Navalny ha annunciato che tornerà in Russia


Il ritorno del dissidente russo è previsto per il 17 gennaio

Alexei Navalny, il dissidente russo sopravvissuto ad un avvelenamento ad agosto, tornerà in Russia il 17 gennaio. Lo ha annunciato su Twitter. Quasi in contemporanea, il Servizio Penitenziario federale ha fatto ricorso al Tribunale distrettuale Simonov di Mosca, chiedendone l’arresto. Navalny avrebbe violato i termini della libertà condizionata che gli era stata concessa nell’ambito del caso “Ives Rocher”. Navalny è in Germania, dove è stato curato.


Da UE ok a prolungamento sanzioni alla Russia


La causa: l’annessione della Crimea 

L’Unione europea ha deciso di rinnovare e prolungare fino al 23 giungo del prossimo anno le sanzioni verso la Russia introdotte nel 2014 a seguito dell’annessione illegale della Crimea. «Dal 2014, la politica di sanzioni della Ue ha contribuito a scoraggiare l’aggressione russa contro l’Ucraina. Le sanzioni inviano un chiaro segnale: la Russia deve attuare pienamente gli accordi di Minsk», ha detto il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba, commentando la decisione presa dal Consiglio dell’UE.


I rapporti commerciali tra Italia e Russia


«Tradizionalmente i rapporti tra i nostri due Paesi sono stati sempre buoni, c’è stata sempre molta attenzione non solo per quanto riguarda le relazioni economiche, ma anche per gli interessi culturali. C’è una reciproca attenzione per le rispettive culture e questo è importante perché è un elemento che contribuisce a rendere ancora più solide le relazioni economiche e commerciali», così il presidente del Consiglio Giuseppe Conte alla vigilia dell’arrivo del presidente russo Vladimir Putin nella Capitale. In realtà i rapporti potrebbero essere stati anche migliori se solo l’Occidente non avesse deciso applicare sanzioni alla Russia per la guerra di Crimea, a cui ha seguito, di risposta, un embargo poderoso dal Cremlino verso una serie di prodotti europei, statunitensi, canadesi e australiani, vietando l’ingresso in Russia anche di prodotti simbolo del Made in Italy. Di conseguenza le esportazioni italiane verso il Paese sono diminuite notevolmente. Basti pensare che, come precisa la Coldiretti, nel 2017 le vendite verso la Russia sono state di circa otto miliardi di euro, tre miliardi in meno rispetto al 2013, anno precedente all’entrata in vigore delle sanzioni. Nel 2018 poi secondo il Sace, l’indicatore è diminuito ulteriormente del 4,5% attestandosi a 7,6 miliardi di euro, riflettendo soprattutto il -11,3% che ha interessato l’export di meccanica strumentale, il -4,1% che ha interessato la chimica e il -3% dell’abbigliamento. Fortunatamente per il 2019 il Sace si aspetta un rinvigorimento delle esportazioni verso Mosca del 6,1%, mentre prevede un +6,2% per il 2020, un +3,6% per 2021 ed un +3,8% per il 2022.


Il fallimento delle élite e il popolo sovrano


di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

Non sappiamo se è più sorprendente la scacciante vittoria di Volodymir Zelensky in Ucraina o, piuttosto, il fatto che tanti commentatori internazionali e nazionali siano sorpresi. Eppure, ormai dovrebbe essere chiaro a tutti che viviamo in un periodo fuori dagli schemi. Le élite, che finora avevano generato le classi dirigenti in mezzo mondo, non riescono più ad intercettare i bisogni delle persone. Si perdono nelle loro analisi, trovando perfino difficoltoso chiamare le cose con il loro nome, come è successo a Barack Obama e ad Hillary Clinton, per i quali l’attentato in Sri Lanka è contro gli adoratori della Pasqua che, detta così, sembra quasi una setta di periferia e non una comunità che raccoglie 2,4 miliardi di persone nel mondo. Accade oggi nella seconda più popolosa nazione della ex Unione sovietica, ma succede in ogni parte del mondo con una sempre maggiore frequenza. La gente comune non crede più alle promesse sul Sol dell’avvenire o sulla capacità del liberalismo di ridurre le disuguaglianze sociali, senza intervento alcuno da parte dello Stato o di qualsiasi altra entità nazionale o sovranazionale. Non si tratta neanche più di un voto di protesta. L’idea, molto consolatoria soprattutto per le élite, poteva reggere qualche tempo fa. Ora sarebbe errato ridurre il tutto quasi ad episodi di folclorismo, destinati ad essere assorbiti velocemente. Il comico che diventa presidente, del resto, è un must nel cinema ad ogni latitudine, ma spesso non ci si interroga su ciò che rappresenta il comico, su cosa ci sia sotto la scorza. È successo anche nel nostro Paese, con Beppe Grillo, il quale ha dato voce ad un malcontento sempre più pervasivo nella nostra società, il quale ha dato vita ad un movimento che è poi approdato in Parlamento e al governo. È successo prima con Silvio Berlusconi, per molti versi un uomo nuovo, non perché non fosse espressione della classe dirigente, ma perché era espressione di un diverso modo di essere classe dirigente. È successo negli Stati Uniti d’America con Donald Trump, imprenditore, ma anche personaggio di un format televisivo, cha ha avuto come protagonista in Italia Flavio Briatore, che si è inserito come un cuneo in uno scenario cristallizzato, mandando così in frantumi un cliché che aveva visto alcune grandi famiglie alternarsi, in prima o per interposta persona, alla guida del Paese. Succederà ancora, ad iniziare dalle prossime elezioni europee.

La schiacciante vittoria di Zelensky

Le prossime settimane saranno decisive. Unione europea e Russia saranno infatti chiamate a confrontarsi con un presidente del quale non si conosce assolutamente nulla. Volodymyr Zelenski, noto al momento soltanto per una fiction nel quale, per ironia della sorte, ha interpretato il ruolo di presidente contro la corruzione, ha sconfitto con il 73% delle preferenze il capo dello Stato uscente, Petro Poroshenko. Sul tavolo di confronto, la doppia questione della Crimea, già annessa alla Russia, e del Donbass, in mano ai separatisti filo Putin.


UGL, dalla Russia con successo


di Gian Luigi Ferretti
Relazioni Internazionali UGL

Con il Segretario generale dell’UGL, Francesco Paolo Capone ed il Vice segretario generale Giancarlo sono stato a Mosca per una breve, ma intensissima missione.  Un giorno e mezzo ricco di incontri in una città dal fascino irresistibile, bella da togliere il respiro, elegante, ordinata, pulita. Una città che trasuda cultura, dove, in un continuum storico impensabile da noi, coesistono con pari dignità l’impero zarista, l’Unione Sovietica e la democrazia forte d’oggi. La simpatia con la quale la nuova la nuova Russia guarda all’Italia è almeno pari a quella che gran parte degli italiani manifesta per Putin. Come dirigenti di una grande confederazione sindacale italiana abbiamo trovato spalancate le porte dei palazzi del potere. Siamo stati ricevuti dalla Commissione lavoro della Duma di Stato al gran completo, presieduta da quel giovane Yaroslav Nilov che a Mosca è considerato la punta di diamante del cambio generazionale che si sta programmando e preparando nell’ alveo della continuità post putiniana. Ci ha sorpreso e certamente inorgoglito l’interesse per le posizioni innovative dell’altro Sindacato, del Sindacato del terzo millennio manifestato dai nostri interlocutori, con i quali abbiamo concordato forme di collaborazione iniziando dall’organizzazione a breve di un convegno di approfondimento. Ha voluto incontrarci anche uno dei politici russi più importanti, Alexey Chepa, molto vicino al Presidente, per il quale cura gli aspetti più delicati di politica estera. Entrati nel suo studio subito dopo il Principe ereditario degli Emirati Arabi Uniti, abbiamo discusso a lungo di scenari internazionali e naturalmente dell’Italia. Non solo le grandi personalità, ma anche i giovani analisti, professori universitari e giornalisti incontrati ci hanno dimostrato di conoscere perfettamente la situazione politica italiana e abbiamo registrato un unanime apprezzamento per Matteo Salvini, popolarissimo in Russia.


In Russia, portando in alto la bandiera dell’Ugl


di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

Mentre il nostro Paese subisce un vero e proprio accerchiamento all’interno dei confini europei, con la bocciatura della manovra da parte della Ue, i giudizi negativi dell’Ocse, le speculazioni dei mercati e gli attacchi al Made in Italy, altrove si guarda con un positivo interesse all’Italia dal punto di vista culturale, sociale e politico, oltre che economico. Stavolta il riferimento è al gigante dell’Est, la Russia, partner naturale, ma penalizzato dalle sanzioni che limitano notevolmente il commercio italo – russo, con conseguenze negative per entrambi gli Stati. Per questo una delegazione del sindacato è partita alla volta di Mosca, per approfondire i contatti con la classe dirigente russa, realizzando incontri significativi, come quello con i membri della Commissione Lavoro della Duma, il Parlamento Russo, guidata dal presidente Nilo Yaroslav, con i quali l’Ugl ha avuto modo di confrontarsi sui reciproci sistemi di protezione sociale e di difesa del lavoro e dei diritti dei lavoratori. Molte le analogie e non dissimili i problemi, ad esempio nell’ambito previdenziale, con la riforma sistema pensionistico emanata recentemente dal governo russo. Sul fronte economico, c’è stata ampia condivisione in merito alle difficoltà che incontrano le molte imprese italiane che operano in Russia a causa delle sanzioni che limitano gli scambi tra i nostri Paesi. Una sintonia ed una reciproca disponibilità a collaborare che ha permesso di tracciare la realizzazione di studi e progetti su temi di comune interesse, già a partire dai prossimi mesi: ad inizio 2019, infatti, l’Ugl organizzerà un convegno italo – russo a Roma su “Lavoro e nuovi confini continentali”. Non solo. L’Ugl ha anche approfondito temi più prettamente politici, come i rapporti tra Usa, Europa e Russia, ora in una fase delicata e decisiva in cui si stanno creando nuovi equilibri. Argomenti rilevantissimi per le prospettive che aprono all’Italia, importanti per un sindacato che ha a cuore i complessivi interessi nazionali, date anche le ampie e profonde ricadute che tali equilibri rivestono dal punto di vista economico e quindi occupazionale e sociale. Ne abbiamo parlato con il vice presidente della commissione esteri della Duma, Alexey Chepa. Un’occasione importante, nel contesto della nuova dimensione internazionale del nostro sindacato, per difendere e portare in alto la bandiera dell’Ugl e dell’Italia tutta, delle sue imprese e dei suoi lavoratori.