Gentiloni: «Ottima notizia gestione Recovery Fund da parte di Draghi»


«È un’ottima notizia non solo per l’Italia ma anche per l’Unione europea che Mario Draghi si occuperà della gestione del Recovery Fund con tutta la sua esperienza e la sua leadership». Ha dirlo è stato il Commissario europeo all’Economia, Paolo Gentiloni, nel corso di un intervista a Bloomberg TV. «Sono sicuro – ha aggiunto – che con il nuovo governo lavoreremo insieme su tutti i colli di bottiglia che negli ultimi anni hanno rallentato la crescita italiana».


Commissione Ue: Nel 2021 +3,4% per PIL Italia


Gentiloni: «Con Recovery fund spinta al PIL di due punti»

Secondo la Commissione europea quest’anno il Prodotto Interno Lordo Italiano registrerà una crescita del 3,4%, a causa del risultato negativo del quarto trimestre del 2020 e della partenza per ora debole del 2021. È quanto emerge dalle stime d’inverno pubblicate dalla Commissione Ue e presentate dal commissario all’Economia Paolo Gentiloni, secondo cui un passo simile interesserà il «2022 (3,5%) sulla base dello slancio guadagnato nella seconda metà dell’anno e della continua ripresa del settore servizi, ma il PIL non tornerà ai livelli del 2019 entro il 2022». Da sottolineare, comunque, che le stime non tengono contro delle misure del Next Generation Ue, che è previsto avere un effetto “rialzo” di non poco conto. «Visto che la recessione nel 2020 non è stata profonda come previsto – ha detto l’ex presidente del Consiglio -, e grazie ai vaccini, ci si attende che la Ue raggiunga i livelli di crescita pre-pandemia che aveva nel quarto trimestre 2019, già nel secondo trimestre del 2022, prima di quanto previsto lo scorso autunno. Ma uno su quattro avrà bisogno di più tempo. Inoltre, nessuno Stato membro tornerà nel 2022 alle proiezioni di crescita che aveva prima della crisi». Parlando del Recovery fund, Gentiloni ha poi ricordato come in autunno la commissione abbia previsto che «potrebbe avere un impatto sul PIL del 2% negli anni in cui sarà operativo».


Recovery Plan, Gentiloni: «L’Italia deve presentare dettagli su obiettivi e progetti»


«Il lavoro con le autorità italiane continua e penso che sia necessario rafforzare le proposte presentate: pensiamo che occorra dare un chiaro messaggio sulle riforme connesse alle raccomandazioni Ue del 2019 e che bisogna avere dettagli sul calendario, sui progetti, sugli obiettivi posti. Per il governo è un grande sforzo, ma queste sono le condizioni dell’operazione anticrisi concordata», così il Commissario Ue all’Economia, Paolo Gentiloni, riferendosi al Recovery Plan nel corso di un evento organizzato dall’agenzia Reuters.


Seconda ondata, Gentiloni: «Impatto economico forse meno terribile»


Secondo il commissario europeo all’economia, Paolo Gentiloni, l’impatto della seconda ondata di coronavirus «potrebbe essere meno terribile in termini economici della prima. Per un paio di ragioni, la prima è che siamo preparati meglio su dispositivi medici e anche attività ospedaliere. La seconda è perché siamo preparati meglio a tenere aperta parte dell’economia, specialmente nel manifatturiero, che è stato meno colpito dei servizi». La durata, secondo l’ex premier, sarà fondamentale «e la durata dipende da varie cose».


Gentiloni: «Incertezza pandemia peserà su previsioni»


E sul MES: «L’Italia è uno dei Paesi che ne ha più bisogno»

Nel corso di un’audizione alla Commissione Politiche europee alla Camera dei Deputati il commissario europeo all’Economia, Paolo Gentiloni, ha avvertito che «l’incertezza legata agli sviluppi della pandemia di coronavirus peserà sulle previsioni economiche di luglio della Commissione europea che saranno diffuse la settimana prossima». «La Commissione – ha poi spiegato – ha previsto una crescita negativa del 7,5% quest’anno e a due cifre nei quattro grandi paesi europei. Certo che ci troviamo ancora di fronte a una coda lunga di incertezza». Il Commissario Ue, infatti, ha poi aggiunto che «nonostante tutti i paesi Ue abbiano registrato un calo dei livelli di contagio, certamente siamo di fronte a una incertezza dovuta al fatto che nessuno può prevedere come sarà nei prossimi mesi». «Nelle nostre previsioni economiche – ha specificato – questa incertezza si farà sentire nei ritmi della possibile auspicata ripresa, che ci sarà, ma che potrebbe rivelarsi contrastata». Parlando poi del MES (ovvero il Meccanismo europeo di stabilità), l’ex presidente del Consiglio ha ricordato come l’Italia sia «uno dei Paesi che avrebbe maggior interesse ai fondi del MES, perché ha tassi di restituzione del debito più elevati». Ma, «bisogna vedere se il gioco vale la candela – ha sottolineato -, ma questa è una valutazione che spetta al governo italiano. Io come commissario ho sempre lavorato affinché questi prestiti fossero senza condizionalità e a condizioni molto favorevoli e affinché le condizioni del MES fossero fatte in modo anticipato, non durante l’erogazione».


Querelle Fincantieri-Stx, l’Italia non molla


di Claudia Tarantino

Il braccio di ferro tra Italia e Francia sul caso dei cantieri Stx di Saint Nazaire, nazionalizzati temporaneamente dal governo di Parigi dopo che Fincantieri ne aveva acquistato il 54,7% dal fallimento del proprietario coreano, è destinato a continuare per almeno altri due mesi, fino al 27 settembre, quando Paolo Gentiloni ed Emmanuel Macron si incontreranno al vertice di Lione e, probabilmente, si ritaglieranno uno spazio per affrontare la spinosa questione della governance dei cantieri.

L’incontro di ieri, infatti, tra il ministro dell’Economia francese, Bruno Le Maire, ed i ministri dell’Economia, Pier Carlo Padoan, e dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, si è chiuso con un nulla di fatto, perché ciascuno è rimasto fermo sulle sue posizioni. Da una parte l’Italia vuole che Fincantieri abbia la maggioranza del pacchetto azionario di Stx, come stabilito negli accordi precedenti, mentre la Francia non vuole andare sotto il 50% “per tutelare i posti di lavoro e la sovranità della compagnia”, ma si dice disposta a riconoscere al gruppo italiano la guida dei cantieri.

E’ una vicenda spinosa ma, al tempo stesso, strategica per le sue implicazioni politiche, militari e di business. Non dimentichiamo, infatti, che da un lato Fincantieri ha dalla sua parte commesse e know how, ma i francesi, dal canto loro, hanno grandi bacini che permettono di costruire navi di stazza ben maggiore rispetto a quelle italiane.

Il ministro Le Maire ha ‘tentato’ il governo italiano con la prospettiva di creare insieme ‘un Airbus navale’ campione mondiale del settore, civile e militare. La partita sul tema vale tantissimo: almeno 40 miliardi che potrebbero arrivare dalle gare in giro per il mondo. Ma, forse proprio per lo stesso motivo, l’Italia non si è lasciata ‘abbindolare’ e così la soluzione resta ancora distante, con Padoan che ha ribadito ancora una volta come non sia possibile “accettare una ripartizione 50 e 50: su questo rimarremo fermi”, mentre Calenda ha messo il paletto decisivo puntualizzando che “per creare un grande gruppo occorre fiducia reciproca e la premessa è raggiungere una conclusione che rispecchi nella sostanza gli accordi già presi su Stx”.

Tuttavia, anche se al momento le divergenze sono enormi, conviene comunque ad entrambi trovare una soluzione, perché il fallimento dell’alleanza italo-francese, tra le altre cose, avvantaggerebbe l’altro grande polo cantieristico europeo, quello tedesco Meyer Werft.