RdC, numeri poco chiari


Da approfondire il fatto che si tratta spesso di nuclei con una sola persona

Il Covid-19 sta avendo un fortissimo impatto su tanti aspetti della vita quotidiana, ad iniziare naturalmente dalla tenuta delle famiglie, alle prese con una fortissima contrazione dei posti di lavoro. Secondo gli ultimi dati Inps, a gennaio, circa le famiglie che hanno percepito il reddito di cittadinanza sono state circa 1,2 milioni, per un totale di 2,8 milioni di persone coinvolte ed un importo medio di 573 euro per nucleo familiari. Numeri importanti, quindi, ma che devono far riflettere, in quanto si tratta spesso di nuclei familiari composti da una sola persona o due al massimo, un aspetto su cui riflettere, in quanto potrebbe nascondere delle situazioni poco chiare. In molti enti locali, infatti, si segnalano movimenti di residenza, all’interno dello stesso comune, poco chiari e che potrebbero nascondere tentativi di eludere la normativa che, almeno sulla carta, è oggettivamente stringente. Temi sicuramente noti al ministro Orlando.


Aumentano i percettori di RdC


La misura assistenziale coinvolge un milione e mezzo di beneficiari

Un milione e mezzo di prestazioni erogate, per un totale di 1,25 milioni di nuclei familiari coinvolti, che corrispondono, tra beneficiari diretti e familiari, a quasi tre milioni di persone. A causa della crisi economica, cresce il numero di percettori di Reddito o Pensione di cittadinanza (per gli over 67) oppure di Rem, il Reddito di Emergenza istituito per fronteggiare la crisi Covid. Le stime sono state pubblicate dall’Osservatorio statistico dell’Inps e si riferiscono a dicembre 2020, quando si è registrato un incremento del 3,3% di prestazioni erogate rispetto al mese precedente. L’importo medio di della misura è di 528 euro mensili, con solo il 15% degli aventi diritto con un assegno superiore agli 800 euro. La maggioranza dei percettori, il 61%, risiede nel Mezzogiorno, il 23% al Nord, il 16% al Centro. L’85% dei beneficiari è di cittadinanza italiana, il 9% di provenienza extra-comunitaria, il 5% di cittadinanza straniera di un Paese Ue.


Politiche attive, macchina ancora ingolfata


Al via la Garanzia di occupabilità, ma sono tanti i nodi da sciogliere

In attesa di capire come evolverà la crisi di governo e quali effetti potrebbe avere sulle strategie complessive in materia di lavoro, si affaccia una novità con la legge di bilancio. Dopo le tante richieste di rafforzare le politiche attive – la prima, in ordine di tempo, è stata della Ugl, a seguire sono poi arrivate anche Cgil, Cisl e Uil -, è in rampa di lancio la garanzia di occupabilità per i lavoratori, in sigla Gol, lo strumento che dovrebbe assicurare un percorso di riqualificazione professionale alle persone che ne hanno bisogno. E proprio qui si pone un primo problema, in quanto con l’avvento del reddito di cittadinanza alcuni strumenti prima disponibili per l’intera platea di disoccupati sono stati riservati esclusivamente ai percettori del reddito di cittadinanza. La ministra del lavoro, Nunzia Catalfo, ha anticipato alla stampa che l’intenzione è quella di estendere lo strumento in maniera massiva, per cui disoccupati, percettori del reddito di cittadinanza, ma anche lavoratori in cassa integrazione, i quali peraltro, almeno in parte, dovrebbero essere coinvolti nei progetti di riqualificazione finanziati con il fondo nuove competenze. Insomma, la macchina sembra muoversi, però in maniera oggettivamente poco agile, tanto che è complesso pensare a risultati in tempi rapidi, come sarebbe necessario, vista la pesante crisi da Covid-19 con la crescita esponenziale di posti di lavoro a rischio.


RdC, controlli e lavoro al palo


Intanto il governo è alla ricerca di due miliardi di copertura aggiuntiva

Come anticipato dalla Ugl nel corso della audizione parlamentare, allo stato dell’arte e tenendo conto delle tendenze in atto, le risorse per il reddito di cittadinanza non saranno sufficienti a coprire tutta la potenziale platea per il prossimo anno. Se ne sono resi conto anche dalle parti del ministero dell’economia, tanto che sta circolando la voce, ripresa dai quotidiani, che il governo sarebbe pronto a mettere sulla bilancia altri due miliardi di euro. Intanto, però, mentre crescono le domande – in molti casi, siamo già alla seconda tornata di domande -, rimangono al palo i controlli, ancora molto saltuari, e, soprattutto, la ricerca di nuova occupazione sia presso datori di lavoro privati che nei cosiddetti Puc, gli ex lavori di pubblica utilità in favore dei comuni ove risiede il percettore del reddito di cittadinanza. I centri per l’impiego, infatti, appaiono largamente impreparati ad indirizzare le persone e a collaborare con gli enti locali.


Reddito di cittadinanza, correttivi in vista


I sindacati spingono per aprire il confronto, mentre la spesa schizza in alto

Più che una riflessione su cosa non ha funzionato, quanto sta venendo fuori, sotto forma di indiscrezioni, sembra un tentativo del governo di ridurre l’impatto finanziario che il reddito di cittadinanza ha e avrà sulle casse dello Stato. Il punto di partenza è dato dal sostanziale fallimento della parte del reddito di cittadinanza relativo all’inclusione lavorativa, un aspetto sul quale ha inciso soltanto in parte l’emergenza Covid-19. Come noto, il reddito di cittadinanza ha una parte assistenziale di sostegno al reddito ed un’altra di attivazione dei beneficiari per uscire dal dramma della povertà e della inoccupazione. A causa della pandemia, il governo ha deciso lo stop alle condizionalità, per cui i percettori del reddito hanno potuto rifiutare una occupazione senza perdere il sussidio. Questa, però, è stata soltanto l’ultima goccia, in quanto già prima si era accumulato un ritardo enorme sia verso i datori di lavoro privati che verso gli enti locali. Ora, a fronte di una spesa che potrebbe schizzare a dieci miliardi di euro, potrebbero essere adottati dei correttivi alle modalità di fruizione. Si parla con insistenza di un sussidio ridotto per le persone immediatamente occupabili che sarebbe così spinte ad accettare le eventuali offerte di lavoro. L’opposizione insiste invece su regole più stringenti sulle condizionalità, mentre i sindacati, dalla Cgil alla Ugl, spingono per la ripresa del confronto.


Reddito di cittadinanza, il lavoro stabile è un sogno


Crescono gli occupati, ma quasi sempre con contratti a breve scadenza

Mentre non accenna a placarsi la polemica a distanza fra il presidente di Anpal, Domenico Parisi, e larga parte del mondo politico, non solo dell’opposizione, ma anche all’interno della stessa compagine di maggioranza – una polemica, è opportuno chiarire, che investe soprattutto il mancato operato del suo numero uno che l’Agenzia nel suo complesso che, viceversa, come ha evidenziato l’Ugl anche in occasione della videoconferenza con la ministra Nunzia Catalfo sta dando prova di efficienza nei suoi vertici amministrativi -, arrivano i dati relativi al reddito di cittadinanza. Visto il volume delle famiglie coinvolte, si tratta di numeri che, come al solito, possono essere letti in mille modi diversi. Al 31 ottobre scorso, i beneficiari del reddito di cittadinanza tenuti a sottoscrivere il patto per il lavoro erano poco meno di 1,4 milioni; di questi poco più di 350mila sono stati successivamente impiegati in un rapporto di lavoro. In circa due mesi, quindi, la percentuale di coloro che hanno fatto almeno un giorno di lavoro è cresciuta dal 18,7% al 25,7%. La questione, però, è sempre la stessa: si tratta in larga di lavoro a tempo determinato, tanto è vero che i contratti di lavoro attivi, sempre al 31 ottobre, erano solo 192mila. I contratti a tempo indeterminato rappresentano appena il 15,4%, nonostante gli incentivi fiscali e contributivi. Poco più del 9% dei contratti a tempo determinato ha una durata superiore all’anno.