Lavoro agile, l’esperienza prosegue anche nei prossimi mesi

Il decreto Semplificazioni rimanda a delle linee guida sulla privacy e la sicurezza

L’anticipazione era già nel Cura Italia e nel decreto Rilancio, laddove è contenuta la previsione che aggancia lo smart working alla durata dello stato di emergenza. Gli stessi articoli dei due provvedimenti legano il lavoro agile alla data del 31 luglio, con la conseguenza che la proroga dello stato di emergenza, di per sé, non è sufficiente né per l’azienda né, tanto meno, per il lavoratore coinvolto. Nello scenario che si è venuto a creare, occorre pertanto che vi sia un atto formale con il quale l’azienda comunica all’Inps e al dipendente l’eventuale proseguimento dell’esperienza di lavoro agile anche per i prossimi mesi. La cosa vale sia per il settore privato che per il pubblico impiego, senza particolari distinzioni. Le pubbliche amministrazioni, intanto, dovrebbero aver iniziato a ragionare sul dopo-emergenza. Gli emendamenti apportati al decreto Rilancio prevedono infatti la definizione del cosiddetto Pola, il Piano operativo per il lavoro agile, con il coinvolgimento di almeno il cinquanta per cento dei dipendenti che, almeno potenzialmente, potrebbero operare senza particolari problemi da remoto. Anche il recente decreto Semplificazioni interviene sullo smart working, andando a toccare un punto finora sottovalutato, quello del rispetto della privacy e della cybersicurezza nei casi in cui il dipendente pubblico utilizza strumentazione propria e non fornita dall’amministrazione.

Facebook, multa di 5 miliardi

Stando a quanto annunciato dalla Federal Trade Commission (l’Autorità garante della privacy negli Stati Uniti), per chiudere la disputa sulle violazioni della privacy Facebook ha patteggiato una cifra record di cinque miliardi di dollari, il 9% dei ricavi totali che l’azienda ha realizzato nel 2018. È la sanzione più elevata mai inflitta ad un colosso della tecnologia e quasi venti volte più pesante della multa più alta mai comminata per lo stesso motivo.

“Big Data e Privacy”, coniugare lo sviluppo tecnologico con la tutela dell’individuo

di Augusto Ghinelli Segretario Confederale dell’Ugl

Augusto Ghinelli, segretario confederale UglQuesta mattina ho partecipato al Convegno “Big Data e Privacy”. Gli autorevoli relatori si sono confrontati in tre sessioni tematiche: “La nuova economia fondata sui dati” – Relatori Giulio Tremonti e Franco Bernabè; “Dal profilo dei consumatori al profilo dei cittadini” – Relatori Ilvo Diamanti ed Enrico Giovannini; “Le tre grandi sfide: Open Data, Genomica, intelligenza artificiale” – Relatori Stefano Ceri e Diego Piacentini.
Dal dibattito sono emerse tutte le problematiche che, adesso e in futuro, sono e saranno generate dalle interconnessioni a livello globale dei dati personali sul web, conducendo inesorabilmente verso un pericoloso e incontrollabile decadimento della privacy. Questo significherà anche una profonda metamorfosi dei rapporti a tutti i livelli, da quelli personali a quelli commerciali, fino ad arrivare a influenzare la geopolitica attraverso l’uso dei dati sensibili da parte delle numerose Intelligence, governative e non solo.
Consegnare semplicemente i nostri dati, per aprire un conto in banca, per ottenere una casella di posta elettronica o più semplicemente per la tessera del supermercato, comporta, nostro malgrado, entrare inconsapevolmente nel mondo del “Grande Occhio”: I nostri dati personali saranno “venduti” ad altre agenzie di marketing interessate, che a loro volta li rivenderanno ancora. In poche parole, diventeremo, all’interno di questo immenso sistema mediatico, un preciso algoritmo, al quale è gradita o meno una certa tipologia di prodotti e servizi, per non parlare dello stato di salute che comporta l’acquisto di determinati medicinali o delle tendenze sessuali.
Il problema, se vogliamo chiamarlo così, ormai è talmente esteso e capillare che anche gli stessi Paesi più evoluti non riescono a garantire la propria integrità dagli attacchi di hacker i quali, spesso, conducono ad attriti politici internazionali. Paradossalmente, i Paesi meno evoluti e che utilizzano meno tecnologia sono più protetti, e i loro cittadini più tutelati nella privacy. Ovviamente, non possiamo fermare lo sviluppo tecnologico, che è alla base del progresso della civiltà, ma dobbiamo anche stare attenti che questo non comporti, nel prossimo futuro, il completo controllo e predominio delle macchine sull’uomo.