Il lavoro nelle Pmi


Il lavoro si trova nelle piccole e medie imprese

Almeno così sembra se andiamo a leggere le statistiche che periodicamente l’Istat fornisce a supporto delle scelte strategiche del governo di turno e delle organizzazioni di rappresentanza del sindacato e delle stesse aziende. In Italia, i lavoratori dipendenti sono oltre 17 milioni che risultano occupati in quasi 4,4 milioni di imprese, dalle più piccole alle più grandi. Ebbene, le imprese che hanno fino a nove dipendenti sono poco meno di 4,2 milioni, vale a dire il 95% del totale. Viceversa, le imprese con più di 250 dipendenti sono appena 4mila, lo 0,1%. Già questo dato è molto significativo; lo diventa ancora di più se andiamo a guardare i dipendenti che occupano. Nelle piccole imprese fino a nove dipendenti trovano lavoro quasi 7,6 milioni di addetti, il doppio rispetto alle grandi imprese, dove sono collocati in 3,8 milioni. Se allarghiamo lo sguardo anche alla fascia immediatamente superiore, vale a dire quella delle imprese da 10 a 49 dipendenti, aggiungiamo altri 3,4 milioni di occupati. Ciò significa che le piccole e medie imprese italiane forniscono lavoro praticamente ad 11 milioni di persone, il 65% del totale degli occupati nel nostro Paese.


Cerved: perde slancio la ripresa delle PMI


La ripresa delle PMI, che durava dal 2013, nel 2018 ha perso slancio e ha continuato a perderlo anche nella prima parte del 2019. Eppure, nonostante la congiuntura non più favorevole, le aziende italiane sono finanziariamente sempre più solide. È quanto spiega il Cerved nel Rapporto Cerved PMI 2019 presentato oggi. Nel 2018 il fatturato delle PMI è cresciuto del 4,1% in termini nominali rimanendo però poco sopra i livelli del 2017 in termini reali (+0,7%) e riportando un rallentamento che ha riguardato tutti i settori tranne le costruzioni, in ripresa dopo anni di forte debolezza. In rallentamento la crescita del numero di imprese, +2,9% dopo il +5,5% del 2017, mentre torna ad aumentare il numero delle aziende che dichiarano default.


Rallenta ancora l’Eurozona


Il settore manifatturiero dell’Eurozona è diventato sempre più motivo di preoccupazioni, scrive oggi IHS Markit nella consueta rilevazione dell’indice PMI del settore. «In particolare – si legge -, i problemi geopolitici, Brexit, le crescenti frizioni commerciali e il peggioramento delle prestazioni del settore automobilistico hanno spinto il manifatturiero in una profonda contrazione. L’indagine infatti è stata indicativa di come il settore si sia contratto ad un tasso trimestrale di circa l’1%». A luglio, infatti, l’indice PMI composito della produzione dell’area euro si è attestato a 51.5 punti, rimanendo sì in una fase di espansione dell’attività, ma calando nettamente rispetto ai 52.2 punti di giugno e portandosi ad un livello che negli ultimi sei anni si è visto solamente quattro volte. Il risultato dell’indice composito è il prodotto del prolungato peggioramento delle performance del settore manifatturiero (il cui indice PMI della produzione è sceso a 46.4 punti a luglio dai 47.6 di maggio: il valore più basso in sei anni e mezzo), aggravato da un indebolimento delle attività terziarie (l’indice in questo caso è sceso da 53.6 punti a 53.3) che tuttavia continuano a mostrare maggior tono. Performance che hanno portato IHS Markit ha prevedere un rallentamento della crescita Pil del terzo trimestre al +0,1% dal +0,2% del secondo trimestre.


Rallenta anche l’attività dei servizi


A gennaio indice PMI a 49.7 punti

A inizio anno anche l’indice PMI dei servizi – che al contrario di quello manifatturiero sembrava resistere al rallentamento economico – è sceso sotto la soglia che delimita una fase di contrazione da una fase di espansione dell’attività del settore. Il report di IHS Markit, infatti, ha rilevato una flessione dell’indice italiano a 49.7 punti contro i 50.5 di dicembre. Un calo, spiega la società londinese, legato principalmente al rallentamento generale dei nuovi ordini, che hanno indicato un tasso più lento di dicembre ed appena superiore al record negativo in 45 mesi di novembre. Ordini che sono diminuiti a causa del crollo della domanda internazionale: «Per il settimo mese consecutivo – si legge per l’appunto nel report di IHS Markit – la vendita di servizi all’estero è diminuita, mentre le aziende monitorate hanno citato il calo generale della domanda di servizi al livello internazionale». Come già emerso da altri indicatori macroeconomici, infatti, il rallentamento economico non è circoscritto alla sola Italia. A dimostrarlo è anche l’indice PMI composito dell’Eurozona (che considera la produzione totale del manifatturiero e dei servizi), diminuito nuovamente a gennaio, confermando il trend degli ultimi quattro mesi e portandosi al livello più basso degli ultimi cinque anni e mezzo. Commentando l’andamento, il Chief Business Economist di IHS Markit, Chris Williamson, ha spiegato che le ultime rilevazioni indicano «una crescita trimestrale del Pil dello 0.1%, preparando il terreno alla peggiore media trimestrale dal 2013. Con valori così deboli ad inizio anno possiamo aspettarci una probabile revisione al ribasso dell’attuale stima di crescita del Pil».


Cna: i dati sulle piccole imprese


Adnkronos/Labitalia – Dopo le flessioni di agosto e settembre, ottobre 2018 segna una svolta nell’andamento dell’occupazione nelle piccole imprese italiane: i posti di lavoro tra gli artigiani, le micro e le piccole imprese sono cresciuti dello 0,9%  rispetto a settembre e del 3% su base annua. Nel periodo gennaio-ottobre 2018 la base occupazionale è aumentata del 3,2%, un decimo di punto in meno in confronto allo stesso periodo del 2017. Lo rileva l’Osservatorio mercato del lavoro Cna.