Moda: nel 2020 -26% per il fatturato


Nel 2020 il fatturato della moda è sceso del 26%, passando a 72,5 miliardi di euro: 25 miliardi in meno rispetto al 2019. È quanto emerge dalle stime di Confindustria moda. Presentando i dati, il presidente dell’associazione di categoria, Gianfranco Di Natale, ha parlato di «un calo importante, che fotografa una situazione drammatica, nonostante una ripresa nel quarto trimestre e il fatto che le imprese, anche piccole e medie, pur se meno dei grandi gruppi, hanno mostrato relativa dinamicità».


Per la moda previsti 5,7 miliardi in meno di fatturato


È quanto stima la Federmoda Confcommercio. «Il nostro Paese saprà ripartire»

Ben 5,7 miliardi di euro di fatturato in meno, 17mila punti vendita a rischio chiusura, con un’incidenza sull’occupazione di 35mila addetti. È quanto stima Federmoda Italia – Confcommercio nel Fashion & High Street Reportil 2019. Secondo l’associazione di categoria, nei mesi di luglio e agosto di quest’anno il 62% delle aziende ha registrato un calo rispetto alle entrate degli stessi due mesi del 2019, il 22% ha registrato una stabilità, mentre solo il 16% parla di un incremento. Il calo medio nel periodo considerato è stato del 17%, con punte più elevate nei centri delle grandi città, che hanno sofferto di più rispetto alle periferie, ai centri minori ed alle località turistiche. Secondo Renato Borghi, presidente di Federmoda Italia, «non appena si allenteranno i timori il nostro Paese saprà ripartire».


Moda, possibile frenata per il 2019


Nell’ultimo decennio l’industria italiana della moda è cresciuta del 3% medio annuo, ma alla fine del 2019 potrebbe registrare una battuta d’arresto. Secondo le stime diffuse questa mattina da Carlo Capasa, presidente della Camera della Moda, in occasione della Settimana della Moda (18-23 settembre a Milano) a fine anno il settore potrebbe registrare un +0,1%. «E’ stato un anno difficile – ha spiegato Capasa -, segnato da una congiuntura internazionale sfavorevole. Speriamo di poterlo archiviare e tornare l’anno prossimo ai ritmi di crescita a cui siamo abituati». Stiamo di parlando di un comparto che vede oltre 13mila imprese attive, un giro d’affari di oltre 20 miliardi di euro e circa 100 mila occupati.


Commercio, i saldi non aiutano


Poteva andare meglio: i saldi non hanno spinto le vendite, rimaste pressoché stabili rispetto a quelle registrate lo scorso anno. A rivelarlo è la Federazione Moda Italia, sottolineando che il possibile aumento dell’Iva – dal 1° gennaio 2020 l’imposta crescerà automaticamente se non verranno disinnescate le clausole di salvaguardia – spaventa i commercianti italiani, perché potrebbe avere effetti negativi sui consumi delle famiglie italiane. L’indagine, che ha coinvolto un panel di imprese commerciali associate, rivela che secondo il 55% degli operatori le vendite sono stabili o in leggero aumento rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. All’avvio delle svendite estive, la stima dell’Ufficio Studi di Confcommercio, era di una spesa in media poco meno di 230 euro a famiglia, circa 100 euro pro capite, per un valore complessivo intorno ai 3,5 miliardi di euro. Intanto la vera preoccupazione dei commercianti è ora rappresentata dall’Iva. «Tra i capi maggiormente venduti nell’abbigliamento, bermuda, t-shirt, abitini e camicie. Nelle scelte delle calzature prevalgono sandali sneakers e scarpe sportive», si legge nella nota stampa. Per avere il bilancio definitivo sull’andamento dei saldi, sarà necessario aspettare settembre, anche se, ha osservato il presidente di Federazione Moda Italia, Renato Borghi, «un dato è già certo, purtroppo: la stagione primavera/estate, meteorologicamente disastrosa per non dire addirittura drammatica dal punto di vista delle vendite, non sarà recuperata».


Continua crescere il settore italiano della moda


Seppur rallentando rispetto agli anni precedenti, il settore italiano della moda continua a crescere. Secondo il Rapporto R&S di Mediobanca, il fatturato della moda è aumentato del 4,5% tra il 2016 ed il 2017 raggiungendo i 70,4 miliardi di euro (l’1,3% del Pil). Un contributo fondamentale arriva dal mercato estero, tanto che il fatturato legato alle vendite al di fuori dei confini nazionali rappresenta il 63% del fatturato totale, un dato superiore a quello registrato dalle altre società manifatturiere, dove si attesta al 56,7%.