Recovery fund, Draghi: «Non sprecare le risorse»


L’ex presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, parlando al Corriere della Sera, è stato chiaro: se le risorse del recovery fund «saranno sprecate, il debito alla fine diventerà insostenibile perché i progetti finanziati non produrranno crescita». Al contrario, se i tassi di rendimento dei progetti fossero elevati e tali da giustificare l’investimento pubblico, allora la crescita arriverebbe e diventerebbe il fattore decisivo per la sostenibilità del debito».


SPENDETELI BENE


Raggiunto un compromesso al Consiglio Ue. Ora potrà partire il piano di rilancio post-pandemia: Recovery fund e Next Generation Eu, per un totale di 1.800 miliardi di Euro. Per l’Italia 209 miliardi di Euro

Una soluzione di compromesso sullo “Stato di Diritto”. Il meccanismo che prevedeva la sospensione dell’erogazione dei fondi europei per i Paesi che, ad avviso di Bruxelles, non avessero rispettato i “valori europei” non potrà essere avviato fino alla pronuncia della Corte di giustizia dell’Unione sulla legittimità di questo strumento, onde evitare decisioni arbitrarie da parte della Commissione. Polonia e Ungheria già lasciano presagire una lunga battaglia legale sulla questione per vederla definitivamente archiviata dalla Curia europea. Nel frattempo, però, la proposta, avanzata sotto l’egida della Germania e della Cancelliera Merkel nel semestre di presidenza tedesca, è stata giudicata accettabile dai due “dissidenti”. Una «vittoria del buon senso» secondo il Premier ungherese Viktor Orban. Sono quindi caduti i veti sul bilancio Ue ed è stato approvato il piano di rilancio dell’Unione, Recovery fund e Next Generation Eu. Accordo raggiunto, quindi, fra tutti e 27 gli Stati membri, almeno per ora. Prende così il via il piano economico colossale, 1.800 miliardi di euro, finanziato per la prima volta attraverso l’emissione di debito comune, volto ad innescare la ripresa economica in un’Europa in profondissima crisi dopo la pandemia di Covid-19. All’Italia, primo beneficiario del piano, spetteranno 209 miliardi, nell’arco dei prossimi sette anni. Soddisfazione da parte del nostro Governo e di Giuseppe Conte: «Ora avanti tutta con la fase attuativa: dobbiamo solo correre!». A livello nazionale l’opposizione e in particolare il leader della Lega Salvini ha chiesto un incontro a Conte, anche per discutere dell’utilizzo delle risorse europee, mentre all’interno della maggioranza già sono molte le polemiche su come dovranno essere spesi i fondi e su chi dovrà occuparsi della loro gestione, tra Esecutivo, cabina di regia o task force. Siamo solo all’inizio, nella speranza che le risorse siano utilizzate presto e soprattutto bene: l’Italia ne ha più che mai bisogno.


ACQUA ALTA IN CDM


Conte prende ancora tempo: acqua alta in Cdm sul Recovery Fund. Meglio (per lui) evitare una spaccatura di Governo prima di presentarsi a Bruxelles, giovedì e venerdì, per il Consiglio europeo. A mani quasi vuote

Terminato il confronto di oggi in Parlamento sulla riforma del Mes, si sarebbe dovuto svolgere un Cdm sul Recovery Fund e invece, quella di stasera, sarà molto probabilmente una “semplice” riunione di Governo. Così, il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, eviterebbe di presentarsi a Bruxelles, in occasione del Consiglio europeo di domani e dopodomani, con un esecutivo spaccato, in via di dissoluzione, a causa del dissenso di Italia Viva sulla governance con la quale gestire le risorse europee del Recovery Fund. Prendere tempo – ancora altro che si aggiunge al ritardo nel presentare il piano di rilancio e al veto di Polonia e Ungheria – per cercare «un punto di mediazione» può essere per Conte una soluzione. Ma la spaccatura è plateale, resterà “agli onori delle cronache”, tanto che a Bruxelles c’è preoccupazione. Conte infatti arriverà giovedì e venerdì disarmato: con un sì, strappato a forza, sulla riforma del Mes e con un (altro) nulla di fatto sul Recovery. Rischio rottura? «Spero proprio di no, ma temo di sì», ha detto il leader di Italia Viva Matteo Renzi. Il nodo è la struttura della cabina di regia o task force, che Italia Viva ritiene come una sorta di commissariamento dei ministri, con super poteri al premier e potere di sostituzione in mano ai 6 manager nel caso di inadempienza delle amministrazioni. «Perché insistere su una misura che sostituisce il governo con una task force, la seduta del Parlamento con una diretta Facebook e che, addirittura, pretende di sostituire i Servizi segreti con una fondazione privata voluta dal premier? È una follia. Noi abbiamo mandato a casa Salvini per non dargli i pieni poteri, ma non è che i pieni poteri li diamo a Conte». Il paradosso, in effetti, è avocare a sé maggiori poteri e circondarsi di una cabina di regia con 6 manager e probabilmente 90 tecnici, sostitutivi di alcuni ministri. Le parole di Renzi e le minacce delle sue ministre e parlamentari restano agli atti. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in caso di caduta del Governo, non sarebbe disposto a un rimpasto, ma a un ritorno alle urne. Tutto si rispecchia incredibilmente con l’acqua alta a Venezia, che senza azionamento del Mose ha di nuovo allagato strade, piazze, chiese, negozi e imprese già in difficoltà: troppo lunghi (48 ore) i tempi per attivarlo, imprecise e intempestive le previsioni meteo, troppo lunga la catena di comando.

 


Recovery fund, accordo tra Varsavia, Budapest e Berlino


Ad annunciarlo, secondo Bloomberg, è stato il vicepremier polacco

Secondo quanto riportato da Bloomberg, l’Ungheria, la Polonia e la Germania avrebbero raggiunto un compromesso per far sì che i due Paesi superino il veto e sbloccare così il bilancio europeo e di conseguenza il Recovery fund da 750 miliardi di euro. Ad annunciarlo è stato il vice premier polacco Jaroslaw Gowin, secondo il quale nell’intesa raggiunta con la presidenza tedesca pensa si possano includere le altre 24 capitali entro venerdì. Stando a quanto riferito dal ministro della Polonia per i rapporti con l’Unione europea, «la presidenza tedesca ha dato ragione all’esecutivo polacco e ha modificato il contenuto del provvedimento» riguardante lo stato di diritto.


A DOPODOMANI


Oggi Consiglio dei Ministri sulla task force già slittato a mercoledì sera. Sul Mes qualche problema di numeri in Senato.

Creare suspance tra Recovery Fund e Mes? Con questa maggioranza si può. Siamo infatti all’ennesima «settimana decisiva» per il Governo e per la tenuta della maggioranza. Oggi il Consiglio dei Ministri si è riunito con due ore di ritardo rispetto al programma per la governance della struttura o task force che dovrà gestire i 209 miliardi del Recovery Fund. Mercoledì in Parlamento si voteranno le risoluzioni in vista del Consiglio europeo, di giovedì e venerdì, sulla riforma del Mes. È guerra all’interno della maggioranza, tra «maggioranze nella maggioranza», Italia Viva, e dissidenti del M5s. Il Governo rischia di cadere? Sul Recovery Fund protagonista è Matteo Renzi con la sua Italia Viva, che stanotte ha abbandonato prima ancora che finisse una riunione di maggioranza, ma anche il Pd ci ha messo del suo. Il punto è che i 6 manager della task force, muniti di 90 tecnici, potranno avere poteri sostitutivi sulle amministrazioni inadempienti. I ministri renziani non sono disposti a votare “al buio”, scelte e modifiche non sono state infatti condivise ma solo conosciute attraverso le indiscrezioni apparse sui mezzi di informazione. Risultato? Il cdm di oggi sarà un confronto sull’intera partita del Next Generation Eu, a cominciare dalle risorse dalle sei macroaree che definiscono il Recovery plan italiano. Ma il via libera definitivo alla cabina di regia chiamata a gestire le risorse, con Italia Viva sulle barricate, dovrebbe arrivare solo nella serata di mercoledì, se non nella notte.

Sul Mes, altra grande preoccupazione per il confronto in Parlamento, la maggioranza può facilmente traballare in Senato: Forza Italia non aiuterà il Governo a far passare la riforma (non l’utilizzo), perché «le indicazioni del leader sono precise. Noi siamo favorevoli all’utilizzo della linea sanitaria del Mes, che è vantaggiosa per l’Italia, e siamo contrari al trattato di riforma», ha spiegato il vice presidente Antonio Tajani. Il problema vero sono una cinquantina di senatori M5s. In queste ore e fino a mercoledì, disperati tentativi di mediazione. Ma che governo è quello che per stare in piedi ha bisogno dei voti dell’opposizione? Intervistato da Radio24 stamattina il ministro per il Sud, Giuseppe Provenzano, ha preconizzato: «Ci sarà la maggioranza. Il premier non può andare in Europa senza un mandato chiaro di una maggioranza parlamentare». Ha poi aggiunto: «Chi si assume questa responsabilità ne trarrà le conseguenze. Vedremo cosa succederà dopodomani».

 

 

 


LA CARICA DEI 300


Recovery Fund: un’altra task force per gestire i 209 miliardi in arrivo dall’Ue. Conte al Corsera: non c’è alcun gelo con il leader del Pd, Nicola Zingaretti, «sulla cabina di regia a tre». «Coinvolgeremo tutto il Parlamento»

Serve a blindare il Governo da un eventuale rimpasto o a prendere (perdere) tempo? C’era da aspettarselo, e magari è stato già messo in conto, che l’idea del presidente del Consiglio sulla gestione del Recovery Fund ovvero la struttura piramidale con in cima la cabina di regia “a tre” composta dallo stesso Conte con i ministri Gualtieri e Patuanelli e, a scendere, sei manager per gestire i sei capitoli in cui si divideranno i 209 miliardi in arrivo dall’Ue e, ancora a scendere, ognuno dei sei manager con a disposizione 50 tecnici (totale 300), suscitasse grandi polemiche. Idea che sarebbe già il risultato di una mediazione, meglio di un braccio di ferro sotterraneo nel Governo. Non basta, Conte al Corriere della Sera ha riferito che «stiamo anche pensando a un comitato di garanzia, che sovrintenda all’attuazione dei progetti e verifichi che le cose stiano andando bene». Il ministro Enzo Amendola, “invitato” alla task force come punto di collegamento con la UE, ha fatto sapere a nome del PD che si lavora «coesi» su questa traccia di governance. Mentre al Commissario Ue agli Affari Economici, Paolo Gentiloni, sempre PD, lo schema piramidale «mi sembra esagerato». Perché? «La cosa che l’UE ha chiesto con maggior forza – ha spiegato Gentiloni a “Mezz’ora in più” su Rai 3– in questi mesi è: cerchiamo non soltanto di tirare fuori le priorità ma anche soluzioni organizzative che consentano di assorbire le risorse europee». Per Italia Viva la task force è un «commissariamento» dei ministri, oltre che uno spreco di risorse. Ma si dice che anche le truppe parlamentari della maggioranza vorrebbero più voce in capitolo. D’accordo o non d’accordo, una decisione sulla governance del Recovery andrà presa entro una decina di giorni, quando il governo dovrà tradurre le regole di gestione dei fondi in arrivo dall’Europa in una norma da inserire nella legge di bilancio, con un emendamento. Si dovrebbe nel frattempo svolgere domani una nuova riunione tra Conte e i capi delegazione dei partiti di maggioranza, nonché i ministri più coinvolti nel dossier, per fare il punto sul Recovery Fund. Resterà in piedi l’idea della piramide? Addirittura secondo l’esponente del Pd Matteo Ricci, vicepresidente dell’ANCI e Sindaco di Pesaro, dovrebbe comprendere anche i sindaci (e le poltrone si moltiplicano), mentre secondo il capogruppo di Forza Italia alla Camera, Maria Stella Gelmini, appare a tutti gli effetti come «un esproprio del Governo e del Parlamento».