Istat, Costruzioni: crolla la produzione a febbraio

A febbraio l’indice relativo alla produzione nelle costruzioni, calcolato dall’Istituto nazionale di statistica, ha registrato un crollo di 3,4 punti percentuali dopo l’aumento marcato che ha interessato il mese precedente. Rimane in territorio positivo l’indice trimestrale, per il quale l’Istat indica un +3,2% rispetto al periodo precedente. Per quanto riguarda invece il confronto annuo, l’istituto segnala una diminuzione di tre decimi per l’indice corretto per effetti dei calendario e un aumento dello 0,7% per l’indice grezzo.

Scende ancora il Pil

La Confcommercio prevede che alla fine del 2019 la crescita economica dell’Italia sarà pressoché nulla, allineando le proprie stime a quelle già diffuse da altri enti ed istituzioni. Per quest’anno l’associazione di categoria indica infatti un aumento del PIL dello 0,1%, contro il +0,3% avanzato nelle previsioni di marzo. Limata anche la crescita per il 2020, dal +0,5% al +0,3%. L’andamento dell’economia italiana rimane quindi piuttosto debole, basti pensare che secondo la Congiuntura Confcommercio diffusa la scorsa settimana, ad ottobre il PIL ha registrato una variazione mensile nulla e un aumento di appena un decimo di punto rispetto allo stesso mese del 2018, mentre rimane ferma al +0,1% la stima relativa al terzo trimestre. Un lieve miglioramento è invece previsto per i consumi e per gli investimenti: a fine anno dovrebbero segnare rispettivamente un +0,4% e un +2,3% per poi rallentare a +0,3% e +0,6% alla fine del 2020. «Oggi stiamo vivendo una fase di stagnazione della nostra economia e il 2020 sarà ancora un anno molto difficile – ha avvertito il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli – Le maggiori preoccupazioni per il nostro Paese vengono dal versante interno che sconta le conseguenze della prolungata assenza di crescita, a causa dei deficit strutturali che frenano la competitività del Paese, intrappolandone le migliori energie. Tornare subito a crescere è, dunque, una strada obbligata».

Imprese: bene, ma non benissimo

Secondo l’ultima indagine dell’Istat sul panorama imprenditoriale italiano sono 4,4 milioni le imprese attive nel nostro Paese nei settori dell’industria e nei servizi di mercato, per un totale di occupati pari a 16,5 milioni di unità. Stando all’analisi, sono quattro anni consecutivi che il valore aggiunto delle imprese attive nei due settori citati si mostra in crescita: tra il 2013 ed il 2014 si è registrato infatti un +1,5%, tra il 2014 ed il 2015 un +4%, tra il 2015 ed il 2016 un +4,8% e tra il 2016 ed il 2017 un +3,9%. Un contributo importante è stato fornito senza dubbio dai gruppi d’impresa. Alla fine del 2017 erano 219.769 le imprese organizzate in gruppi d’impresa – dando lavoro a 5,7 milioni di addetti – e hanno generato il 56,7% del totale del valore aggiunto, registrando una crescita del valore aggiunto stesso del 5,8% (+6,2% invece per il margine operativo lordo). Nonostante questi risultati però, secondo l’Indagine sulle aspettative di inflazione e crescita di Bankitalia, «le valutazioni sulle condizioni operative della propria impresa restano negative, soprattutto nell’industria in senso stretto, sono invece in miglioramento i giudizi sulle prospettive a breve termine della domanda, nonostante una minore crescita delle esportazioni». Anche se in miglioramento, rimangono sfavorevoli i giudizi delle imprese sulla situazione economica generale. Anche l’Istat a settembre ha certificato un nuovo indebolimento del clima di fiducia generale delle imprese, causato principalmente dal sentiment delle imprese manifatturiere e da quelle del commercio.