Vaccini, Pfizer fornirà a Ue ulteriori 75 milioni di dosi

Von der Leyen: «Saranno 600 milioni nel 2021»

La Pfizer fornirà all’Ue fino a ulteriori 75 milioni di dosi del suo vaccino sviluppato insieme alla BioNTech nel secondo trimestre di quest’anno. È quanto annunciato da BioNTech. «Lavoriamo con le aziende farmaceutiche per assicurare che i vaccini vengano consegnati agli europei. Pfizer-Biontech consegnerà 75 milioni di dosi in più nel secondo trimestre dell’anno e fino ad un totale di 600 milioni di dosi nel 2021», ha riferito Ursula von der Leyen su Twitter

PIANO PIANO

Piano vaccinazioni: l’Italia era prima. Pfizer ritarda ancora le consegne. Zampa: «Si sta muovendo anche l’Europa per chiedere con una voce sola il rispetto del contratto, che è stato firmato a Bruxelles». Gimbe: accantonare i vaccini, «non è gara di velocità»

C’era una cosa di cui l’Italia poteva vantarsi, pur con tanti distinguo, ed era la campagna vaccinale. Ma le dosi non ancora giunte a destinazione dei vaccini Pfizer stanno mandando il suo primato in Europa in fumo. Pfizer ha comunicato al Commissario straordinario per l’emergenza Covid, Domenico Arcuri che anche nel corso della prossima settimana non verranno consegnate in Italia le dosi non recapitate in questa settimana (pari al 29%) e in più ci sarà ancora «una pur lieve ulteriore riduzione». Cosa si può fare contro questa scelta unilaterale? Intanto le regioni italiane dovranno rallentare le vaccinazioni per non compromettere il secondo richiamo, il Lazio ad esempio fermerà la campagna per alcuni giorni. Legalmente, a quanto pare ben poco: il rispetto del calendario settimanale delle consegne non rappresenterebbe un obbligo vincolante, l’unica scadenza che l’azienda sarebbe tenuta a rispettare tassativamente è quella trimestrale. Da parte di Pfizer è stato assicurato che da qui alla metà di febbraio, tutte le dosi previste saranno inviate. Speranze da riporre più che dal ricorso dell’Avvocatura dello Stato che l’Italia sarebbe intenzionata a portare avanti – secondo il sottosegretario alla Salute Paolo Sileri bisognerebbe aspettare ancora per due settimane prima di procedere, quanto piuttosto dall’avvicinarsi del 29 gennaio, data in cui il vaccino AstraZeneca dovrebbe ottenere il via libera dell’Ema. Dopo di che all’Italia dovrebbero arrivare circa 40 milioni di dosi nel 2021. In aumento anche le dosi del vaccino Moderna: dopo le 47 mila di questa settimana, altre 66 mila la prossima, 163mila l’8 febbraio, 488.000 il 22. Non è solo l’Italia a trovarsi in difficoltà, lo sono «anche gli altri Paesi europei. C’è un land tedesco che ha dovuto sospendere del tutto le vaccinazioni. Per questo abbiamo investito l’Avvocatura dello Stato. E giustamente si sta muovendo anche l’Europa, per chiedere con una voce sola il rispetto del contratto, che, ricordo, è stato firmato a Bruxelles», afferma la sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa. Pfizer si è giustificata spiegando che «deve fare un intervento sulle sue fabbriche per aumentare la capacità produttiva e fra tre o quattro settimane sarà in grado non soltanto di riprendere le forniture come concordato, ma di recuperare anche le quantità mancanti», ha aggiunto Zampa. Se Gimbe lancia l’allarme sul secondo richiamo, «è fondamentale che in questa fase le Regioni accantonino i vaccini per la somministrazione della seconda dose», il sottosegretario Sileri tende più a tranquillizzare: «Se per alcune settimane hai una riduzione del numero di dosi fornite, che poi però recuperi, a fronte di una maggiore produzione in toto che garantirà più dosi nei prossimi mesi, non ci vedo nulla di male».

Pfizer, scontro sui turni

Doppio sciopero per i quasi 800 dipendenti dello stabilimento Pfizer di Ascoli. La decisione è stata presa dalle federazioni di categoria di Cgil, Cisl, Uil ed Ugl e dalla rappresentanza sindacale unitaria ed interesserà le tre ore alla fine di ogni turno lavorativo nelle giornate di venerdì e di sabato. La dura presa di posizione segue un periodo di forte malumore fra i dipendenti, seguito alla decisione della multinazionale del settore farmaceutico che ha cambiato la turnazione, senza confronto alcuno con le organizzazioni sindacali. La Pfizer ha infatti proceduto a cambiare la turnazione, passando da tre turni di lavorazione su cinque giorni a tre turni su sei giorni, con la conseguenza del lavoro al sabato, con l’ultimo turno che si chiude all’alba della domenica. I sindacati lamentano pure un mancato coinvolgimento rispetto sulle stabilizzazioni di personale e sul ricorso ai contratti a tempo determinato. Insomma, i fronti aperti sono tanti.