Accordo difficile sul Protocollo

Arrivato il testo del ministero, ma Confindustria scalcia
Qualche giorno di riflessione e il protocollo condiviso in materia di salute e sicurezza sul lavoro di contrasto alla diffusione del Covid-19 dovrebbe vedere la luce con le modifiche apportate. Come promesso, il ministero del lavoro e delle politiche sociali ha inviato alle parti sociali un testo con una serie di emendamenti. Diversi di questi recepiscono semplicemente l’evoluzione normativa a distanza di un anno; altri, invece, vanno più a fondo. Tra i temi oggetto di discussione, verosimilmente, vi sarà quello relativo al ruolo del medico competente. Il testo proposto infatti sembra indirizzato soprattutto verso le grandi imprese e verso le piccole. Spazio nel testo viene dato ai dispositivi di protezione individuale, mentre alla fine dovrebbe esserci un richiamo alla campagna vaccinale. Altro punto di verifica è quello relativo al rientro al lavoro dopo un periodo di quarantena. Dovrebbe superarsi la questione della non negatività dopo 21 giorni.

Sicurezza Covid-19, protocolli da aggiornare e rafforzare

Avanza forte la proposta di vaccinazione direttamente all’interno delle aziende

Confronto a tutto campo sul versante della salute e della sicurezza ai tempi del Covid-19. I ministri del lavoro e dalla salute, Andrea Orlando e Roberto Speranza, e i tecnici del dicastero dello sviluppo economico, guidato dal leghista, Giancarlo Giorgetti, hanno convocato le parti sociali per fare il punto della situazione a quasi un anno di distanza dai primi protocolli sottoscritti all’inizio della pandemia e per cercare di rilanciare e rafforzare l’attività di vaccinazione della popolazione in età lavorativa. Presenti anche il commissario, il generale Figliuolo, e i rappresentanti dell’Inail. La posizione condivisa è quella che, comunque, quei protocolli hanno assicurato la tenuta del sistema, contenendo, per quanto possibile, i contagi negli ambienti di lavoro. All’interno di questo comune sentire, però, non mancano le differenziazioni fra le varie posizioni, sia all’interno dei sindacati che fra questi e le associazioni datoriali. Un tema caldo, fra gli altri, è quello della ipotesi di aprire le aziende alle vaccinazioni attraverso l’impiego dei medici competenti. L’Ugl, la prima fra le organizzazioni sindacali a sostenere questa ipotesi, ha confermato la propria posizione di apertura totale, mentre la Cgil si è detta dubbiosa rispetto al coinvolgimento delle famiglie dei dipendenti. La questione vera, però, rimane quella della maggiore disponibilità di vaccini, aspetto sul quale Speranza ha provato a rassicurare.

Vaccino e Covid-19: l’Inail conferma le tutele

Il caso di alcuni dipendenti della Asl che avevano rifiutato la vaccinazione

In tempi estremamente rapidi, l’Inail ha risolto una questione che rischiava di diventare molto spinosa. Facendo seguito ad una domanda formulata da una Asl ligure, l’Istituto assicurativo ha precisato che, se anche il lavoratore abbia rifiutato di sottoporsi alle vaccinazioni anti Covid-19, in caso di positività essa deve sempre comunque considerarsi infortunio sul lavoro, fermo restando, naturalmente, la stretta correlazione di causa-effetto. La questione era stata sollevata qualche settimana fa da una Asl della Liguria che si era ritrovata davanti il caso di alcuni dipendenti che, dopo aver rifiutato di sottoporsi al vaccino – cosa peraltro legittima a legislazione vigente -, si sono comunque ammalati, verosimilmente durante l’espletamento delle loro funzioni all’interno delle strutture sanitarie di pertinenza. Nei giorni scorsi, sembrava che l’orientamento fosse quello di non considerare il contagio quale infortunio sul lavoro; la risposta ufficiale, viceversa, fissa il principio che si tratta di infortunio sul lavoro e, come tale, deve essere trattato. I lavoratori avranno quindi diritto ai benefici economici e regolamentari previsti legge e dalla contrattazione collettiva. Naturalmente, la comunicazione dell’Inail fissa un criterio interpretativo che, però, non mette al riparto da eventuali e successive cause di lavoro, soprattutto perché manca una chiara norma di legge di riferimento.

Covid-19, crescono i contagi sul lavoro

Quasi 67mila denunce già presentate all’Inail; 332 purtroppo le vittime

Al 31 ottobre, l’Inail ha già raccolto quasi 67mila denunce di contagio da Covid-19 in ambito lavorativo. Un numero sicuramente importante che evidenzia l’impatto della pandemia sulle attività produttive ed economiche. Le denunce raccolte rappresentano il 15,8% del totale complessivo. Drammatico il dato relativo ai decessi sempre in ambito lavorativo a causa del Covid-19. Siamo già arrivati a 332, con una ripresa significativa da ottobre. Nonostante questo incremento, resta, però, una differenza sostanziale rispetto ai mesi di marzo e aprile, quando la pandemia ha colpito più forte che ora. Evidentemente, le precauzioni prese per effetto dei protocolli sottoscritti dalle parti sociali hanno contribuito a ridurre o, quanto meno, a circoscrivere il rischio in diversi ambienti di lavoro, ma meno nella sanità e nell’assistenza, settore che rappresenta quasi il 70% delle denunce. Molto colpiti anche vigilanza, pulizia e call center.

Salute e sicurezza, inascoltato l’invito di Mattarella

L’Inps ribalta sé stessa sui casi di quarantena da contagio da Covid-19

Alla fine, tutto sembra risolversi in una questione di soldi, anche se, come ha fatto notare anche ieri il segretario generale della Ugl, Paolo Capone, in una intervista a Radio Vaticana, la partita sulla salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro si gioca molto pure sulla crescita culturale che parte dalle scuole ed arriva ai datori di lavoro e ai loro dipendenti. Capita, così, che, proprio nella giornata dedicata alle vittime e agli invalidi del lavoro, l’Inps si produce in una inversione a 180 gradi, contraddicendo sé stessa: il lavoratore in quarantena da Covid-19 non è da considerarsi necessariamente in malattia e può quindi continuare a lavorare da casa come se nulla fosse. La decisione ribalta di fatto quanto prospettato a partire dal Cura Italia, che, come si ricorderà aveva provocato una levata di scudi da parte delle associazioni imprenditoriali che temevano numerose denunce da parte dei loro dipendenti, e comporterà un notevole risparmio di risorse per le casse dello Stato. Risorse che il presidente della repubblica, Sergio Mattarella, continua però, giustamente, a chiedere per ridurre gli infortuni sul lavoro e per rendere più sicuri gli ambienti lavorativi. Non bisogna arretrare neanche davanti all’emergenza epidemiologica, ha insistito Mattarella, «perché la tutela della salute di chi lavora costituisce un bene primario su cui si misura la civiltà delle economie avanzate».

Focolaio Covid in un’azienda agricola

97 lavoratori positivi al virus, ma i controlli non sono ancora conclusi

Nella Francescon di Rodigo, azienda agricola lombarda della provincia di Mantova, è stato individuato un cluster di contagi da Covid-19. In seguito allo screening condotto dall’azienda, su 172 lavoratori esaminati, 97 sono risultati positivi ed ora sono stati messi in isolamento, mentre i locali aziendali sono stati sanificati. Gli operai, comunque, sono asintomatici o hanno sintomi lievi. Restano da terminare i controlli, che dovranno riguardare tutti i 250 dipendenti dell’azienda. I lavoratori risultati positivi erano addetti al servizio di imballaggio e spedizione di prodotti ortofrutticoli. Molti dei dipendenti dell’azienda erano stati assunti fra le persone rimaste senza lavoro a causa del lockdown. L’indagine epidemiologica è partita a seguito della segnalazione di un medico di famiglia, dopo l’esito di un tampone a un paziente con sintomi compatibili con il Covid-19, risultato positivo e impiegato nella Francescon.