Il Reddito di cittadinanza non va


Pochi i posti di lavoro creati, 39mila su un totale di 908mila potenziali

A conti fatti, se non un fallimento poco ci manca, soprattutto se andiamo a guardare la parte relativa all’occupazione: sono appena 39mila coloro che, beneficiari del reddito di cittadinanza, hanno trovato una occupazione finora; considerando che i disponibili a lavorare sono 908mila, parliamo di una percentuale del 4,4%. Numeri bassissimi, se consideriamo che complessivamente la manovra ha finora interessato 2,6 milioni di persone per un milione e 59mila famiglie. Molto al di sotto della aspettative la spesa effettiva. Nel corso dell’anno sono state impiegati 3,85 miliardi di euro con un avanzo addirittura di 1,8 miliardi, una cifra enorme che dovrebbe convincere il governo che, se vuole insistere sul reddito di cittadinanza, deve investire forte sui centri per l’impiego, sulle politiche attive e la formazione, tutti aspetti che oggi penalizzano fortemente l’intera platea dei disoccupati e non soltanto dei percettori del reddito di cittadinanza.


Reddito, i Puc non decollano


I comuni ancora non possono avviare i progetti utili alla collettività

A quasi un anno di distanza dal suo lancio – le prime domande furono infatti presentate il 6 marzo – il reddito di cittadinanza stenta a decollare, soprattutto per quanto riguarda la cosiddetta fase due, quella che dovrebbe portare all’inclusione della persona attraverso una occupazione presso un datore di lavoro privato oppure attraverso la partecipazione ai cosiddetti Puc, progetti utili alla collettività che dovrebbe sostituire i più conosciuti lavori socialmente utili. I numeri confermano la difficoltà dei centri per l’impiego a fungere da collegamento fra la persona disoccupata e l’impresa alla ricerca di figure professionali: le attivazioni rimangono, infatti, al di sotto della soglia del 4%. Non va bene neanche sul versante enti locali, dai quali dipende la definizione dei Puc. Soltanto ora, i comuni stanno iniziando a mettere nero su bianco le loro idee, in attesa del via libera della Corte dei conti sull’ammontare dei premi assicurativi Inail.


Reddito di cittadinanza, la macchina stenta sempre di più


Gli avviati ai progetti utili alla collettività presso i comuni sono solo 8mila

Lo scorso anno, di questi tempi, l’attenzione di tutti, addetti e non addetti ai lavori, era rivolta al ministero del lavoro, dove era in preparazione il decreto legge attuativo delle due misure principe della manovra di bilancio, vale a dire Quota 100 e Reddito di cittadinanza. Ebbene, a distanza di un anno, se il meccanismo sulle pensioni non ha conosciuto intoppi di sorta né ritardi nella erogazione di quanto spettante, con grande soddisfazione dei diretti interessati, sul versante del Reddito di cittadinanza non sono mancate polemiche, ritardi ed anche grandi delusioni, sia per quanto attiene all’ammontare stesso dell’integrazione reddituale sia con riferimento alla fase due, quella che dovrebbe portare all’unica vera inclusione possibile, che è quella lavorativa. Ebbene, finora i numeri sono molto deludenti. Sui circa 900mila beneficiari del Reddito di cittadinanza potenzialmente attivabili, quelli che hanno già trovato un qualche tipo di impiego sono all’incirca il 3,6%, quindi poco più di 30mila. A questi, ora si aggiungono i quasi 8mila che potranno essere impiegati dai comuni in lavori di pubblica utilità, ora definiti Puc, progetti utili alla collettività, fino ad otto ore settimanali senza ulteriore integrazione al reddito per le stesse persone coinvolte, le quali sono prive di competenze spendibili sul mercato del lavoro. Le regioni maggiormente interessate sono l’Emilia Romagna, la Campania e la Sicilia.


Reddito, poco lavoro per i beneficiari


Contratti per appena il 3,6% del totale dei quasi 800mila attivabili

Nonostante i navigator, la performance dei centri per l’impiego non migliora assolutamente, a conferma di limiti strutturali che non possono essere superati con misure spot. I dati appena forniti dall’Anpal non permettono voli pindarici, nonostante un tentativo di camuffare i risultati, puntando sull’incremento che si è registrato fra ottobre e dicembre. Sono 28mila i beneficiari del reddito di cittadinanza che hanno ottenuto un contratto di lavoro; in pratica, parliamo di circa il 3,6% del totale degli avviabili al lavoro che sono poco più di 791mila su quasi 2,4 milioni di persone coinvolte nell’intero programma. Poco cosa, quindi; volendo, però, essere ottimisti, occorre segnalare come i contratti di lavoro sono cresciuti del 63% in due mesi. I centri per l’impiego scontano un altro grande limite, oltre a quello della carenza di personale: la scarsa propensione delle aziende ad utilizzare questo canale. Meglio la partita di calcetto, come disse Poletti a suo tempo.


Sognando in regalo un lavoro stabile


Reddito di cittadinanza, ne beneficiano in 2,3 milioni; la sfida occupazione

Capita che siano i bambini ad affidarsi a Babbo Natale, anche per chiedere qualcosa che gli adulti non vogliono o non possono chiedere, com’è il caso dei figli dei dipendenti della sede di Napoli di Whirlpool; capita anche che ci siano degli adulti che s’interrogano quotidianamente su quale sia il regalo più importante: un lavoro o, comunque, una qualche forma di sostegno economico. È la stessa domanda che si pongono tutti coloro che stanno beneficiando del reddito di cittadinanza, la misura portata in regalo con la passata legge di bilancio ed entrata a regime all’inizio di marzo con le prime domande presentate. Gli ultimi dati disponibili sul reddito di cittadinanza indicano in 890mila i nuclei coinvolti per 2,3 milioni di persone e un importo medio di 522 euro, un primo timido segnale contro la povertà. Nei desiderata di tanti, rientra sicuramente una chiamata dei centri per l’impiego per un’assunzione stabile, cosa ancora molto rara.