Credito, è ecatombe occupazionale


6mila esuberi in Unicredit, altri 1.100 in meno in BancoBpm: e non si ferma

Parlare di confronto in salita è quasi un eufemismo, una sorta di foglio di fico per mascherare qualcosa che in realtà neanche esiste in concreto. Il settore del credito, che ha già subito pesantissime ristrutturazioni che hanno portato alla chiusura di migliaia di filiali e soprattutto al taglio di decine di migliaia di posti di lavoro, si prepara a vivere un’altra pesantissima stagione sul versante occupazionale. Unicredit, infatti, non sembra particolarmente stimolata ad aprire una trattativa con i sindacati di categoria sul piano industriale che prevede 6mila esuberi e la chiusura di 450 filiali, un aspetto, quest’ultimo, sottovalutato, ma che potrebbe portare un certo numero di lavoratori a doversi licenziare volontariamente, se ricollocati in altre città a causa della chiusura della propria sede. Intanto, anche BancoBpm annuncia che taglierà 1.100 posti di lavoro, possibilmente con prepensionamenti, e la chiusura di quasi 200 filiali sul territorio.


Ubi Banca, Car: «Ops Intesa è ostile, inaccettabile»


Ieri sera Massiah ai dipendenti: «”Sì” a Intesa non scontato»

«L’ops di Intesa-Unipol, come prospettata, appare ostile, non concordata, non coerente coi valori impliciti di Ubi e dunque inaccettabile», è quanto si legge in una nota del Car, il Patto di consultazione a cui aderisce il 17,8% del capitale di Ubi banca. «Ubi – si legge ancora nel comunicato – è una banca sana, stabile, redditizia, ben gestita per competenze e risorse umane, competitiva e riconosciuta sul mercato di riferimento, realtà centrale per il sistema socio-economico del Paese». Già ieri l’amministratore delegato di Ubi, Vicrot Massiah, in una lettera ai dipendenti ha spiegato che l’operazione «prima di diventare dovrà passare attraverso un complesso, e per nulla scontato, iter autorizzativo delle autorità vigilanti e di approvazione da parte delle assemblee».

 


Licenziamenti in Igea Banca


Reazione dei sindacati

Due lavoratori sono stati licenziati per ragioni organizzative da Igea Banca a Palermo. Un’azione di rottura, dato che nel settore credito le ristrutturazioni aziendali, Igea è in procinto di fondersi con Banca del Fucino, avvengono solitamente con prepensionamenti volontari, utilizzando il Fondo Esuberi ABI. Per questo i sindacati hanno organizzato una protesta che si terrà domani dalle 10,30 alle 12,00 sotto la sede della Banca d’Italia di Palermo. Al sit-in parteciperanno Fabi, First/Cisl, Fisac/Cgil, Unisin, Ugl e Cisal indossando “gilet azzurri” simili a quelli gialli dei manifestanti francesi.


Ccnl Credito, anche l’Abi dà il suo ok


Via libera dei banchieri all’accordo sottoscritto alla vigilia di Natale

Alla fine, anche i banchieri hanno dato il loro via libera all’ipotesi di rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro per i circa 282mila dipendenti degli istituti di credito aderenti ad Abi. È stato lo stesso numero uno di Abi, Antonio Patuelli, a far sapere che il comitato esecutivo dei banchieri italiani ha accolto all’unanimità le proposte già sottoscritte il 22 dicembre scorso. Il nuovo contratto nazionale di lavoro, che è stato preceduto da un duro scontro fra i sindacati di categoria e l’associazione datoriale, prevede un aumento medio di 190 euro mensili, con eliminazione del cosiddetto salario di ingresso. Soprattutto entra nel contratto il protocollo del febbraio del 2017 che già aveva provato a porre un freno alle indebite pressioni sui dipendenti da parte dei superiori al fine di piazzare strumenti finanziari rischiosi pure a persone prive di adeguata formazione e consapevolezza, cosa che ha prodotto i noti fatti di cronaca.


Bper, trovato accordo sul piano


Accordo raggiunto fra i vertici di Bper, l’istituto di credito che riunisce sotto la propria bandiera diverse banche, comprese Unipol e Banca di Sardegna, e le organizzazioni sindacali sulla gestione della forza lavoro. Il tutto mentre la categoria rimane in attesa del rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro, una vertenza che, giorno dopo giorno, si sta rivelando sempre più complessa. L’intesa prevede una riduzione secca del personale, con un calo da poco più di 14mila unità a meno di 13mila, per un ammontare complessivo di 1.300 unità. Le uscite saranno gestite con meccanismi volontari, poggiando sulle varie opzioni in campo che permettono il pensionamento, da Quota 100 ad Opzione donna. Le uscite saranno compensate con 710 assunzioni, comprese 65 stabilizzazioni, con un rapporto di un giovane in entrata a fronte di due lavoratori maturi in uscita, meglio quindi di altri accordi di questo tipo sottoscritti nei mesi scorsi.


Banche, nuovo allarme occupazione


Le esternazioni del numero uno dei banchieri italiani, Antonio Patuelli, somigliano molto ad un voler mettere le mani avanti: non siamo noi a voler licenziare il personale, ma le abitudini stanno cambiando e molti nostri connazionali non vengono più in agenzia, preferendo effettuare tutte le operazioni da remoto. Le conseguenze si vedono nei numeri. L’occupazione è calata del 3,5% in un anno. A fronte di appena 6.500 assunzioni vi sono state cessazioni per quasi 17.600 unità, un numero di forte impatto. E meno male che il settore può godere ancora di un fondo di solidarietà che permette di gestire in maniera non troppo dolorosa gli esuberi strutturali. Intanto, continua a restare poco usato il contratto di apprendistato, appena lo 0,51% del totale, in un comparto assolutamente dominato dal contratto a tempo indeterminato. I part time sono poco più del 12% del complesso dei lavoratori. Donne e uomini si equivalgono, tranne che nelle posizioni apicali che sono decisamente maschili.