I metalmeccanici preoccupati per il futuro del Paese


Mobilitazione con modalità diversa per Cgil, Cisl, Uil e Ugl; sciopero in Cnh

Metalmeccanici in subbuglio e fortemente preoccupati per quello che sta succedendo nel Paese, con migliaia di posti a rischio ed un governo che stenta a mettere in campo le risposte adeguate e necessarie. Nella giornata odierna i metalmeccanici di Cgil, Cisl e Uil hanno indetto una manifestazione nazionale, richiamando a Roma i propri rappresentanti aziendali. Domani invece a scendere in piazza in tutta Italia saranno i metalmeccanici della Ugl che hanno scelto di protestare davanti a tutte le prefetture. Due strategie diverse, quella della Ugl più vicina al territorio, l’altra, per così dire, più politica (peraltro, alla manifestazione di Cgil, Cisl e Uil ha partecipato anche una delegazione del Partito democratico al governo insieme al Movimento 5 Stelle cui appartiene il tanto criticato ministro dello sviluppo economico, Stefano Patuanelli), per significare comunque la forte preoccupazione per il presente, come per il futuro: senza una inversione di tendenza decisa, il nostro Paese rischia la desertificazione industriale. In un tale scenario, si inserisce l’ipotesi alla quale starebbe lavorando Cnh Industrial, del Gruppo Fca, di rivedere il piano industriale per l’Italia, in particolare rispetto agli stabilimenti di Brescia e di Lecce, cosa giudicata irricevibile dai sindacati che, infatti, hanno proclamato lo stato di agitazione in tutti gli stabilimenti con un pacchetto di otto ore.


Anche Whirlpool si appresta a lasciare la Campania


La domanda è se entro il 31 ottobre si riuscirà a far cambiare idea a Whirlpool, su Napoli. Anche l’ultimo incontro fra i rappresentanti delle federazioni di categoria di Cgil, Cisl, Uil e Ugl e la multinazionale del bianco si è concluso nel peggiore dei modi, con la conferma della volontà di chiudere lo stabilimento. A giugno, è previsto un nuovo incontro al Mise, dove si farà anche il punto di cosa sta facendo l’ad di Invitalia, Domenico Arcuri, che ha il compito di trovare un possibili acquirente.


Ex Om Carrelli di Bari, un barlume di speranza


Siamo davanti, probabilmente, ad una delle più antiche vertenze in corso. Sono infatti otto anni che i circa 130 dipendenti della ex Om Carrelli di Bari sono fuori dalla produzione. L’ultimo incontro che si è tenuto in regione, presenti le federazioni di categoria di Cgil, Cisl, Uil ed Ugl, sembra aver aperto uno spiraglio con la concessione della cassa integrazione in deroga, un programma di riqualificazione e la prospettiva di reindustrializzazione del sito da parte della Selectika.


Ilva: ArcelorMittal si ritira


Am InvestCo Italy ha notificato ai Commissari straordinari dell’Ilva e ai sindacati la volontà di rescindere l’accordo siglato il 31 ottobre 2018 e ha chiesto «ai Commissari straordinari di assumersi la responsabilità delle attività di Ilva e dei dipendenti entro 30 giorni dal ricevimento della comunicazione». La società ha motivato la propria decisione affermando che la crisi del mercato dell’acciaio, con perdite per quasi 2 milioni al giorno, rende difficile mantenere gli impegni sia dal punto divista contrattuale che occupazionale. Alla base del ritiro c’è anche la questione dello scudo legale nella fase di attuazione del piano di risanamento ambientale, recentemente sospeso dal governo. Fatto sta che l’acciaieria dovrebbe tornare allo Stato, ancora proprietario dell’ex-Ilva dato che la cessione ad ArcelorMittal, adesso provvisoria, sarebbe diventata effettiva solo a partire dal 1 maggio del 2021. I 10.700 lavoratori del gruppo tra Taranto, Genova e Novi Ligure, attualmente dipendenti a tempo determinato di ArcelorMittal, avrebbero dovuto essere assunti a tempo indeterminato dopo l’avvenuta acquisizione. Ma ora attendono di comprendere come sarà risolto questo ulteriore grave problema che si è abbattuto sull’acciaieria. In sintesi, se si tratti di un braccio di ferro da parte della multinazionale franco indiana al fine di ottenere condizioni più favorevoli dallo Stato, con il ripristino dell’immunità e maggiori concessioni per quanto riguarda il taglio del numero dei dipendenti, o se la decisione sia invece definitiva e si debba quindi trovare un nuovo acquirente per l’ex-Ilva.


Fca: incidente mortale a Cassino


Chi aveva immaginato che il peggio fosse ormai alle spalle, forte dei dati Inail sui primi otto mesi dell’anno, deve assolutamente ricredersi: il tema della sicurezza e della salute nei luoghi di lavoro rimarrà, purtroppo, centrale ancora per tanto, troppo tempo. La cronaca, con la sua brutale crudeltà, ci riporta alla realtà dei fatti, raccontandoci dell’ennesima morte sul lavoro. Con tutto il rispetto per tutti gli altri caduti, la cosa che colpisce fortemente in quest’ultimo caso è che a morire è un giovane operaio di quarant’anni dipendente della Fca di Cassino. Non un incidente in un cantiere temporaneo né in una azienda di piccole dimensioni dove è difficile far quadrare i conti, ma in uno dei principali stabilimenti italiani, nei quali la voce sicurezza dovrebbe essere sempre ben presente. I sindacati, dalla Cgil alla Ugl, al cordoglio per quanto accaduto, uniscono la richiesta di una azione strutturale, per rafforzare la cultura della sicurezza, che passa dalla formazione e dalla consapevolezza dei rischi specifici, ma anche da una implementazione dei servizi ispettivi, oggi fortemente depotenziati a causa del ridotto numero degli ispettori attivi sul campo e per i limiti che continua a presentare l’azione dell’Ispettorato nazionale del lavoro, sempre più simile ad una fusione a freddo. Il ministro Nunzia Catalfo ha assicurato una pronta convocazione del tavolo di confronto.


Rinnovi contrattuali in salita


Partenza decisamente in salita per la tornata di rinnovi contrattuali che interessa circa nove milioni di lavoratori e lavoratrici dipendenti. E le ragioni sono sicuramente diverse, ad iniziare dal muro che le associazioni datoriali hanno già iniziato ad innalzare davanti alle prime richieste formulate dal sindacato. Gli aumenti retributivi richiesti, fanno notare da Confindustria e dalle altre associazioni di settore, non corrispondono agli incrementi dell’inflazione e quindi contrasterebbero con le intese sottoscritte anche nel recente passato. È il caso dei contratti collettivi degli alimentaristi (205 euro), dei bancari (200 euro), degli stessi metalmeccanici (153 euro), tre categorie che, messe insieme, pesano per quasi 2,5 milioni di addetti. Si annunciano trattative molto complesse, quindi, sulle quali pesa un altro aspetto: il sovente arroccamento di Cgil, Cisl e Uil, decisamente poco propense a mettere in campo piattaforme unitarie anche con le altre confederazioni più rappresentative nei diversi settori, l’Ugl, la Cisal, la Confsal più il mondo alla sinistra della Cgil, rappresentato dalla Usb e dalla Cub, almeno con quelle che ci vogliono stare. Tutto lascia pensare che le associazioni datoriali vorranno attuare un atteggiamento dilatorio, in attesa di capire se il nuovo governo sarà in condizione di dare seguito alla promessa di tagliare il cuneo fiscale per la parte relativa ai lavoratori.