Ex Embraco e Acc, 700 lavoratori attendono la luce verde


Rallentamento per l’operazione che dovrebbe portare al rilancio dei due siti

Uno dei tanti, ma sicuramente uno dei più urgenti da affrontare. I nuovi ministri dello sviluppo economico e del lavoro del governo Draghi, appena saranno nominati, si dovranno confrontare con la vicenda che riguarda i circa 400 dipendenti della ex Embraco di Riva di Chieri e i 300 della Acc di Mel in provincia di Belluno, due aziende che, per effetto degli accordi sottoscritti con l’uscente Stefano Patuanelli, sono ormai legate a stretto mandato. A fronte del progressivo abbandono della Whirlpool, che, come noto, ha colpito anche lo stabilimento di Napoli, il progetto avanzato sulle due sponde di via Veneto è stato quello di promuovere una joint venture fra i due siti, con la realizzazione di compressori di refrigerazione nello stabilimento veneto e di motori in quello piemontese, il tutto per un totale di sei milioni di pezzi assemblati. La crisi di governo, però, preoccupa le federazioni di categoria di Cgil, Cisl, Uil e Ugl che continuano la mobilitazione in Piemonte e in Veneto. Ai rappresentanti sindacali infatti non appare giustificabile il ritardo che si sta accumulando nel rilascio delle garanzie da parte di Sace. Sul futuro dei 700 lavoratori dei due siti pende inoltre la decisione della Commissione europea che ha acceso un faro sull’intera operazione, al fine di valutare la congruità della stessa rispetto alle regole comunitarie, in particolare sugli aiuti di Stato.


Metalmeccanici, si sblocca il Ccnl


Dopo un’attesa di quindici mesi, via libera al rinnovo del contratto collettivo

Con un ritardo di quindici mesi, dovuto anche ad alcune impuntature delle federazioni di categoria di Cgil, Cisl e Uil, è arrivata la firma sul rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro del settore metalmeccanico. Uno dei contratti più importanti dell’intero panorama del lavoro in Italia, in quanto si applica ad una platea di 1,6 milioni di addetti. L’aumento medio è compreso fra i 100 e 112 euro. Guardando ai punti principali, viene abolito il primo livello di inquadramento; si rafforza il contributo destinato alla previdenza complementare per i dipendenti con meno di 35 anni a partire dal 2022; si norma il ricorso allo smart working che diventa una delle modalità standard di impiego del personale dipendente. Previsto anche un intervento sul versante del contrasto alla violenza di genere, l’introduzione di clausole sociali negli appalti pubblici e il riconoscimento del diritto alla formazione permanente.


FCA-PSA, c’è il via libera alla fusione in Stellantis


Elkann: «Vogliamo ruolo di primo piano»
Gli azionisti di FCA e PSA – con il 99,1% dei voti – hanno dato il via libera definitivo alla fusione in Stellantis, gruppo che si posizionerà al quarto posto tra i principali produttori di auto al mondo. Due realtà che si uniscono per costruire qualcosa di unico. «Vogliamo avere un ruolo di primo piano nel prossimo decennio che ridefinirà la mobilità», ha sottolineato John Elkan. Per Carlos Tavares i due marchi saranno “più forti insieme che separatamente».


Whirlpool, Napoli è fuori


Sindacati contrari e governo spiazzato. La multinazionale conferma il piano Italia

Vertice a due facce sul futuro di Whirlpool nel nostro Paese. Da una parte, vi è infatti il caso Napoli, con la multinazionale che conferma la tempistica per la chiusura: ultimo stipendio a dicembre, poi tre mesi di ammortizzatori sociali fino al 31 marzo e, infine, avvio della procedura di licenziamento collettivo a partire dal 1° aprile, al termine del blocco. Una soluzione che non piace assolutamente al governo e, soprattutto, alle federazioni di categoria di Cgil, Cisl, Uil e Ugl, fortemente preoccupati per gli oltre mille posti, fra diretti, 350, e indotto, circa 800. L’esecutivo ha provato a rassicurare i sindacati, affermando di aver ricevuto diverse manifestazioni di interesse per lo stabilimento. Dall’altra parte, però, Whirlpool conferma il piano industriale per l’Italia, con investimenti in tre anni quantificati in 250 milioni di euro ed una sensibile crescita della produzione industriale fin dai primi mesi del 2021.


Federmeccanica prova a rilanciare


Ccnl in stallo, pesa anche la mancata presa di coscienza dei cambiamenti in atto

Federmeccanica prova a far ripartire il tavolo di confronto con le organizzazioni sindacali, proponendo un incremento medio di 65 euro, circa venti euro in più rispetto a quanto spettante, se si applicasse il solo indice Ipca depurato dagli effetti importati derivanti dai carburanti, come prevede il testo unico di riforma della contrattazione collettiva. Un tentativo di riaprire la discussione dopo la rottura di ottobre. Le incognite restano comunque tante, incognite peraltro amplificate dal fatto che il tavolo di confronto non sembra tener conto di quanto siano cambiati gli scenari all’interno delle fabbriche italiane, come dimostrano i risultati delle recenti elezioni per il rinnovo delle rappresentanze sindacali unitarie, che hanno visto la crescita della Ugl e altre sigle, a fronte di un arretramento di Cgil, Cisl e Uil. Il contratto collettivo dei metalmeccanici, con i suoi 1,4 milioni di addetti, rappresenta da sempre un passaggio centrale nel lavoro privato.


Metalmeccanici, il cielo è plumbeo


Le tante vertenze che segnano pesantemente il futuro della categoria

Più che di trattative, perché, per ogni trattativa che si rispetti, alla fine dovrebbe mettersi un punto conclusivo, si dovrebbe parlare di tele di Penelope che qualcuno di notte disfa. Le federazioni di categoria di Cgil, Cisl, Uil e Ugl dei metalmeccanici si trovano davanti uno scenario che, invece, di chiarirsi, tende ad ingarbugliarsi ad ogni giorno che passa. È il caso degli stabilimenti ex Ilva, con i circa 12mila dipendenti in attesa di sapere quale sarà il loro futuro ad 800 giorni dalla apertura dell’ultima fase di confronto. È il caso anche della Whirlpool, con i circa quattrocento addetti diretti, sospesi fra promesse di cavalieri bianchi e l’unica certezza al momento della dismissione del sito da parte della multinazionale. Tornando all’Ilva, nel pomeriggio di oggi è iniziata l’ennesima riunione fra tutti gli attori in campo, in vista della scadenza del 30 novembre, quando ArcelorMittal dovrà chiarire le proprie intenzioni.