Quota 100, sono 151mila le domande già accolte dall’Inps


Il presidente Tridico conferma che è in atto un ricambio generazionale

Quota 100 sta avendo un indubbio successo. Finora, ed è passato appena un anno dal provvedimento, l’Inps ha infatti accolto già 151mila domande, di cui 75mila nel lavoro privato dipendente, 40mila nel settore pubblico e 34mila fra gli autonomi, una platea, quest’ultima, spesso dimenticata, ma che ha un peso specifico importante nel tessuto produttivo nazionale. A parlare esplicitamente di sblocco e di ricambio generazionale in atto, è stato il presidente dell’Istituto previdenziale, Pasquale Tridico, secondo il quale si è messo in moto un meccanismo positivo, aggiungendo: «I 4mila laureati entrati all’Inps sono bravissimi, sono delle schegge, hanno voglia di lavorare», naturalmente senza nulla togliere ai tanti dipendenti pubblici che quotidianamente svolgono il loro lavoro con abnegazione e disponibilità. Tornando a Quota 100, verosimilmente, in molti stanno cercando di capire cosa potrà succedere nei prossimi mesi. Il governo, al momento, ha assicurato che la sperimentazione andrà avanti fino alla sua naturale scadenza, fissata al 31 dicembre 2021. Senza interventi normativi, dal 1° gennaio 2022, tornerà ad applicarsi la Fornero, con uno scalone potenziale di quattro o cinque anni, per cui potrebbe esserci una corsa ad uscire oppure a farsi certificare dall’Inps il possesso dei requisiti richiesti, condizione per poter posticipare l’uscita anche dopo la scadenza del 2021, salvo novità.


L’OCSE attacca Quota 100: «Va rivista»


In Italia c’è «la necessità di limitare i sussidi ai pensionamenti anticipati e di attuare adeguatamente il collegamento dell’età di ritiro alla speranza di vita». A dirlo è l’OCSE nel Rapporto annuale sui sistemi previdenziali, nel capitolo dedicato al nostro Paese. Secondo l’Organizzazione parigina, che è tornata a criticare Quota 100, introducendo la misura il Paese ha fatto «retromarcia rispetto alle recenti riforme». Ad oggi, spiega l’OCSE; l’età pensionabile in Italia è a 62 anni, più o meno due anni prima della media OCSE, di conseguenza la spesa per il sistema pensionistico, pari al 16% del PIL, è più alto che nel resto dell’area, per questo nel Rapporto l’OCSE invita il nostro Paese ad «aumentare l’età effettiva di ritiro dal lavoro».


Quota 100: governo sempre diviso


Soltanto alla fine del percorso della legge di bilancio, e quindi a dicembre inoltrato, si saprà se a vincere sono stati coloro che hanno continuato a sostenere Quota 100 o se, piuttosto, sono stati coloro che hanno voluto cancellare la norma. L’esecutivo continua, infatti, ad essere molto diviso sull’argomento previdenza, nonostante che, dopo l’Ugl, anche Cgil, Cisl e Uil si sono unite nella difesa della misura che permette un’uscita anticipata dal lavoro almeno fino al 31 dicembre del 2021. I numeri confermano l’impatto positivo che Quota 100 ha avuto sulla platea dei lavoratori, considerando soprattutto che la scelta è assolutamente volontaria. Stanno però avendo un significativo riscontro anche le altre misure previdenziali. Secondo i dati anticipati dal Sole 24 Ore, sono oltre 28mila le domande relative alla pace contributiva e al riscatto agevolato della laurea, due aspetti di cui si parla meno, nonostante gli indubbi vantaggi.


Mai così pochi pensionati


Nel 2018 il numero dei pensionati è il più basso degli ultimi 22 anni: 16.004.503. Questo l’esito del VII “Rapporto sul Bilancio del Sistema Previdenziale italiano 2018”, realizzato dal Centro studi “Itinerari Previdenziali”, guidato da Alberto Brambilla, che analizza i dati economici e demografici dal 1997 al 2018. Le cause: la cancellazione di pensioni erogate in giovane età e le riforme degli ultimi 27 anni.


No ad interventi su quota 100


Anche Cgil, Cisl e Uil si allineano alla posizione più volte espressa dalla Ugl: no a qualsiasi ipotesi di abolizione di quota 100, lo strumento sperimentale che, almeno fino al 31 dicembre del 2021, permetterà ai lavoratori in possesso di determinati requisiti anagrafici e contributivi di andare in pensione anticipatamente rispetto alle scadenze previste della legge Fornero. Maurizio Landini, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo sembrano, quindi, rompere gli indugi e venire sulla linea tracciata da tempo da Paolo Capone che ha sostenuto quota 100 già alla vigilia della scorsa manovra di bilancio. Da fonte governativa trapelano, intanto, notizie contrastanti. Perché, se da una parte, si afferma che quota 100 andrà in scadenza con il termine della sperimentazione triennale, dall’altra, non si escludono possibili interventi correttivi che potrebbero colpire i requisiti o le finestre di uscita con il rischio di creare nuovi esodati.


Via Quota 100? Pericolo nuovi esodati


Alle viste potrebbe stagliarsi una nuova ed ancora più pesante vicenda esodati. Il grido di allarme, alla luce dei fatti e delle indiscrezioni che la stampa raccoglie quotidianamente, non è campato in aria: al ministero dell’economia starebbero studiando una serie di opzioni per trovare i soldi necessari per la prossima manovra di bilancio. E fra le opzioni in campo, anche se il neo ministro Gualtieri prova a gettare acqua sul fuoco, vi sarebbe anche quella di rivedere o tagliare Quota 100, la misura introdotta nel gennaio scorso su impulso, in particolare, della Lega. Come noto, la legge di bilancio, per superare le peggiori storture della riforma Fornero, ha previsto un meccanismo di uscita anticipata che poggia su due paletti: l’età anagrafica, minimo 62 anni, e l’anzianità contributiva, almeno 38 anni. Ebbene, su queste basi, molte aziende, dal credito all’industria, hanno sottoscritto degli accordi collettivi ed individuali tenendo conto del fatto che le regole trovano applicazione almeno fino al 31 dicembre 2021. Ora, modificare i requisiti in corso d’opera o ridurre il periodo di sperimentazione avrebbe un effetto devastante sulla vita di diverse migliaia di lavoratori che magari stanno fruendo di un periodo di scivolo che potrebbe, però, a quel punto, non essere più sufficiente per raggiungere l’agognata pensione. Insomma, il rischio nuovi esodati torna ad essere concreto, uno spettro che si aggira per i palazzi del governo.