SPECIALE RECOVERY Salute, qualcosa manca


La missione Salute poggia su due componenti, l’Assistenza di prossimità (7,5 miliardi di euro) e l’innovazione, la ricerca e la digitalizzazione dell’assistenza sanitaria (10,51 miliardi di euro). Relativa alla prima componente, il primo progetto da realizzare viene qualificato con il nome di Casa della Comunità, intendendo con esso un luogo di prossimità e di accoglienza e orientamento ai servizi di assistenza primaria sanitaria, socio-sanitaria e sociale per i cittadini con interventi interdisciplinari. Al secondo punto, il potenziamento della assistenza domiciliare integrata con specifico riferimento alle persone con almeno 65 anni di età. Al terzo punto, troviamo la realizzazione di Ospedali di comunità, per potenziare le cure intermedie con degenza breve. Una seconda linea progettuale prevede un rafforzamento del Sistema nazionale per la protezione ambientale. L’ammodernamento tecnologico e digitale, oggetto della seconda componente, dovrebbe riguardare più aspetti. Si parla infatti di digitalizzazione degli ospedali, con fra l’altro l’acquisto e il collaudo di 2.648 grandi apparecchiature sanitarie e la digitalizzazione di 184 strutture sanitarie sede DEA (dipartimento di emergenza urgenza e accettazione). Sempre sul versante degli ospedali, si prospetta anche la messa in sicurezza antisismica delle strutture, mentre un progetto è volto a rafforzare l’operatività del fascicolo sanitario elettronico e la relativa raccolta, elaborazione e analisi dei dati a livello centrale. Gli ultimi tre progetti riguardano la valorizzazione e il potenziamento della ricerca biomedica, lo sviluppo di un ecosistema innovativo della salute e lo sviluppo di competenze tecnico-professionali, digitali e manageriali di tutto il personale ospedaliero, con formazione specifica per le figure apicali. A differenza di altri punti del Piano di ripresa e resilienza, in questo caso sono indicati gli obiettivi in maniera puntuale, anche resta da valutarne la congruità.


SANITA’ ANNEBBIATA


Dal “pasticcio” grottesco della Calabria al «lockdown inevitabile» perché le raccomandazioni non bastano. Interrogativi anche sul vaccino…

SaIn un contesto di epidemia globale, non doveva proprio accadere che il ministero in prima linea nella guerra al virus, quello della Sanità, potesse finire in un una serie pasticci. Ribolle ancora la polemica sull’avvicendamento grottesco, tra due ormai noti Commissari della Sanità calabrese e già per il fresco di nomina Giuseppe Zucatelli, manager sanitario vicino a Leu da cui proviene lo stesso ministro Speranza, si sta già cercando un sostituto. A chi sta pensando il Governo, anzi il M5s? Niente di meno che a Gino Strada, medico, attivista e soprattutto fondatore dell’ong Emergency. L’ideale in una terra di sbarchi. Ma non basta. Sì perché, tra carenze di personale e di mezzi ai quali si sarebbe dovuto fare fronte prima dell’arrivo della seconda ondata, va ricordato l’impatto mediatico dei consulenti del Governo. In primis quello di Walter Ricciardi, consigliere del ministro, ordinario di Igiene generale e applicata all’Università Cattolica di Roma, noto per la sua capacità di infondere terrore, il quale già preconizza, a dpcm appena approvato, un «lockdown inevitabile», per lui le raccomandazioni non bastano, è «necessario chiudere le grandi città o comunque le zone in cui l’indice Rt è vicino a 2». Gli fa eco la sottosegretaria alla Salute, Silvia Zampa, che ha già preannunciato misure per il Natale in studio nel Governo: in famiglia «tra parenti di primo grado», solo «fratelli e sorelle». Ma non dovevamo fare sacrifici adesso per festeggiare un Natale più sereno? Hanno sbagliato tutto: provvedimenti,  previsioni, tant’è vero che il libro di Roberto Speranza, pubblicato ottobre e mai arrivato al debutto, era intitolato «Perché guariremo». Hanno sbagliato anche i colori: quelli assegnati nel dpcm entrato in vigore venerdì 6 novembre sono già da cambiare. Sul vaccino annunciato ieri da Pfizer, c’è già confusione. Repubblica ci illustra che già il 29 ottobre alcuni massimi rappresentanti della Pfizer si sono incontrati in videoconferenza con Speranza: nella seconda metà di gennaio l’Italia potrà già vaccinare già 1,7 milioni di persone. Ma, sempre su altri autorevoli quotidiani, esperti avanzano diversi dubbi: per Silvio Garattini ancora non è chiaro su chi sia stato sperimentato il vaccino. Giovani o vecchi, sani o con patologie gravi? Bisogna inoltre avere macchinari adatti allo stoccaggio (-80°). Per il Sole24Ore occorre anche un piano logistico per il trasporto, nonché per la somministrazione. E, detto tra noi, il fatto che l’amministratore delegato di Pfizer si chiami Albert Bourla, per noi italiani contribuisce ad aumentare la confusione.


Speranza e Arcuri non convincono i sindacati dei medici


La proposta di tamponi Covid-19 negli ambulatori convince pochi operatori

La proposta del ministro della salute, Roberto Speranza, e del supercommissario, Domenico Arcuri, non convince i sindacati dei medici di medicina generale. Alla luce della crescita esponenziale dei contagiati, frutto indiretto anche dell’incremento dei test effettuati dalle Asl, Speranza ed Arcuri hanno proposto un maggiore coinvolgimento dei medici di famiglia: a loro si chiederebbe di aprire gli ambulatori ai pazienti per effettuare il tampone necessario ad accertare la positività o la negatività al Covid-19. La proposta, però, è stata accolta con molta freddezza per una serie di ragioni, l’ultima delle quali è connessa agli aspetti economici della vicenda: il servizio in più, per i sindacati dei medici, andrebbe comunque retribuito, pur ammettendo la volontarietà della decisione. Maggiori perplessità nascono, però, pure da altri fattori, ad iniziare dal fatto che sono ormai mesi che i medici di medicina generale, come, del resto, i pediatri di libera scelta, che limitano gli accessi in ambulatorio, proprio per ridurre al massimo i rischi per i pazienti e gli stessi operatori. Le ricette sono ormai dematerializzate ed inviate via mail per superare il rischio contagio. L’altro grande limite è connesso alla stessa conformazione degli ambulatori, ambienti che spesso nascono per accogliere un numero limitato e che oggi sono insufficienti a gestire flussi di potenziali contagiati da Covid-19 nel rispetto del distanziamento sociale.


Sanità, lontana la stabilizzazione del personale precario


Ancora nessuna parola sul tema dei temi, rispetto alla sanità: vale a dire la stabilizzazione delle migliaia di operatori, dai medici giovani agli infermieri, passando per tutto l’altro personale, in attesa ormai da tempo. In pieno lockdown, infatti, da più parti si è lodato l’impegno del personale che ha saputo mandare avanti un sistema entrato presto in crisi per l’impatto devastante, non previsto e, peraltro, difficile da prevedere fino in fondo del Covid-19. Turni massacranti, soprattutto in certe parti del Paese, e tutti a dire: dobbiamo stabilizzare i precari. Intanto, però, come fatto osservare dalla Ugl, sia a livello di confederazione che di federazione di categoria, nessun decreto legge aveva ancora rettificato la norma relativa al possesso dei titoli affinché potessero verificarsi le condizioni di legge per la stabilizzazione, con il risultato che l’’intera procedura avrebbe finito per escludere proprio coloro che maggiormente si erano impegnati nelle settimane più dure della pandemia. La modifica è successivamente arrivata, però ciò che continua a mancare è la volontà e le conseguenti risorsi economiche per questo passaggio. Del resto, anche il semplice ricorso al Mes, il fondo e famigerato fondo salva-Stati, potrebbe aiutare, in quanto le maggiori spese per il personale sono cosa diversa rispetto al rafforzamento della dotazione infrastrutturale. Insomma, parole e nessun fatto.


Sanità, il personale manca ovunque


Con il virus che riprende vigore, pesa la carenza di organico ad ogni livello

La distanza fra le promesse e la realtà dei fatti diventa, ad ogni giorno che passa, sempre più ampia, proprio mentre il virus riprende vigore sia sul versante dei contagi che, purtroppo, su quello dei ricoveri in terapia intensiva e dei decessi. In piena pandemia, come si ricorderà, la protezione civile fu costretta ad andare letteralmente a caccia di personale medico e infermieristico per supplire alla endemica carenza dello stesso; è il caso di ricordare come medici e infermieri, ad iniziare proprio dai richiamati in servizio, hanno dato un contributo decisivo anche in termini umani. Sempre in quei giorni, il governo promise il potenziamento delle piante organiche ed un sostegno al rinnovo dei contratti collettivi della sanità privata. Ad oggi, da tutte le regioni arriva un grido di allarme, al quale il governo stenta a dare una risposta in termini concreti, rimandando piuttosto alla presunta azione salvifica del Mes, il fondo salva-Stati.


Sanità privata, la lunga attesa


I sindacati di categoria si mobilitano, ma serve un vero sostegno fiscale

Gli ultimi fra gli ultimi. Non più tardi di alcuni giorni fa, l’Istat ha fatto sapere che sono circa 14 milioni gli italiani con il contratto collettivo nazionale di lavoro scaduto, un numero altissimo. In attesa di capire cosa succederà con il pubblico impiego, fra le categorie maggiormente penalizzate troviamo i lavoratori della sanità privata. In questo caso, si tratta di un ritardo di quasi tre lustri, cosa che ha conseguenze enormi sotto il profilo economico e normativo. In queste settimane, sembrava che le parti si fossero avvicinate parecchio, con la firma possibile, anche alla luce dell’incredibile impegno richiesto anche al personale della sanità privata durante l’emergenza da Covid-19. Saltato il tavolo, le federazioni di categoria di Cgil, Cisl, Uil e Ugl hanno avviato una serie di azioni sul territorio a sostegno della vertenza, che si annuncia comunque sempre molto difficile, senza un aiuto di carattere fiscale da parte del governo.