Ocse: fisco italiano il meno competitivo


L’Italia offre il sistema fiscale meno competitivo nell’intera area Ocse a causa del pesante carico amministrativo e del sistema impositivo sulle persone: sono necessarie circa 169 ore per adempiere a tutti gli obblighi fiscali. È quanto emerge dall’ultima analisi realizzata dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, secondo il quale anche le imposte sui consumi presentano lacune, arrivando coprire solamente il 40% dei consumi finali.


Basterebbe l’OCSE


Dopo l’Istat, anche l’Ocse: basta perdere tempo con le task force. Gurrìa: «Debito Italia? Ora non è il momento di seguire le regole sui conti»

Forse al Governo italiano converrebbe di più, e costerebbe zero, seguire stime, dati e indicazioni di autorevoli Istituti di ricerca economica e sociale, invece di reclutare costose task force che oltretutto poi non prende in considerazione. Dopo l’Istat, oggi arriva l’Ocse con il suo Economic Outlook: il nostro Paese rischia infatti un calo del Pil 2020 fino al 14% in caso dovesse verificarsi una nuova ondata di contagi, con conseguenti nuovi blocchi. Ma anche con una possibile ripresa del 5,3% nel 2021, se tutto andrà bene. Restando nello scenario peggiore, il ritorno del coronavirus, l’Italia potrebbe chiudere il 2020 con un calo dei consumi privati del 13,3%, comunque ragguardevole, e delle esportazioni al 17,8% (importazioni -17,2%). Senza un ritorno della pandemia, il calo dei consumi è comunque vertiginoso: – 10,5%, ma recuperabile quasi integralmente nel 2021 (+9%). Sempre che si facciano scelte giuste. In ogni caso tragiche anche le prospettive delle importazioni a -14,4% quest’anno e +12% il prossimo, mentre le importazioni scenderebbero nel 2020 del 13,6% per poi risalire all’11,5% nel 2021. Nello scenario peggiore, il deficit dei conti pubblici italiani potrebbe arrivare al 12,8% del Pil con record storico del debito 169,9%. La disoccupazione passerebbe dal 9,9% del 2019 al 10,7 quest’anno all’11,9 nel 2021. Nel caso invece di scenario “ottimistico” ovvero di ripresa senza nuovi contagi, il deficit 2020 sarebbe dell’11,2% del Pil (e del 6,8% nel 2021) con un debito al 158,2%. In termini di disoccupazione, le previsioni sarebbero di poco inferiori a quelle più negative: rispettivamente dell’10,1 e 11,7%. Ampliando la visuale sul resto del mondo non c’è consolazione e neanche rassicurazione: «La perdita di reddito supera quella provocata da qualsiasi altra recessione negli ultimi 100 anni, guerre esclude», hanno scritto sul rapporto il segretario generale dell’Ocse, Angel Gurrìa, e il capo economista Laurence Boone. Gurrìa ha indicato una possibile via d’uscita per il nostro Paese, via d’uscita che, visto lo scarso ascolto e il basso gradimento ricevuto dal Piano Colao dalla maggioranza di Governo, vale tanto quanto l’articolato piano che quasi certamente finirà nel cestino: «Non è il momento di applicare le regole strettamente alla lettera. Oggi non dobbiamo focalizzarci sulle regole come quella del 3% dell’Unione europea… Oggi dobbiamo impiegare tutte le risorse che abbiamo, non bisogna lasciare nulla da parte, per combattere il virus, per vincere questa guerra contro il nemico», ha detto il segretario generale dell’Ocse nel corso della conferenza stampa di presentazione dell’Economic Outlook dell’Ocse a Parigi rispondendo ad una domanda sull’Italia. Insomma, basta task force, basta inutili passerelle a villa Pamphili: bisogna agire subito.


L’OCSE attacca Quota 100: «Va rivista»


In Italia c’è «la necessità di limitare i sussidi ai pensionamenti anticipati e di attuare adeguatamente il collegamento dell’età di ritiro alla speranza di vita». A dirlo è l’OCSE nel Rapporto annuale sui sistemi previdenziali, nel capitolo dedicato al nostro Paese. Secondo l’Organizzazione parigina, che è tornata a criticare Quota 100, introducendo la misura il Paese ha fatto «retromarcia rispetto alle recenti riforme». Ad oggi, spiega l’OCSE; l’età pensionabile in Italia è a 62 anni, più o meno due anni prima della media OCSE, di conseguenza la spesa per il sistema pensionistico, pari al 16% del PIL, è più alto che nel resto dell’area, per questo nel Rapporto l’OCSE invita il nostro Paese ad «aumentare l’età effettiva di ritiro dal lavoro».


Ocse conferma il rallentamento dell’economia mondiale


L’Ocse ha rivisto al ribasso le stime di crescita dell’Italia, dell’Eurozona e dell’economia globale. A dimostrazione che ad essere in difficoltà non è soltanto il nostro Paese. Secondo l’Interim Economic Outlook, nel 2019 il Prodotto interno lordo italiano si contrarrà dello 0,2%, per poi tornare a crescere nel 2020 dello 0,5%, rispettivamente -1,1 punti e -0,4 punti rispetto alle previsioni del precedente Economic Outlook di novembre. Come anticipato, però, l’Ocse prevede un rallentamento della crescita anche per l’Eurozona, con un Pil che dovrebbe aumentare dell’1% nel 2019 – -0,8 punti rispetto alle previsioni precedenti – e dell’1,2% nel 2020 (-0,4 punti). Il Pil mondiale dovrebbe invece attestarsi al 3,3% nel 2019 (-0,2 rispetto alle precedenti stime) e del 3,4% nel 2020 (-0,1). Quali sono i fattori che inducono tanto pessimismo? A elencarli è sempre l’Ocse, che indica nell’incertezza politica, nelle tensioni commerciali e in un’ulteriore erosione della fiducia dei consumatori le cause principali. Secondo l’Ocse, inoltre, le «restrizioni commerciali introdotte lo scorso anno sono un freno alla crescita, agli investimenti e agli standard di vita, in particolare per le famiglie a basso reddito».


Giù le stime di crescita


Pil, Ocse: +1,2% nel 2018 e +1,1% nel 2019

L’organizzazione per lo sviluppo economico ha tagliato di due decimi di punto le stime di crescita dell’Italia per l’anno in corso, confermando però l’aumento del Pil previsto per il 2019. In particolare l’Ocse si aspetta un +1,2% (dal +1,4% indicato in precedenza) per il 2018 ed un +1,1% per il prossimo anno. In occasione della presentazione dei dati il capoeconomista dell’Organizzazione parigina ha lanciato un appello all’Italia: «All’Italia lanciamo un messaggio molto semplice: molte riforme sono state fatte dal precedente governo. E’ vitale che queste riforme continuino perché deve andare avanti sul cammino della crescita».

 


Gurria, Ocse: Continuare con la strada delle riforme


Ora «c’è una scelta netta fra chi propone di andare avanti sulle riforme e chi dice no a tutto senza fare vere proposte», così il segretario generale dell’Osce, Angel Gurria, intervistato a Davos dall’Ansa, dove si trova in occasione del World Economic Forum. Secondo il numero uno dell’Organizzazione «le opzioni sono abbastanza chiare e sarà un voto dalle conseguenze importanti». «Il voto è a giorni e noi siamo molto interessati»,  ha invece detto a Radiocor Plus, l’agenzia di stampa del Sole24Ore aggiungendo che la speranza è quella che la strada delle riforme continui «per continuare a costruire su quello che è stato fatto», prerogativa che «permetterà al Paese di crescere ancora» e di guardare al futuro con fiducia.