Whirlpool, fra polemiche e rilanci


Il giorno dopo il grave smacco subito dal governo, rappresentato in prima persona dal presidente del consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, rimangono le polemiche, mentre il numero di Whirlpool in Italia si dice convinto di riuscire a convincere i sindacati che quella prospettata dall’azienda è l’unica soluzione praticabile per salvare circa 430 posti di lavoro. Se l’europarlamentare Carlo Calenda punta il dito contro il silenzio di Cgil e Cisl, il già sottosegretario al lavoro, Claudio Durigon, se la prende soprattutto con l’inconcludenza dell’esecutivo. Intanto, davanti alle proteste dei lavoratori, il ceo della sezione italiana della multinazionale del bianco, Luigi La Morgia, parla di riconversione dello stabilimento come la sola strada percorribile. Di certo, la vicenda è stata sicuramente gestita male nelle scorse settimane con l’applicazione della logica perdente dei tavoli separati e selettivi nei palazzi del governo a Roma.


Ex Embraco: lavoratori in sciopero


Oggi lavoratori della ex Embraco, ora del gruppo Ventures, hanno scioperato, dopo 14 mesi di ammortizzatori sociali, chiedendo alla proprietà gli investimenti necessari a far ripartire la produzione, certezze per il proprio futuro e un tavolo ministeriale sulla vertenza. L’allarme nasce dal fatto che restano solo 10 mesi di ammortizzatori sociali per i circa 420 lavoratori. Durante la manifestazione, è stata anche espressa solidarietà per i lavoratori della Whirlpool del sito di Napoli.


GdF, operazione contro il lavoro nero


In nove mesi, oltre mille lavoratori in nero scoperti nel napoletano dalla Guardia di finanza. Sono questi i risultati appena comunicati dalle fiamme gialle. In particolare, le indagini si sono concentrate su Napoli e sulle aree di Giugliano, Pozzuoli, Torre Annunziata, Frattamaggiore, Castellammare di Stabia e Casalnuovo. Nel complesso, la Finanza ha visitato circa 400 esercizi commerciali, sulla base di segnalazioni al 117. L’operazione ha permesso di recuperare a tassazione redditi non dichiarati.


Whirlpool, rabbia e sgomento a Napoli


Anche a mente fredda, il colpo di teatro, che l’amministratore delegato di Whirlpool, Luigi La Morgia, ha messo in atto nel corso dell’incontro al ministero dello sviluppo economico, con l’annuncio della cessione dello stabilimento napoletano alla Passive refrigeration solutions, dell’italiano Giovanni Battista Ferrario, con base, però, a Lugano, in Svizzera, non è andato giù ai sindacati. Ad essere contestato è il metodo – l’annuncio è arrivato praticamente a cose fatte – ma anche il merito, visto che, di punto in bianco, le organizzazioni sindacali si sono ritrovati davanti ad un management in uscita, poco interessato a fornire rassicurazioni ai circa 450 dipendenti che non vorrebbero fare la fine dei loro colleghi di Riva di Chieri e Carinaro. Molto dura la reazione dei sindacati di categoria con Cgil, Cisl e Uil che annunciano un presidio ed Ugl che rincara: «Non vogliamo essere complici di un’altra reindustrializzazione fallita in partenza».


Napoli e le sue spine sociali


Napoli e la Campania somigliano sempre più ad una polveriera sociale, vicina ad esplodere. Alla cronica carenza di posti di lavoro – l’affluenza record al concorsone indetto dalla regione, oltre 300mila domande per poco più di 2mila posti, ne è la dimostrazione più lampante -, si sono aggiunte una serie di questioni, fonte di forte tensione. In particolare, sono almeno tre i fronti aperti. In primo luogo, Whirlpool che ha appena fatto sapere che, allo stato dell’arte, non è più disponibile a garantire la permanenza della produzione nel sito campano, con il risultato che tornano in bilico gli oltre 400 dipendenti. Altra questione è quella del mancato pagamento degli stipendi, da parte del consorzio Manital, ai circa 3.500 addetti alle pulizie nelle scuole. Infine, rimane ancora in alto mare la vicenda dell’assunzione dei 471 navigator, vittime del braccio di ferro fra regione e governo centrale, rappresentato nel caso da Anpal servizi.


RdC, dal 2020 novità sull’Isee


Un tentativo di superare uno degli ostacoli che maggiormente hanno limitato l’accesso al Reddito di cittadinanza. Il decreto legge appena approvato, salvo intese, dal Consiglio dei ministri rimanda ad un decreto ministeriale per l’attuazione della norma che prevede la possibilità di aggiornare i dati reddituali e patrimoniali ai fini Isee con riferimento non ai due anni precedenti, ma all’anno precedente, venendo così incontro ai percettori di Naspi o altra indennità, scoperti da almeno dodici mesi. Intanto, l’Inps fa sapere che, al momento, sono poco meno di 900mila le domande di Reddito e Pensione di cittadinanza già accolte. Al primo posto troviamo, come abbondantemente previsto, Napoli, con 36.399 domande, seguita da Roma (32.905 domande accolte) e da Palermo (26.114). Torino (16.873) si posiziona davanti a Milano (16.699) e Catania (13.071), mentre le altre città accumulano un distacco maggiore con Bari (7.683) che finisce per doppiare Firenze (3.085).