Frena l’economia nel quarto trimestre del 2019


L’Istat ha registrato un calo del PIL dello 0,3%

Alla fine del quarto trimestre l’Istat ha registrato una brusca frenata del PIL, la più ampia a livello congiunturale dal 2013: -0,3%. Un risultato negativo, spiega l’Istituto nazionale di statistica nella nota di commento ai dati, che «determina un abbassamento del tasso di crescita tendenziale del Pil, che scende a zero dallo 0,5% del trimestre precedente». Rimane al momento invariata la stima del risultato dell’interno anno, +0,2%, al di sopra quindi delle stime del governo, che aveva preventivato un +0,1%, ma in forte indebolimento rispetto al 2018, quando l’economia italiana è cresciuta dello 0,8%. Si tratta comunque ancora di dati preliminari, precisa l’Istat, e per i dati definitivi bisognerà aspettare il 2 marzo.

 


Conte: «Nostre stime sono più efficaci»


Il premier replica così alle previsioni dell’FMI

Le previsioni del Fondo monetario internazionale non lo turbano. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte confida nelle stime del suo governo. «Rispettiamo le stime sui nostri fondamentali economici e già è successo in passato che le nostre stime si siano rivelate più efficaci» rispetto a quelle di istituti internazionali e «confidiamo che ciò accada anche questa volta», ha detto il premier in conferenza stampa congiunta con il premier bulgaro, Boyko Borissov. L’FMI sostiene che l’economia italiana crescerà intorno allo 0,5% nel 2020, dopo lo 0,2% stimato per il 2019, e sullo 0,6-0,7% nei prossimi anni, al livello più basso dell’intera Unione europea. A incidere le tensioni commerciali a livello internazionale.


Le stime del Fmi sul Pil italiano


Nel 2020 Pil a +0,5%, deficit al 2,4%

Per il 2020 il Fondo Monetario Internazionale prevede una crescita del Prodotto interno lordo italiano dello 0,5% (in accelerazione dal +0,2% previsto per il 2019) e un rapporto tra deficit e Pil del 2,4%, contro il 2,2% previsto dal governo. Il debito dovrebbe invece attestarsi, nel breve termine al 135%, per poi salire nel lungo termine a causa della crescita della spesa pensionistica legata a Quota 100. Secondo le stime del FMI, nei prossimi anni il PIl dovrebbe accelerare leggermente, portandosi ad una forbice del +0,6/0,7%, rimanendo però sui livelli più bassi dell’Eurozona.


Partenza debole per l’economia italiana, a gennaio Pil fermo


Le stime della Confcommercio, unico segnale positivo arriva dall’occupazione, ma non delle ore lavorate

Inizio d’anno piatto secondo la Confcommercio per il Pil italiano. Nella consueta diffusione sull’andamento del Prodotto interno lordo mensile, l’associazione di categoria prevede infatti una crescita nulla per gennaio, dato che comporterebbe una riduzione del PIL di un decimo rispetto allo stesso mese di un anno fa. «Dopo una chiusura del 2019 all’insegna della completa stagnazione (+0,1%), con sintomi di deterioramento del quadro congiunturale, si stima un’apertura del 2020, in termini di Pil, sostanzialmente piatta», si legge infatti nell’analisi. Disegnando un quadro dell’andamento dell’ultimo periodo dei principali indicatori, la Confcommercio arriva infatti a trarre la conclusione che «l’unico elemento positivo continua ad essere rappresentato dalla crescita delle persone, ma non delle ore lavorate, impiegate nel processo produttivo». La produzione industriale a novembre ha registrato una nuova, seppur lieve, flessione congiunturale (-0,1%), comportando un calo anche a livello tendenziale (-0,6%). Per quanto riguarda invece i consumi, l’ICC (Indicatore dei Consumi della Confcommercio) a dicembre  ha registrato un +0,1% mensile ed un -0,4% annuo, confermando il perdurare della debolezza della domanda delle famiglie. Neanche dai prezzi sembrano arrivare segnali incoraggianti, la Confcommercio per il mese in corso prevede infatti una variazione nulla in termini congiunturali e un aumento dello 0,4% nei confronti del gennaio dello scorso anno, rallentando rispetto al +0,5% annuo registrato a dicembre.

 


Germania: nel 2020 nuovo rallentamento Pil


La previsione dell’Associazione degli industriali tedeschi (BDI)

La Germania potrebbe non aver toccato ancora il fondo e in assenza di miglioramenti del comparto manifatturiero l’economica tedesca quest’anno potrebbe registrare un nuovo rallentamento della crescita. A dirlo è la BDI, la Confindustria tedesca, secondo cui, appunto, «l’industria rimane bloccata in recessione, non ci sono segnali che indicano che il settore abbia toccato il fondo». Per l’anno in corso l’Associazione degli industriali tedeschi prevede un +0,5% (dal +0,6% diffuso ieri per il 2019) e un +0,1% corretto per effetti di calendario.


Istat: prosegue la fase di debolezza dell’economia italiana


Secondo l’indicatore anticipatore potrebbe continuare ancora

È proseguita, nel III trimestre (quando si è registrato un +0,1% del Pil), la fase di debolezza dell’economia iniziata nel 2018, andamento che, stando all’indicatore anticipatore, potrebbe protrarsi ancora. È quanto spiega l’Istituto nell’ultima Nota mensile sull’andamento dell’economia italiana. Migliorano tuttavia i consumi che, dopo la fase di stagnazione della prima parte dell’anno, hanno registrato un aumento significativo tra luglio e settembre (la spesa delle famiglie è cresciuta dello 0,4% congiunturale). Nello stesso periodo è proseguita la risalita del mercato del lavoro: sia le ore lavorate che le unità di lavoro risultano in aumento (+0,4% e +0,3%), così come che la stima degli occupati (+0,2% a ottobre). Male però la fiducia dei consumatori.