L’economia dei servizi cresce ancora


L’attività economica registrata ad ottobre dal settore terziario italiano ha indicato il tasso di crescita più rapido da marzo, segnalando il più forte incremento dei nuovi ordini complessivi in sette mesi. È quanto rilevato dalla IHS Markit. Secondo la società con sede a Londra, a ottobre l’indice PMI dei servizi è salito a 52,2 punti dai 51,4 del mese precedente. Bene la domanda: gli ordini i totali sono aumentati per il quinto mese consecutivo ed al tasso più rapido in sette mesi. Male, invece gli ordini dall’estero, scesi per la quinta volta nel corso degli ultimi sei mesi.


Istat, indice di fiducia delle imprese al top dal 2007


di Claudia Tarantino

Buone notizie arrivano dall’Istat per quanto riguarda la fiducia degli italiani rispetto all’evoluzione della situazione economica del Paese. L’indice del clima di fiducia dei consumatori, infatti, “aumenta in misura consistente, passando da 111,2 a 115,5”, tornando così sui livelli del primo trimestre 2016.

Inoltre, l’Istituto di Statistica segnala che “a settembre 2017 continua ad aumentare anche la fiducia delle imprese” toccando addirittura il livello più alto da dieci anni: l’indice composito è salito, infatti, da 107,1 del mese scorso a 108 punti, il massimo che si sia registrato dal periodo pre-crisi ad oggi (ad agosto 2007 era 109,6).

L’auspicio di tutti, ovviamente, è che questo clima persista. Ma, poiché ciò dipende principalmente dalla capacità di spesa che le famiglie italiane avranno nei prossimi mesi, è altrettanto ovvio che solo attraverso interventi su lavoro, pensioni e tasse non ci sarà un’inversione di rotta e le attese sulla capacità di spesa e di risparmio dei consumatori non verranno tradite.

Non dimentichiamo, infatti, che anche lo scorso agosto si era parlato di trend positivo, di crescita oltre le aspettative ma poi, di fatto, molto poco è stato realizzato dal Governo per rendere strutturale questa ripresa.

Tornando ai dati, “tutte le componenti del clima di fiducia dei consumatori sono in aumento, seppur con intensità diverse: la componente economica e quella futura aumentano marcatamente mentre l’incremento è più contenuto per la componente personale e per quella corrente”.

Molto probabilmente, su questo ha inciso il fatto che il mese di settembre non è proprio quello migliore per i conti degli italiani, che devono ancora smaltire le uscite straordinarie del periodo estivo pur trovandosi alle prese con l’avvio dell’anno scolastico e, quindi, con le spese relative a libri e quant’altro.

Non a caso, “aumenta il numero degli interpellati che ritiene possibile risparmiare in futuro (orizzonte temporale: 12 mesi)”.

Sul fronte delle imprese, invece, nel mese di settembre si segnala un aumento del clima di fiducia in tutti i settori (in particolare manifatturiero, costruzioni e commercio al dettaglio) ad eccezione dei servizi, dove l’indice rimane invariato rispetto al mese precedente (a quota 107,0).

E’ bene notare, infine, che a fare da traino è soprattutto il mercato estero, sia per il fatturato (+2,3% su mese, +7,1% su anno) sia per gli ordini (+6,4% su mese, +16,2% su anno).

Invece, il mercato interno segna per il fatturato -1,7% su mese e +2,2% su anno e per gli ordini rispettivamente -4,2% e +6,2%.

Insomma, nonostante i segnali positivi lanciati dall’Istat, rimane ancora molto da fare.


Svimez, il Sud recupererà livelli pre-crisi nel 2028


di Claudia Tarantino

Se il Mezzogiorno “proseguirà con gli attuali ritmi di crescita, recupererà i livelli pre-crisi nel 2028, 10 anni dopo il Centro-Nord”.
E’ questo il ‘verdetto’ del Rapporto Svimez 2017 sull’economia meridionale che, anche quest’anno, elenca ancora troppi ‘ritardi’ su fattori fondamentali per la ripresa, come la produttività, la competitività, l’occupazione.
E poco importa se nell’ultimo biennio lo sviluppo delle Regioni del Mezzogiorno “è risultato superiore di quello del resto del Paese”, perché “non è sicuramente sufficiente a disancorare il Sud da una spirale in cui si rincorrono bassi salari, bassa produttività, bassa competitività, ridotta accumulazione e, in definitiva, minor benessere”.
Secondo l’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, “il nodo vero, ancora una volta, è lo sviluppo economico nazionale”, per il quale il Sud “deve essere un’opportunità, calibrando l’intensità e la natura degli interventi”.
A tal proposito, lo Svimez propone una ‘strategia’ mirata a “rivedere la Politica di coesione”, a conquistare “maggiori margini di flessibilità del bilancio”, abbandonando le politiche di austerità e rivedendo il Fiscal Compact con l’obiettivo di “rilanciare gli investimenti pubblici ed assumere il Mediterraneo come orizzonte strategico”.
Dalla fotografia Svimez sull’economia meridionale è interessante notare come il Sud non sia più “un’area giovane, né tantomeno il serbatoio di nascite del resto d’Italia: negli ultimi 15 anni, al netto degli stranieri, la popolazione meridionale è diminuita di 393mila unità, mentre è aumentata di 274mila nel Nord”. Inoltre, nell’ultimo quindicennio “sono emigrati dal Sud 1,7 milioni di persone, a fronte di un milione di rientri, con una perdita netta di 716.000: nel 72,4% sono giovani entro i 34 anni, 198.000 sono laureati”.
Più di ogni altra misura, quindi, sarebbe il caso di invertire principalmente questa tendenza: se questa ‘forza-lavoro’ giovane, preparata e motivata lascia la propria terra, su quali altre basi si può fondare la ripresa del Mezzogiorno?

Occupati: +1,7% nel 2016, ma restano al di sotto del livello del 2008
Secondo i dati raccolti dallo Svimez e presentati nel Rapporto 2017 sull’economia meridionale “nella media del 2016 gli occupati aumentano rispetto al 2015 al Sud di 101.000 unità, pari a +1,7%, ma restano comunque di circa 380.000 al di sotto del livello del 2008”.
Su questo aumento inciderebbero, però, delle scelte che stanno determinando anche “una preoccupante ridefinizione della struttura e della qualità dell’occupazione”, come l’incremento degli occupati anziani e del part-time. In particolare, la riduzione dell’orario di lavoro, facendo crescere l’incidenza dei dipendenti a bassa retribuzione, deprime i redditi complessivi.
Il più frequente ricorso a contratti a tempo indeterminato, che in termini relativi risulta più accentuata nel Mezzogiorno, resta invece legato solo al prolungamento della decontribuzione.

PIL: in 15 anni persi 7,2 punti
Tra il 2001 e il 2016 “la caduta del Pil cumulato al Sud è stata del 7,2%, a fronte di una crescita del 23,2% dell’Unione europea”. Nonostante il Prodotto interno lordo del nostro Paese sia cresciuto dello 0,1% nel 2014, dello 0,8% nel 2015 e dello 0,9% nel 2016, il recupero è ancora troppo lento se si considera che la crescita dell’area euro è stata doppia (1,8%), continuando così ad allargare “la forbice di sviluppo con l’Europa”.

Iva: sul Sud un effetto di 15 miliardi
Lo Svimez stima che “gli effetti dell’eventuale attivazione della clausola di salvaguardia relativa all’aumento delle aliquote Iva nel 2018 avrebbe sul Sud un effetto di circa 15 miliardi. Se questo aumento diventasse operativo, “sarebbe l’economia meridionale a subire l’impatto più negativo: nel biennio 2018/2019 il Pil del Sud perderebbe quasi mezzo punto percentuale di crescita (0,47%), due decimi di punto in più rispetto al calo di prodotto presunto nel Centro-Nord (0,28%)”.

Dieci meridionali su 100 sono poveri assoluti
Nel 2016 circa 10 meridionali su 100 sono in condizione di povertà assoluta, contro poco più di sei nel Centro-Nord. Inoltre, al Sud il rischio di povertà è triplo rispetto al resto del Paese: in Sicilia al 39,9%, in Campania al 39,1%, in Calabria al 33,5%. “La povertà deprime la ripresa dei consumi, e, in questo contesto, le politiche di austerità hanno determinato il deterioramento delle capacità del welfare pubblico a controbilanciare le crescenti diseguaglianze indotte dal mercato, in presenza di un welfare privato del tutto insufficiente al Sud”.

Campania: è la Regione italiana cresciuta di più nel 2016
Nel 2016 la Campania, con una crescita del 2,4%, è la regione italiana, e non solo meridionale, che ha registrato il più alto indice di sviluppo. “Un ruolo trainante lo ha svolto l’industria, grazie anche alla diffusione di Contratti di Sviluppo, ma ha potuto altresì beneficiare del rafforzamento del terziario nell’ultimo anno, frutto prevalentemente del positivo andamento del turismo”.
Al secondo posto la Basilicata, che mantiene la crescita, seguita dalla Puglia, che invece ha molto frenato rispetto al 2015. soprattutto perché “è andata male l’agricoltura, che ha un peso notevole nell’economia regionale”, e dalla Calabria, che ha registrato un andamento favorevole nell’industria (+8,2%). La Sicilia, che cresce dello 0,3%, “sconta nel 2016 gli effetti negativi dell’agricoltura, mentre l’industria (-0,8%) e le costruzioni (-0,5%) stentano a invertire il trend e il settore dei servizi ha un andamento poco più stazionario (+0,4%)”. L’Abruzzo, il cui Pil nel 2016 è negativo (-0,2%), registra un forte calo dell’agricoltura e l’industria subisce una pesante battuta d’arresto. Il Molise “regge sostanzialmente il ritmo di crescita dell’anno precedente (+1,6%), trainato soprattutto dalle costruzioni e, anche se in misura molto minore, dai servizi”. La Sardegna, “pur se con ritardo rispetto al resto delle regioni meridionali, esce nel 2016 dalla fase recessiva e riprende a respirare, ottenendo per la prima volta un aumento del Pil (+0,6%) dopo l’andamento negativo del prodotto sia nel 2014 che nel 2015, grazie soprattutto all’industria”.


Trasporti: Ue ci assegna 114,1 mln per migliorarli


di Claudia Tarantino

Sui 33 progetti che il nostro Paese ha presentato all’Europa, rispondendo al bando di concorso dell’ottobre 2016 della ‘Connecting Europe Facility’ per il miglioramento delle interconnessioni lungo i grandi corridoi europei e alla mobilità pulita ed efficiente, sono 13 quelli che hanno avuto il benestare della Commissione Ue e per i quali sono stati stanziati 114,1 milioni di euro.

Per la maggior parte si tratta di progetti multinazionali e legati all’informatizzazione e alla digitalizzazione dei servizi, ma ce ne sono alcuni anche molto specifici e legati a precisi ambiti territoriali. Ad esempio, sono rientrati tra i progetti finanziati dall’Ue, lo sblocco del collo di bottiglia del Grande Raccordo Anulare di Roma, nonché il miglioramento dell’accessibilità al porto di Venezia, nell’ottica di un collegamento con Patrasso, in Grecia.

Ma non è finita qui. Tra i progetti selezionati, anche quello relativo alla realizzazione di centraline di ricarica per le auto elettriche lungo i grandi assi che passano per le frontiere, stazioni di servizio per carburanti alternativi su base dell’Lng e nuovi sistemi di gestione di ferrovie e traffico aereo (Ermts e Sesar).

Il bando di concorso ha messo a disposizione 2,7 miliardi di euro per finanziare 152 iniziative nei 28 Paesi dell’Unione, di cui 1,8 miliardi riservati ai 15 Paesi beneficiari dei fondi di coesione, principalmente nell’Est del Continente dove le infrastrutture sono più arretrate.

L’Italia ha quindi l’occasione per migliorare il proprio sistema dei trasporti adeguandolo agli standard europei, che sono ben più elevati di quelli attualmente raggiunti dal nostro Paese. Bisognerà vedere ora se i 13 progetti approvati e finanziati dall’Ue saranno realizzati con la celerità che ci si aspetta o rimarranno ‘imbottigliati’ nel traffico dei piani arretrati, di cui il Governo ne sa qualcosa.


Istat, cala la fiducia di imprese e famiglie


di Claudia Tarantino

Il clima di fiducia dei consumatori e delle imprese, a maggio 2017, peggiora. Gli indici Istat, infatti, scendono da 107,4 a 105,4 per i consumatori e da 106,8 a 106,2 per le imprese.
Gli analisti fanno notare che “è la prima volta che entrambi sono in diminuzione da nove mesi, a partire dallo scorso agosto”.

Per le famiglie, in particolare, il clima economico passa da 125 a 124,7, quello personale da 101,5 a 100,2, mentre il clima futuro diminuisce da 110,1 a 108,1 e quello corrente passa da 105,6 a 105,2.
Per l’Istituto di statistica, “i giudizi dei consumatori riguardo la situazione economica del Paese rimangono stabili (il saldo a quota -51) mentre le aspettative peggiorano (il saldo da -32 a -33); continuano ad aumentare, per il secondo mese consecutivo, le aspettative sulla disoccupazione (da 29 a 33 il relativo saldo)”.
Tutte le componenti del clima di fiducia dei consumatori, quindi, seppur con intensità diverse, sono in calo e i giudizi sulla situazione economica rimangono stabili.

Sul fronte delle imprese, c’è una riduzione della fiducia principalmente nel settore manifatturiero (da 107,7 a 106,9) dove peggiorano sia i giudizi sugli ordini sia le attese sulla produzione, mentre il saldo dei giudizi sulle scorte diminuisce, e nei servizi (da 107,2 a 105,5) dove tutte e tre le componenti del clima sono di segno negativo, sia dei giudizi sia delle aspettative sul livello degli ordini sia sull’andamento degli affari.
Nelle costruzioni, invece, l’indice rimane sostanzialmente stabile (da 128 a 128,1) con un lieve calo dei giudizi sugli ordini, mentre le aspettative sull’occupazione migliorano.
Solo nel commercio al dettaglio si registra un leggero incremento, passando da 110,8 a 111,1. Ma c’è poco da gioire, perché le attese sulle vendite future sono in lieve diminuzione e le scorte di magazzino sono giudicate in accumulo.