il che rende “l’avvocato del popolo” – con una certa sorpresa – la figura più amata fra i membri del Governo, complice forse lo stile pacato e quindi meno divisivo. La nuova compagine governativa è riuscita persino a rendere più gradito un termine utilizzato solitamente in senso spregiativo dagli avversari politici, “populismo”, parola prima invisa al 58% degli italiani ed ora solo al 43%. Questi dati, raccolti da Ipsos per il Corriere, sono solo una delle tante prove del fatto che in Italia molte cose sono cambiate: le scelte politiche, quindi il governo, quindi l’umore. E non solo in Italia: l’altro vocabolo un tempo tabù, “sovranità”, ha assunto una valenza positiva ed è stato utilizzato come scudo perfino dal moderato Macron, al fine di recuperare consensi dopo lo scandalo Benalla. Segno dei nuovi tempi. Tornando a noi, il popolo ha voltato decisamente pagina rispetto al passato ed ora vive una stagione di speranza. Una vera e propria luna di miele, che viene testimoniata anche dalla rinnovata fiducia non solo sulla situazione politica del Paese, ma anche, per riflesso, su quella economica. Da questi elementi possono trarsi diverse considerazioni. La prima e forse la più ovvia: l’auspicio che tanta fiducia non venga tradita e che le grandi aspettative si traducano in realtà concreta al più presto possibile, pur comprendendo che ci vorrà del tempo data la portata del cambiamento promesso. La seconda: ferma restando l’evidente necessità di politiche industriali, fiscali e sociali, che come appena detto ci si augura vengano messe in campo quanto prima, conoscendo l’intima connessione fra fiducia nel futuro e ripresa economica – traducibile in propensione agli investimenti ed ai consumi – il nuovo clima potrebbe essere una delle chiavi di volta per la rinascita di un Paese negli ultimi tempi segnato da una profonda depressione, non solo economica, ma anche della psicologia collettiva. Infine un po’ di ironia: su quanta massiccia – e giustificata – dose di sfiducia sul vecchio establishment deve fondarsi un così ampio entusiasmo?