Salvini: «Abolizione del coprifuoco entro il 10 maggio»

Secondo il leader della Lega, «se i numeri continueranno ad essere positivi», la misura può essere revocata
Abolizione del coprifuoco «entro il 10 maggio», non oltre. A chiederlo è il leader della Lega, Matteo Salvini, sottolineando che i numeri «positivi» sui contagi permettono di abbandonare una misura introdotta ad inizio novembre, quando la situazione epidemiologica nel Paese la richiedeva. «L’Italia merita riaperture con l’eliminazione del coprifuoco che, con questo meteo, è un danno alla salute», ha aggiunto Salvini, intervenendo nel corso di una conferenza stampa alla Camera sulle proposte della Lega per l’agricoltura. A sostegno della richiesta leghista sul coprifuoco, Salvini ha citato alcuni dati – «Dal 15 aprile ad oggi si sono liberati più di 1.000 posti letto in terapia intensiva. Ad oggi sono rimaste solo 4 regioni italiane con un tasso di occupazione attorno al 30%, la peggiore è la Toscana» –, per poi ringraziare il commissario straordinario all’emergenza Covid-19, Francesco Paolo Figliuolo, e il presidente del Consiglio, Mario Draghi, «per aver imposto un cambio di marcia» alla campagna vaccinale: «Siamo passati a 100mila a 4-500mila somministrazioni» giornaliere. Un’accelerazione che ha consentito al nostro Paese di alzare il numero delle persone, al quale è stato somministrato il vaccino: attualmente, un quarto della popolazione ne ha ricevuta almeno una. Nell’Unione europea, siamo a quota 150 milioni, secondo quanto riferito oggi dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen.

PROFONDO ARANCIONE

Weekend arancione per tutti, poi tornano le divisioni per Regione. Speranza firma la nuova ordinanza: resteranno arancioni anche la prossima settimana Calabria, Emilia Romagna, Lombardia, Sicilia e Veneto

Ci apprestiamo ad uscire dalla cosiddetta “zona gialla rafforzata” dei due giorni post-Epifania per entrare nel “weekend arancione” per tutto il Paese. Sabato 9 e domenica 10 gennaio l’Italia sarà, infatti, interamente colorata di arancio in base alle disposizioni anti Covid del Ministero della Salute e del Governo. Durante questo fine settimana, dunque, resterà come sempre il coprifuoco dalle 22 alle 5 del mattino, inoltre nelle ore diurne saranno consentiti spostamenti solo all’interno del proprio Comune – con la deroga per i piccoli – e sarà necessaria l’autocertificazione per uscire di casa. Si potranno visitare parenti o amici con le limitazioni già previste per le festività appena finite, ovvero solo una visita al giorno, massimo due adulti, più gli under 14 e i familiari non autosufficienti, e sempre entro i confini comunali. Saranno chiusi per tutto il giorno centri commerciali, palestre ed anche bar e ristoranti, fatto salvo asporto e consegne a domicilio, mentre potranno rimanere aperti negozi ed anche centri estetici e parrucchieri. Da lunedì le cose cambieranno di nuovo. Continuerà ad essere vietato in tutto il territorio nazionale lo spostamento fra Regioni o province autonome, norma che resterà in vigore fino al prossimo 15 gennaio. Torneranno, invece, le differenziazioni regionali sulla base dei dati su indici di contagio e tenuta del sistema sanitario forniti dall’Iss, con nuovi criteri più restrittivi. Ecco quindi che, torneranno gialle la gran parte delle Regioni, mentre resteranno arancioni quelle che si trovano in una situazione sanitaria più critica, ovvero Calabria, Emilia Romagna, Lombardia, Sicilia e Veneto, come specificato dall’ordinanza firmata dal ministro della Salute, Roberto Speranza. Il tutto fino al prossimo venerdì.

 

Così l’Europa a Natale

Risposte insufficienti e nuovi timori. Misure restrittive un po’ ovunque, cenoni con poche persone

Quando il re di Svezia ammette che nell’affrontare l’emergenza sanitaria «abbiamo fallito» – ricordiamo: la Svezia è tra i pochissimi paesi a non aver mai adottato lockdown o misure particolarmente restrittive, mirando all’immunità di gregge –, è la conferma che l’Europa non è riuscita a contrastare adeguatamente la diffusione del coronavirus, che non sia mai stato implementato nell’UE un modello di successo (al di là della retorica dei singoli governi) e che le risposte siano state fin qui insufficienti. Alla vigilia dell’avvio della campagna per la vaccinazione di massa – in programma a partire dal 27 dicembre dopo il via libera al vaccino messo a punto da Pfizer e BioNTech da parte dell’Agenzia europea per i medicinali (Ema), che nel frattempo ha deciso di anticipare la decisione anche sul candidato di Moderna – le incognite sono ancora molte. In parte per i timori sopraggiunti negli ultimi giorni per la cosiddetta “variante inglese”, la cui immediata risposta è stata il blocco dei voli dal Regno Unito, e in parte perché in alcuni paesi europei, tra quelli che stavano registrando un nuovo aumento di contagi e vittime, si è deciso di procedere con le vie più dure anche nel periodo delle festività natalizie. In Germania, Austria, Olanda e Polonia, ad esempio, dove, seppur con modalità diverse, viene (o verrà nei prossimi giorni) riproposto un lockdown di alcune settimane. Entrando più nel dettaglio delle misure durante le feste, in Germania saranno ammessi il giorno di Natale incontri con quattro persone oltre al proprio nucleo familiare, in Spagna in generale si potranno riunire non più di dieci persone (ma ogni comunità adotterà le proprie linee guida), mentre in Belgio sono previsti i controlli più ferrei allo scopo di verificare il rispetto delle regole. Invece nel Regno Unito, dove non si esclude a causa della variante un periodo di chiusure prolungato, anche di diverse settimane, verranno prese le soluzioni più dure: il Natale a Londra e nel Sud Est dell’Inghilterra sarà in casa e senza ospiti. Del resto il ministro della Sanità britannico, Matt Hancock, aveva dichiarato nei giorni scorsi che il “nuovo” virus è più contagioso del 70% ed è «fuori controllo». Le buone notizie, però, sembrano arrivare dalla scienza: a quanto pare non c’è motivo di credere che ciò rappresenti un pericolo in vista delle vaccinazioni e in ogni caso le tecnologie permetterebbero di aggiornare  agevolmente i vaccini in caso di necessità.

Nuove misure anti covid-19: se non è lockdown, è knockout

Le nuove regole “entrano in casa” degli italiani. Stop a feste private e pubbliche, mascherina obbligatoria al chiuso e all’aperto

 

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e il ministro della Salute, Roberto Speranza, hanno firmato il Dpcm con nuove misure di contrasto alla diffusione del coronavirus valide per i prossimi trenta giorni. Il via libera è arrivato solo all’una di notte a causa del confronto serrato all’interno del Governo e con le Regioni. Tra le principali misure, oltre al divieto di feste private, alla stretta sulla movida, all’uso della mascherina obbligatoria al chiuso e all’aperto, lo stop alle gite scolastiche e allo sport di contatto. Nelle abitazioni private, è fortemente raccomandato di evitare feste e di ricevere persone non conviventi di numero superiore a 6, così come è fortemente raccomandato l’uso dei dispositivi di protezione delle vie respiratorie anche all’interno delle abitazioni private in presenza di persone non conviventi. È obbligatorio sull’intero territorio nazionale avere sempre con sé dispositivi di protezione delle vie  respiratorie, nonché l’obbligo di indossarli nei luoghi al chiuso diversi dalle abitazioni private e in tutti i luoghi all’aperto a eccezione dei casi in cui, per le caratteristiche dei luoghi o per  le circostanze di fatto, sia garantita in modo continuativo la  condizione di isolamento rispetto a persone non conviventi, e nel rispetto dei protocolli e delle linee guida anti-contagio previsti per attività economiche, produttive, amministrative e sociali, nonché delle linee guida per il consumo di cibi e bevande. La ristorazione (bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie) è consentita fino alle ore 24 con servizio al tavolo e alle 21 in assenza di servizio. Restano come quelle attuali nelle Regioni e Province autonome a condizione che essere abbiano preventivamente accertato la compatibilità di queste attività con l’andamento della situazione epidemiologica nei propri territori. Per eventi e competizioni sportive è consentita la presenza di pubblico con percentuale massima del 15% rispetto alla capienza totale, non oltre il numero di 1.000 spettatori all’aperto e di 200 al chiuso. Regioni e Province autonome possono stabilire, d’intesa con il ministro della Salute, un diverso numero massimo di  spettatori. Per spettacoli al pubblico in sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche e in altri spazi anche all’aperto numero massimo di 1.000 spettatori all’aperto e di 200 al chiuso. Vietate feste in tutti i luoghi, al chiuso e all’aperto, tranne quelle conseguenti alle cerimonie civili o religiose ma con un massimo di 30 invitati, fermi restando protocolli e linee guida. Manifestazioni fieristiche e congressi si, rispettando la distanza interpersonale di almeno un metro. Sospesi viaggi d’istruzione, iniziative di scambio o gemellaggio, visite guidate e uscite didattiche, programmate dalle istituzioni scolastiche di ogni  ordine e grado.

Per molti settori come ad esempio quello del banqueting e del catering, «il nuovo Dpcm per noi è un secondo lockdown, non dichiarato ma nei fatti».