Francia, misure restrittive a Parigi per 15 giorni


Per contenere aumento contagi coronavirus

Aumentano i contagi da coronavirus e a Parigi, capitale della Francia, scattano nuove misure restrittive. A partire da domani i bar saranno chiusi per 15 giorni, mentre i ristoranti resteranno aperti con disposizioni più stringenti. Limitazioni alla frequenza nelle università, mentre palestre e piscine resteranno aperte soltanto per i minorenni. Teatri, cinema e musei proseguiranno le attività secondo le norme vigenti.


Sulla strage di Parigi


Quanto accaduto ieri a Parigi, dove un funzionario di Polizia ha aggredito i suoi colleghi con un coltello, uccidendone quattro, oltre ad essere un fatto tragico di estrema gravità, può far comprendere alcune cose sull’attuale contesto sociale francese. Saranno gli inquirenti a individuare dinamica e movente, ma, onde scongiurare il ripetersi di simili eventi, occorre scandagliare tutte le possibili implicazioni. Innanzitutto, non si può non pensare alla minaccia sempre serpeggiante dell’estremismo islamico. A quanto si apprende, infatti, l’omicida, Mickael Harpon, di origini martinicane, si era convertito da un paio d’anni all’Islam, e ciò spinge a riflettere sulle questioni relative all’integrazione degli stranieri, degli immigrati di seconda generazione, ma anche dei francesi d’oltremare per evitare il fatto che, spinti da una già precaria situazione individuale, alcuni di essi possano rivolgersi al fanatismo islamico come strumento di rivolta personale o politica. Nel caso si identificasse qui il movente, ci si dovrebbe ulteriormente interrogare sulle capacità di infiltrazione dei terroristi, capaci di agire non più solo nelle strade e nelle piazze, ma anche nei centri nevralgici dello Stato, con tutte le conseguenze che ciò potrebbe comportare. Oltre a ciò, però, la strage di Parigi ci ricorda quanto difficili siano le condizioni di vita e di lavoro della polizia transalpina. Il malessere che si è diffuso fra i poliziotti francesi è tangibile e lo racconta un interessante approfondimento uscito oggi sul Corriere della Sera. Determinato da una serie di ragioni che si sono sommate, generando una profonda insoddisfazione. Tanto che solo il giorno prima dell’eccidio c’era stata un’imponente manifestazione, 27 mila poliziotti scesi in piazza a protestare – fatto senza precedenti – per le dure condizioni di lavoro, per i turni impossibili, per le paghe particolarmente basse. Un poliziotto in Francia guadagna in media 1.300 euro al mese, solo 7 centesimi netti l’ora per gli straordinari notturni. Una situazione intollerabile. Non solo. Mentre all’epoca dei grandi attentati, quello di Charlie Hebdo o del Bataclan, i poliziotti si erano guadagnati la stima ed il sostegno della popolazione, ora, dopo la dura repressione scatenata da Macron contro le proteste dei gilet gialli, le simpatie di cui godono le forze dell’ordine in Francia sono drasticamente diminuite. Tutto ciò ha abbattuto il morale dei poliziotti. Solo nell’anno in corso si sono verificati 52 suicidi con l’arma di servizio. Un puzzle di tensioni, causato da una serie scelte profondamente sbagliate da parte del governo francese, che stanno presentando il proprio tragico conto. Un conto che come sempre, però, viene pagato non dalle élite chiuse nei propri palazzi, ma dalla gente comune, dai lavoratori, in questo caso dai poliziotti, in una parola: dal popolo.