Piemonte, la crisi si acuisce


Meno 25mila posti nella manifattura in un solo anno, ma il governo nazionale latita

Numeri da brivido arrivano dal Piemonte, una regione che in passato ha rappresentato un formidabile polo di attrazione per milioni di nostri connazionali, in particolare provenienti dal Mezzogiorno e dalle aree meno sviluppate del Nord. Con il sì unanime di tutto il consiglio regionale, alla presenza dei rappresentanti regionali di Cgil, Cisl, Uil ed Ugl, la regione ha approvato una dichiarazione di stato di emergenza per l’occupazione e per i salari. In un anno, il saldo occupazionale segna un meno 17mila posti di lavoro in totale che salgono a meno 25mila posti se consideriamo soltanto la manifattura. Le previsioni per il 2020 sembrano portare ad una ulteriore diminuzione di almeno 5mila posti di lavoro. intanto, il presidente della regione, Alberto Cirio, accusa il governo: «Ci hanno promesso 150 milioni per l’area di crisi complessa, ma poi abbiamo scoperto che erano per tutta Italia». Governatore e sindacati chiedono quindi certezze.


Ex Embraco: lavoratori in sciopero


Oggi lavoratori della ex Embraco, ora del gruppo Ventures, hanno scioperato, dopo 14 mesi di ammortizzatori sociali, chiedendo alla proprietà gli investimenti necessari a far ripartire la produzione, certezze per il proprio futuro e un tavolo ministeriale sulla vertenza. L’allarme nasce dal fatto che restano solo 10 mesi di ammortizzatori sociali per i circa 420 lavoratori. Durante la manifestazione, è stata anche espressa solidarietà per i lavoratori della Whirlpool del sito di Napoli.


Mercatone Uno: manovra lacrime e sangue


Sarà anche abusato come termini di paragone, ma quella che si annuncia per Mercatone Uno è una manovra lacrime e sangue. I commissari straordinari hanno appena comunicato alle organizzazioni sindacali di categoria che i dipendenti licenziati saranno 1.750. Nessuna mansione esclusa, dagli addetti ai magazzini a coloro che si occupano di vendita, dal personale dedicato alle casse agli operai, salendo ai responsabili di negozio e ai quadri. Insomma, tagli a tutto campo per una crisi che vede i lavoratori dipendenti parte lesa, dopo il fallimento dell’avventura targata Shermon Holding, con 90 milioni di debiti in nove mesi. Con la comunicazione inviata alle organizzazioni sindacali, di fatto si è avviata la procedura di legge prevista nei casi di licenziamento collettivo. Nelle prossime settimane, partirà il confronto che, inevitabilmente, sarà molto duro, considerando che Mercatone Uno è presente in 55 punti vendita, dislocati su tutto il territorio nazionale, dall’Emilia Romagna (384 esuberi) al Piemonte (254 licenziati), dalla Puglia (251 addetti a casa) alla Lombardia (meno 211), solo per citare i casi di maggiore impatto. La stessa ipotesi, emersa in queste ore, di ricorrere a quello che in gergo si definisce spezzatino, potrebbe essere rischiosa, poiché rimessa alla appetibilità del territorio su cui insiste il punto vendita. In altri termine, potrebbe essere molto più facile la cessione di un negozio in Lombardia piuttosto che in Abruzzo.