Catalfo-Gualtieri, lo scontro è ormai a tutto campo


Ammortizzatori, stop ai licenziamenti e pensioni: tanti i nodi ancora aperti

La non notizia è quella di un possibile o presunto, secondo i punti di vista, scontro fra la ministra del lavoro, Nunzia Catalfo, e il suo collega all’economia, Roberto Gualtieri. Una non notizia perché già in passato non sono mancati momenti di attrito pesante che hanno visto soccombere, spesso, l’esponente pentastellata, la quale si sta rendendo conto di quanto sia difficile mantenere gli impegni presi con i sindacati. Su tutti, si ricorda la mancata previsione della garanzia dello Stato sulle anticipazioni della cassa integrazione in deroga da parte del sistema bancario. Come fatto osservare soprattutto dalla Ugl, la convenzione di marzo, senza un intervento pubblico, difficilmente poteva decollare e, infatti, così è stato. Oggi questo scontro fra la Catalfo e Gualtieri si ripropone su più fronti, dagli ammortizzatori sociali alle pensioni, con l’impressione che i due rappresentanti del governo stiano viaggiando su binari destinati a non incontrarsi mai. L’ultima uscita dell’esponente Pd sui licenziamenti ha aggiunto benzina sul fuoco, dopo che già in materia di pensioni era emersa chiaramente la distanza esistente. Non è un caso, del resto, che gli ultimi incontri fra sindacati e ministero del lavoro abbiano segnato un poco il passo, con poche novità vere e molti rimandi al prossimo disegno di legge di bilancio atteso a breve a Bruxelles e in Parlamento o direttamente al 2021 e ancora dopo.


Pensioni, resta lo scoglio delle risorse in campo


La ministra Catalfo apre a Quota 41, ma non appare sufficiente

Mercoledì riparte il confronto sulle pensioni. La ministra del lavoro e delle politiche sociali, Nunzia Catalfo, ha confermato il doppio appuntamento con le sigle confederali, dalla Cgil alla Ugl, passando per specifiche categorie del pubblico impiego e per i dirigenti, dopo l’approccio dei primi giorni di settembre. La partita rimane complessa, anche se, oggettivamente, i margini di intervento, anche sotto il profilo temporale, ci sono, visto che Quota 100 andrà in scadenza soltanto a dicembre del 2021. È altrettanto, evidente, però, che occorre attivarsi da subito, pure se rimane la grande incognita rappresentata dal convitato di pietra, rappresentato dal ministero dell’economia, Roberto Gualtieri, nume tutelare dei conti pubblici. La ministra Catalfo ha più volte rassicurato sulla volontà di dare flessibilità al sistema, il come però non è ancora chiaro. Su un punto tutti sono d’accordo, compresa la minoranza parlamentare: l’ipotesi di introdurre la cosiddetta Quota 41, laddove il numero va ad indicare l’anzianità contributiva, una proposta che peraltro era contenuta anche nel programma del centrodestra, con la Lega, in particolare, a sostenerla con forza. Quota 41, comunque, sarebbe soltanto un tassello, fondamentale, ma non decisivo, considerando che negli anni, soprattutto a partire dal pacchetto Treu del 1996 e del 1997, le carriere professionali sono diventate sempre più precarie e frammentarie.


Lavoratori fragili, dai ministeri una circolare penalizzante


Il solo requisito dell’età non è sufficiente, però rimane come paletto

Con una circolare congiunta, i ministri del lavoro, Nunzia Catalfo, e della salute, Roberto Speranza, per il tramite delle loro direzioni, ritornano sulla questione delle indicazioni operative per il contenimento della diffusione del Covid-19 negli ambienti di lavoro, con specifico riferimento alla questione dei lavoratori e delle lavoratrici fragili. Al netto del fatto che tale circolare è indirizzata a tutta una serie di soggetti istituzionali e a Confindustria, Confartigianato, Confcommercio, Confapi, ma non ai sindacati, l’indicazione che emerge è quella che il solo requisito anagrafico non è sufficiente a connotare la fragilità della persona, principalmente in un contesto di ripresa dei contagi. Conseguentemente, sarà necessaria una certificazione attestante il complessivo stato di salute, così da avere una valutazione chiara e completa dei rischi che può correre la persona. Una presa di posizione che non convince e che introduce un paletto che potrebbe avere effetti devastanti. Si dibatte, da tempo, sulla questione dell’invecchiamento attivo, con Confindustria che insiste sul dato anagrafico, appunto i 55 anni, e Cgil, Cisl, Uil e Ugl che sostengono che l’invecchiamento attivo è piuttosto un percorso di accompagnamento del lavoratore e della lavoratrice che dovrebbe iniziare già intorno ai quaranta anni, così da contrastare l’inevitabile decadimento fisico con l’avanzamento dell’età.


Pensioni, la lista delle priorità


Dopo un lungo stop di oltre sei mesi, riparte il cantiere previdenziale

Impossibile immaginare che possa essere una giornata risolutiva, anzi; comunque sia finalmente riparte il tavolo sulle pensioni. Nella giornata di mercoledì, infatti, la ministra del lavoro, Nunzia Catalfo, ha convocato le sigle sindacali per una valutazione complessiva sullo stato dell’arte e sulle cose da fare nell’immediato. Come per la questione ammortizzatori, anche in questo caso il messaggio che arriverà dai sindacati – Cgil, Cisl, Uil, Ugl e le altre sigle hanno già espresso le loro ricette a gennaio – è che occorre agire su più fronti, tenendo conto delle effettive urgenze. Così, se per la riforma generale si può attendere, visto che la sperimentazione di Quota 100 va in scadenza soltanto nel dicembre del 2021, molto più pressante appare la questione dell’effettivo potere d’acquisto degli assegni pensionistici attuali e futuri. Se per i primi occorre agire sulla leva fiscale, sugli altri è necessario introdurre nuove forme di sostegno alla previdenza complementare.


Per il lavoro un “pacchetto” non può bastare


di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

Su ciò che occorre adesso e in futuro al mercato del lavoro si può non essere del tutto d’accordo sia con ciò che affermano e chiedono le imprese sia, a volte, con ciò che affermano e chiedono le altre organizzazioni sindacali. Su un punto però tutti convergiamo: oggi più che mai non basta “solo” una piena consapevolezza della situazione attuale, che purtroppo appare assente dalle parti di Palazzo Chigi, ma serve soprattutto la cosiddetta visione. Lo si può dimostrare facilmente osservando le indicazioni di esponenti che si trovano sul lato opposto della barricata di un sindacato e/o che vigilano su interessi diveri, come ad esempio il sistema bancario.

Il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, tra i tanti spunti – non tutti condivisibili – offerti oggi nella sua intervista al Corriere della Sera, afferma qualcosa che è impossibile non condividere e cioè che il Governo «è fermo ancora alla fase 1» ovvero alla gestione dell’emergenza. Tant’è vero che, come afferma lo stesso leader delle imprese e come più volte da me sottolineato, l’ulteriore scostamento di 25 miliardi deciso da Palazzo Chigi rischia di essere l’ennesima distribuzione a pioggia di risorse, senza alcuna profondità di intervento e di visione. Posso non essere d’accordo sul fatto che la prima riforma da fare sia quella del lavoro – e soprattutto su quale essa debba essere – ma non posso di certo contestare che su 100 euro spesi per il lavoro 98 vanno per gli ammortizzatori sociali, – grazie alle ultime riforme, aggiungo io, targate centro sinistra, culminate con il Jobs Act di Renzi, che hanno moltiplicato solo la precarietà – e solamente 2 per le politiche attive sul lavoro. Così come considero prioritarie la riforma del Fisco e della Burocrazia, in termini ovviamente di Semplificazione che nel Dl appena varato non dà tutte le risposte attese.

Per le stesse ragioni, si deve concordare con quanto dichiarato oggi dal capo del servizio Struttura economica della Banca d’Italia, Fabrizio Balassone, nel corso dell’audizione presso le Commissioni Bilancio congiunte di Camera e Senato sul Piano nazionale di riforma: nei prossimi mesi l’enfasi della politica economica dovrà necessariamente spostarsi dalla gestione della crisi, quindi dall’emergenza, alla progettazione di interventi volti a rendere l’economia italiana «più resiliente e sostenibile, in grado di crescere a ritmi più sostenuti». Perché altrimenti le condizioni macroeconomiche e finanziarie non rimarranno stabili ma peggioreranno. Dunque va bene discutere di ammortizzatori sociali e di un “pacchetto lavoro” con la ministra Catalfo, ma questo intervento deve essere parte di un progetto molto più ampio di una manovra estiva e soprattutto di un Piano Nazionale di Riforme degno di questo nome. Che peraltro dovrebbe essere già pronto, altrimenti a cosa è servito incontrarci con il premier a Villa Pamphili?


Ammortizzatori, il governo non scopre tutte le carte


Sembrano confermate le diciotto settimane, ma restano i nodi su bonus e risorse

Il primo giro di tavolo si è concluso senza una precisa scansione temporale, cosa che lascia aperte tutte le ipotesi, compresa quella che il tanto famoso decreto Agosto non arrivi all’inizio del mese, quanto piuttosto intorno alla metà, verosimilmente qualche giorno prima del 17, così da evitare dubbi interpretativi circa la possibilità per le aziende di procedere a licenziamenti. La ministra del lavoro, Nunzia Catalfo, ha sostanzialmente ribadito ai sindacati e alle associazioni datoriali quanto già abbondantemente emerso sui giornali. Conferma quindi per le ulteriori diciotto settimane di cassa integrazione, di Fis e di cassa in deroga, mentre il bonus dovrebbe essere limitato soltanto ad alcune categorie, in particolare lavoratori stagionali (non tutti, però, in quanto la ministra ha osservato come la crisi del turismo stia mordendo nelle città d’arte e non nelle località balneari) e dello spettacolo, mentre non si è accennato ai cococo. In prospettiva, si è anche parlato di riforma degli ammortizzatori sociali, un tema complesso nel quale si scontrano spesso sensibilità molto diverse. Per la ministra, l’ammortizzatore del futuro, magari già a gennaio, dovrebbe essere universale, accompagnato da efficaci politiche attive, semplice nelle procedure e distinto in base alla frequenza di utilizzo, aspetto quest’ultimo strettamente connesso alle aliquote contributive in capo a imprese e dipendenti.