Decreto lavoro, corsa contro il tempo


Destino incerto sul decreto lavoro, approdato finalmente in aula al Senato. Come noto, ogni decreto legge deve essere convertito in legge entro sessanta giorni dalla entrata in vigore. Il decreto legge è entrato in vigore il 5 di settembre per cui i tempi sono molto ridotti. Il governo ha presentato degli emendamenti che riscrivono in molte sue parti il provvedimento, una manovra che punta verosimilmente a ridurre al massimo il dibattito alla Camera, così da evitare una seconda lettura al Senato.


Politiche attive sempre in primo piano


Anche l’Emilia Romagna sul versante del rafforzamento delle politiche attive sul lavoro, un aspetto connesso al reddito di cittadinanza, ma non solo, visto che comunque il gap infrastrutturale dei centri per l’impiego finisce per penalizzare tutti i cittadini, ad iniziare da coloro che sono in cerca di una occupazione. Tre i concorsi in scadenza al 1 agosto, appena pubblicati in Gazzetta ufficiale. L’Agenzia regionale per il lavoro cerca nove specialisti, un assistente ed un dirigente esperto in politiche per il lavoro, tutti con contratto a tempo indeterminato.


Le politiche attive anti-crisi funzionano nel 60% dei casi


Tempo di consuntivo per l’unità di crisi del ministero dello sviluppo economico. Negli ultimi sei anni, dal 2012 al 2018, sono passati per la struttura del dicastero, oggi guidato da Luigi Di Maio, 38 percorsi di reindustrializzazione (più altri 16 fra il 2008 e il 2011) per altrettante aziende in grave crisi, per un totale di 18.300 lavoratori coinvolti. Di questi, quelli ricollocati dopo un percorso di riqualificazione professionale sono stati 11.100, vale a dire poco più del 60%.


Centri per l’impiego e ammortizzatori, arrivano due sì


Partita doppia per aiutare le persone a trovare una nuova occupazione e per avere comunque un sostegno al reddito. Nonostante i buoni risultati in termini di crescita degli occupati, ad iniziare dai contratti a tempo indeterminato, e di riduzione della disoccupazione, rimangono aperte almeno due questioni sulle quali il governo ha promesso un rapido intervento. In primo luogo, il rilancio dei centri per l’impiego. Negli anni, gli ex uffici di collocamento hanno decisamente perso posizioni. Un calo di fiducia dovuto in larga parte ad una serie di scelte politiche poco lungimiranti, si pensi alla fuga in avanti della legge Delrio sul passaggio di competenze, e a risorse sempre più deficitarie. Qualche cosa, almeno sulla carta, è stato fatto con Garanzia giovani, che ha aperto i centri per l’impiego alle giovani generazioni, trovando, però, una tiepida risposta fra le aziende, ma il percorso è ancora lungo. Il ministro del lavoro Luigi Di Maio è tornato a rassicurare i cittadini sulla volontà di investire sui centri per l’impiego e, più in generale, sulle politiche attive, così come ha assicurato le organizzazioni sindacali sulla proroga degli ammortizzatori sociali in scadenza a dicembre, prima con un intervento di urgenza nel primo decreto legge utile, quello che comprende anche le misure per Genova, e poi attraverso la rivisitazione complessiva delle regole, così come modificate dal Jobs act.