Salario minimo orario


Scontro nel governo sulle soglie

Il salario minimo legale orario rischia di diventare un nuovo teatro di scontro all’interno della maggioranza di governo. L’iniziativa legislativa, come qualcuno ricorderà, nasce all’interno del Movimento 5 Stelle, con un disegno di legge presentato dalla attuale ministra, Nunzia Catalfo, che fissa l’asticella a nove euro lordi. Subito dopo, si muove anche il Partito democratico con un paio di proposte, la prima delle quali alza la soglia a nove euro netti, sostanzialmente in linea con quanto stabilito per il lavoro occasionali. Le audizioni che sono seguite e il tavolo ministeriale successivamente aperto sono servite alle parti sociali per esprimere la loro preoccupazione di fondo in merito al futuro della contrattazione collettiva. Ora, mentre la ministra anticipa la riapertura del tavolo, il Partito democratico si dice contrario alla quantificazione di una soglia numerica, smentendo la precedente posizione.


I costi del salario minimo legale


Secondo i consulenti del lavoro, l’introduzione del salario minimo legale sulla base del disegno di legge della presidente della Commissione lavoro del Senato, Nunzia Catalfo, avrebbe un costo stimato di 17,5 miliardi di euro, di cui 5,5 miliardi diretti per portare a 9 euro all’ora il salario di 4 milioni di lavoratori, compresi operatori agricoli, colf e badanti, esclusi dalla stima dell’Inps. I costi indiretti per l’adeguamento dei livelli successivi sarebbero quantificabili in 12,5 miliardi di euro.


Salario minimo legale? Meglio la contrattazione collettiva


La convergenza fra sindacati ed associazioni datoriali si realizza intorno all’ipotesi di introdurre un salario minimo legale per legge. Come già fatto al Senato, anche nel corso delle audizioni alla Camera, le parti sociali hanno ribadito la centralità della contrattazione collettiva, che valorizza le tutele e tiene conto delle esigenze dei settori produttivi, e la contrarietà alla fissazione di una soglia minima valida per tutti. Frenata anche da parte della Lega, ma il ministro Di Maio insiste.


Salario minimo legale, si muove anche la Camera dei deputati


Mentre nell’altro ramo del Parlamento, la discussione si è al momento fermata sugli emendamenti proposti al disegno di legge targato Nunzia Catalfo, la presidente pentastellata della Commissione lavoro del Senato, la partita riparte dalla Commissione lavoro della Camera dei deputati, dove quattro diverse risoluzioni stanno offrendo l’occasione per una ulteriore riflessione sul salario minimo legale. La risoluzione è uno strumento parlamentare che impegna il governo a porre in essere un determinato provvedimento, qualcosa quindi di diverso rispetto ad un disegno di legge che, se approvato, entra immediatamente in vigore, salvo l’ipotesi di decreti attuativi. Le quattro risoluzioni, sulle quali oggi sono state sentite le confederazioni sindacali, in une diverse tornate (la prima riservata a Cgil, Cisl, Uil ed Ugl; la seconda a Cisal, Confsal ed Usb) sono equamente divise fra maggioranza e minoranza. La risoluzione cinquestelle (Enrica Segneri) non fa riferimento esplicito ad una soglia precostituita (al Senato, si parla di 9 euro lordi), mentre la risoluzione della Lega (Elena Murelli) apre un fronte importante, chiamando direttamente in causa uno dei settori nei quali la concorrenza sleale è fortissima: le cooperative. Sempre Murelli punta sulla contrattazione collettiva e sulla riduzione del cuneo fiscale. Di Walter Rizzetto e Debora Serracchiani, le altre due risoluzioni che richiamano l’articolo 36 della Costituzione.


Scontro sul salario minimo legale


Sul salario minimo legale, parte il fuoco di fila della associazioni datoriali, mentre la presidente della commissione lavoro del Senato, la pentastellata Nunzia Catalfo, prova a difendere il suo disegno di legge che introduce una soglia minima di nove euro lordi per ora di lavoro. L’introduzione di un compenso minimo legale continua a dividere e ad alimentare il dibattito fuori e dentro il Parlamento. Così, mentre il disegno di legge Catalfo è pronto per la discussione degli emendamenti, nella Camera dei deputati la commissione lavoro ha audito alcuni esperti, prendendo a spunto delle risoluzioni presentate da diversi rappresentanti delle varie formazioni politiche, audizioni durante le quali non sono mancati momenti di forte polemica fra Movimento 5 Stelle e minoranza. Intanto, il salario minimo legale è stato già bocciato da Confindustria, Confcommercio e Confartigianato, le quali puntano piuttosto sugli incentivi alla produttività.


Salario minimo legale, mercoledì riparte il tavolo tecnico


Passate le elezioni europee e le amministrative in circa 3.800 comuni, il Parlamento riprende le proprie attività ed anche la Commissione lavoro del Senato riparte da dove ci si era fermati, vale a dire dal disegno di legge che dovrebbe portare all’introduzione per legge del salario minimo orario. Mercoledì prossimo, prima ancora di procedere in Commissione, è previsto un nuovo tavolo tecnico al ministero del lavoro. Da una parte le confederazioni sindacali, dall’altra, verosimilmente, la presidente della Commissione, la pentastellata Nunzia Catalfo, titolare del disegno di legge in discussione, accompagnata dai tecnici del ministro Luigi Di Maio. L’ultimo incontro, presente anche il sottosegretario Claudio Cominardi, è servito a Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Cisal, Confsal ed Usb a puntualizzare le rispettive posizioni. La ricerca di un punto di equilibrio fra legge e contrattazione non è semplice, anche perché le stesse associazioni datoriali hanno espresso forti critiche sulla soglia a 9 euro lordi per la retribuzione minima, considerando che oggi alcuni contratti collettivi si posizionano al di sotto di tale livello. La partita, comunque, è ancora decisamente aperta, con la stessa Lega che, dopo aver presentato degli emendamenti al disegno di legge, ha preannunciato un intervento sotto il profilo fiscale in linea con le ipotesi di riforma complessiva del costo del lavoro e con quanto previsto sugli accordi di produttività.