Prescrizione, Renzi: «A Bonafede diamo due mesi di tempo»


Conte: «Qui i ricatti non sono accettati»

Matteo Renzi ha fissato la deadline. «Gli diamo due mesi di tempo», ha scritto nella sua e-news, riferendosi al ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede. Cosa deve fare il guardasigilli in questo lasso di tempo? Semplice: modificare la riforma sulla prescrizione, trovando un compromesso. Così com’è adesso, infatti, non ha il sostegno del partito di Renzi: «Come sapete Iv non condivide la linea del governo quindi o non votando o non partecipando al voto, dipende da cosa c’è in Consiglio dei ministri, se c’è prescrizione no, su tutto il resto si va avanti», ha detto a ilfattoquotidiano.it. Un grattacapo notevole per l’esecutivo, anche se l’ex premier ha assicurato che non questa non è l’anticamera della crisi di governo. Difficile credergli, considerati i precedenti ai tempi del Partito democratico. Le tensioni non mancano: all’annuncio che le ministre di Italia viva non parteciperanno al Cdm, il premier Giuseppe Conte ha replicato duramente: «Il non sedersi al tavolo quando si ha un incarico istituzionale non sarebbe un fatto da trascurare, lo riterrei ingiustificabile». «I ricatti non sono accettati. Non si può pensare di votare un provvedimento con le opposizioni», ha concluso.


Muro contro muro


Il “lodo Conte bis” non ottiene il via libera di Renzi: sulla prescrizione non c’è accordo con Iv e il governo rischia di franare

Alla fine un’intesa sulla riforma della prescrizione è stata trovata, ma solo tre dei quattro partiti che sostengono l’Esecutivo hanno detto sì: Leu, Pd e M5S. In base a questo progetto, il cosiddetto “lodo Conte bis”, non dal cognome del Premier, ma da quello del deputato di Liberi e Uguali Federico Conte, avvocato e ideatore della norma, il blocco della prescrizione non riguarderebbe gli assolti, ma solo i condannati in primo grado. Al secondo grado di giudizio, nel caso un condannato in primo grado sia di nuovo giudicato colpevole ci sarebbe il blocco definitivo della prescrizione, mentre in caso di assoluzione tornerebbero in vigore i termini della prescrizione bloccati dopo la prima sentenza. Una norma di compromesso fra i propositi iniziali dei pentastellati, molto più rigidi, e quelli più garantisti dei dem. L’accordo, però, non ha soddisfatto Italia Viva, che considera questa soluzione comunque troppo giustizialista, anche a causa dei tempi lunghi della giustizia. Italia Viva vorrebbe rinviare di un anno la discussione con il “lodo Annibali” o cancellare del tutto la riforma Bonafede votando sì alla proposta dell’azzurro Costa. Il governo, però, dopo il Consiglio dei Ministri in programma per lunedì, potrebbe trasformare l’intesa raggiunta ieri in un emendamento al milleproroghe o in un decreto legge da votare in Parlamento, accanto al disegno di legge delega sulla riforma del processo penale. Ma Matteo Renzi ha annunciato il voto contrario dei suoi in Aula e l’accordo, senza il sì dei renziani, potrebbe non ottenere la maggioranza in Senato. Una prospettiva che potrebbe aprire nuovi scenari politici, compresa una possibile crisi di governo. Per ora nessuna delle parti in causa sembra avere l’intenzione di cedere ed è muro contro muro tra Iv, Pd e M5s, ma forse il timore delle urne potrebbe portare tutti i contendenti a più miti consigli.

I numeri dei renziani in Parlamento

Alla Camera dei Deputati Italia Viva può contare su 29 onorevoli, al Senato la formazione di Matteo Renzi conta 17 membri; numeri indispensabili, specie quelli di Palazzo Madama, per la tenuta del Governo.


Governo, toni ancora accesi sulla prescrizione


Bonafede non intende fare passi indietro, ma Renzi assicura: «Pronti a non votare la riforma, ma molleranno prima»

Il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, ha notato un paradosso. «Siamo in maggioranza invece vedo toni di chi sembra all’opposizione. A volte sembra che i testi glieli scrivano Salvini o Berlusconi», ha osservato, commentando lo scontro sulla riforma della prescrizione, con i giornalisti a margine della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario al Consiglio di Stato. Adesso, dunque, anche il guardasigilli ammette una cosa che avevano già notato gli addetti ai lavori: tra i partiti che sostengono il governo, i rapporti sono tesi. Tesissimi, anzi. Tanto da mettere in dubbio la stabilità dell’esecutivo. Al centro del “dibattito” – tra virgolette, perché quello in corso è più simile ad uno scontro tra forze politiche di diverso schieramento –, la riforma della prescrizione, voluta fortemente dal M5s e che abroga la precedente legge firmata da Andrea Orlando del Pd. Riforma che non ha molti estimatori tra i parlamentari della stessa maggioranza. Bonafede non intende comunque fare passi indietro: «Il mio impegno è portare la riforma per abbreviare i tempi dei processi al Cdm. Lì ciascuno si assumerà le sue responsabilità», ha assicurato, lanciando un primo messaggio agli alleati, aggiungendone poi un secondo: «Non possono continuare a molestare i cittadini con dichiarazioni che sembrano minacce». «I cittadini devono sapere che c’è una maggioranza che lavora. Questo significa stare a un tavolo a scrivere le norme, non urlare e strillare da mattina a sera», ha concluso. L’impegno profuso da Bonafede potrebbe essere vano: a Repubblica, il leader di Italia viva Matteo Renzi ha ribadito che il suo partito non sosterrà la riforma: «In un modo o nell’altro fermeremo questa legge. Credo senza ricorrere alla mozione di sfiducia: molleranno prima». Il motivo: «In questo Parlamento i numeri sono chiari», Bonafede «è nettamente in minoranza» e «la linea attendista del Pd ha ormai pochi giorni di autonomia». Renzi conta sul fatto che il Pd dimostri coerenza: gli attuali gruppi parlamentari sono «gli stessi che un anno fa presentarono la pregiudiziale di incostituzionalità contro la riforma». Per tanto, questo il ragionamento di Renzi, i dem «dovranno votare scegliendo tra la Orlando e la Bonafede». «Non siamo noi ad aver cambiato schieramento ma il Pd ad aver cambiato idea sulla legge del suo vicesegretario», ha concluso.


Salvini, «prescrizione pseudo riformicchia»


«Pseudo riformicchia». Il leader leghista Matteo Salvini ha commentato così la riforma della prescrizione, «che solo» il ministro della Giustizia Alfonso «Bonafede può ritenere utile». In Parlamento, estimatori della riforma, chiesta a gran voce dal Movimento 5 stelle, effettivamente ce ne sono pochissimi. Non se ne trovano, ad esempio, né tra i banchi dell’opposizione – tanto la Lega quanto Forza Italia e Fratelli d’Italia si sono detti contrari – né tra i parlamentari di alcune forze politiche che compongono la maggioranza: Italia viva ha dichiarato di essere pronta a votare contro la riforma, anche a costo di mettere in discussione la stabilità del governo. Mentre la linea politica del Partito democratico, dettata dal segretario Nicola Zingaretti, è la seguente: trovare una soluzione, altrimenti il Pd andrà avanti con la sua proposta di legge. Insomma, all’interno della maggioranza, nessuno condivide l’idea dell’altro, quando invece dovrebbe farlo. O quantomeno dovrebbe trovare un compromesso. Intervenendo da Londra, dove ha partecipato all’evento di lancio della COP26 presso lo Science Museum, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha assicurato che la soluzione sulla prescrizione sarà trovata dall’esecutivo. C’è un «tavolo che va avanti», ha detto. E ancora: «In settimana fisserò un nuovo incontro e troveremo una soluzione per completare l’accordo su tutti gli aspetti della riforma del processo penale e troveremo una soluzione sulla prescrizione. Invito tutti a non fermarsi su posizioni di principio». Cosa che, al momento, i protagonisti di questa vicenda non sembrano intenzionati a fare. Il premier riuscirà a farli desistere? Vedremo. Gli ottimisti non mancano: «C’è un confronto all’interno del governo e della maggioranza ma sono sicuro che con dialogo e la mediazione di Giuseppe Conte riusciremo a trovare un compromesso al rialzo nell’interesse dei cittadini. Processi brevi e una certezza della pena», ha scritto su Twitter il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Federico D’Incà. «Per troppo tempo abbiamo avuto governi che si sono fatti le leggi ad personam per sfuggire ai processi e questo non è più tollerabile. La questione va risolta in modo complessivo e con la collaborazione di tutti», ha aggiunto.


Governo, duro scontro sulla prescrizione


Bonafede replica a Renzi che ha chiesto un passo indietro: «Vado avanti»

Difficile chiamarlo confronto. Quello in corso tra le forze di maggioranza sulla prescrizione è più simile ad uno scontro. Tanto per le posizioni (inconciliabili) quanto per i toni utilizzati dai protagonisti. Particolarmente minaccioso il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, contrario da sempre alla riforma voluta dal ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede. «A Bonafede dico: fermati finché sei in tempo, perché noi votiamo contro la follia che avete fatto», ha detto ieri nel corso dell’Assemblea di Iv, consapevole del peso che il suo piccolo partito ha sulla tenuta dell’esecutivo: «Fermatevi finché siete in tempo: patti chiari, amicizia lunga. E non avete i numeri senza di noi al Senato e forse alla Camera». Almeno a parole, Renzi appare intenzionato ad andare fino in fondo. Costi quel che costi: «Se qualcuno pensa che per lo status quo del governo rinunciamo a secoli di civiltà giuridica, si sbaglia». Una dichiarazione di intenti che non sembra aver avuto l’effetto sperato: indurre il guardasigilli ad un ripensamento. «Vado avanti», ha annunciato Bonafede su Facebook, replicando a Renzi. Lo ha fatto implicitamente, perché nel post il leader di Italia viva non viene mai citato dal ministro. Anche se il riferimento è evidente. «Non accetto ricatti e minacce da nessuno», ha aggiunto. Per poi concludere: «Non credo che dobbiamo pensarla tutti allo stesso modo, ci mancherebbe. Qualcuno dovrebbe semplicemente rendersi conto di non essere più al governo con Alfano e Verdini (che, come noto, hanno una concezione della giustizia lontana anni luce dalla mia)». Una maggioranza composta da forze politiche eterogenee può essere in disaccordo su alcuni tempi. L’importante è trovare un punto di incontro. Cosa che sembra impossibile, al momento. C’è chi si è detto comunque fiducioso: «Confido sul fatto che le soluzioni si possano trovare», ha ammesso il segretario del Partito democratico, Nicola Zingaretti, provando a disinnescare il caso, smorzando i toni. «L’ho sempre detto: basta con i picconi, basta con le divisioni, basta con le lacerazioni». Quindi il Pd voterà insieme al centrodestra sulla prescrizione? «Noi non lo facciamo, chiedetelo a chi lo fa», ha replicato il leader del Pd.


Giustizia, la maggioranza si spacca sulla prescrizione


Italia viva vota insieme al centrodestra. Renzi: «Al governo per mandare a casa Salvini, non per diventare grillini»

Tante cose si possono scrivere su questa maggioranza. Più o meno condivisibili. Su una, però, il parere è unanime: lo schieramento composto da Movimento 5 stelle, Partito democratico e Italia viva non è compatto. Checché ne dica Matteo Renzi – «Non abbiamo rotto la maggioranza, abbiamo solo difeso lo stato diritto», ha osservato, giustificando la decisione di votare ieri insieme al centrodestra sulla prescrizione –, è evidente che le differenze politiche tra le forze in questione sono inconciliabili su alcuni temi. A partire dalla giustizia. L’ex segretario del Pd non ha solo rivendicato la scelta, ma ha assicurato che Italia viva non farà passi indietro. Né ora né mai. «Continueremo a farlo, anche senza il permesso dei populisti: populisti nuovi e populisti vecchi. Abbiamo fatto un governo insieme per mandare a casa Salvini, non per diventare grillini». Agli alleati non è rimasto che prenderne atto: «Italia viva si è isolata dalla maggioranza, votando insieme a Forza Italia e alle opposizioni», ha detto il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, intervenendo a Circo Massimo su Radio Capital. «La proposta che voleva abolire la prescrizione non è passata, abbiamo bloccato Fi e il centrodestra. Il mio lavoro è dare ai cittadini una riforma che permetta ai cittadini di avere un processo penale con tempi ragionevoli», ha assicurato.