Recovery fund: mercati in rialzo


Bene Piazza Affari. Spread tra Btp e Bund in calo

Reazione positiva dei mercati alla notizia dell’accordo raggiunto sul Recovery fund. I principali listini europei hanno infatti messo a segno crescite, con Francoforte che ha addirittura recuperato le perdite realizzato da inizio 2020. Poco prima di metà seduta Milano era la migliore, con un +2,15%, seguita da Madrid con un +1,85% e da Parigi con un +1,25%. Distanziata Londra, che riportava comunque un +0,6%. Al giro di boa Piazza Affari ha ridimensionato il rialzo, rallentando ad un +0,8%. Il rialzo del greggio non incentiva particolarmente gli acquisti di Eni che si limita ad un +0,1%, mentre prosegue la crescita, seppur più limitata rispetto alle ultime ore, di Intesa e Ubi. In calo TIM, Atlantia e Leonardo. In calo lo spread rispetto a lunedì.


FINANZA IN TILT


Martedì 17 marzo, secondo giorno consecutivo di mercati finanziari come montagne russe: sprofondano di molto e si rialzano a fatica lasciando sul terreno le ceneri di miliardi di valute diverse andate in fumo, nonostante alcune banche centrali importanti (la Fed in primis,  Bce meno, Bank ok England, Bank of Japan) abbiano deciso di combattere la crisi economica scatenata dall’emergenza sanitaria, già attesa nel 2019 più che altro come effetto congiunto della guerra dei dazi e dei conflitti tra produttori petroliferi, con cannonate di Quantitative Easing e di acquisti in massa di titoli azionari in pochi giorni. Più di 800 sono miliardi di euro utilizzati rispetto a prima, 1500 miliardi quelli distribuiti alle banche. Ma i mercati non ci sono cascati e le montagne russe continuano. Come ieri, anche oggi sui mercati finanziari si manifestano gli effetti «devastanti» dell’epidemia di coronavirus soprattutto in Europa. È fallito il tentativo di cosiddetto rimbalzo di Milano (recupero momentaneo nell’ambito di un trend calante), la piazza è rimasta piatta con Fca che ha perso il -7%; giù anche l’euro sotto 1,10 dollari. Le Borse europee a metà seduta si sono rivelate le più negative, forti le vendite sui titoli del settore viaggi, assicurazioni e costruzioni. L’indice Zew tedesco, che raccoglie il sentiment degli investitori istituzionali sull’economia, è crollato oltre le attese a -49,5 punti a marzo. Anche se sempre oggi a Wall Strett, a inizio seduta, il tentativo di rimbalzo è riuscito, Il Sole 24 Ore ha sentenziato che è «caduto il castello di carta della finanza». Quanto la situazione sia diventata ingestibile e imprevedibile lo dimostrano anche le parole di Giulio Tremonti, ex ministro dell’economia nei governi Berlusconi: «Lagarde ha detto una cosa che magari corrisponde alla realtà: la Bce non serve più a fare nulla». Gli analisti sostengono che stavolta è diverso, non si tratta di una crisi finanziaria qualsiasi, ma di un’emergenza sanitaria per risolvere la quale è necessario fermare tutto. Ecco cosa manda in tilt la finanza. Sostiene Il Sole24Ore che non funziona più quella formula che ha imperato per un decennio: tassi bassi, liquidità abbondante e assuefazione ai rischi. È proprio vero, la salute viene prima di tutto.


Borse in risalita dopo il tonfo


Dopo le pesanti flessione registrate all’apertura di settimana, nel corso della giornata odierna si sono osservati alcuni miglioramenti per i principali listini mondiali. In Europa, a metà giornata, Piazza Affari ha registrato una crescita di oltre tre punti percentuali, trainata da petroliferi e ingegneria petrolifera (male Atlantia). Bene anche Parigi (oltre il 4%), Londra (sopra i tre punti e mezzo) Francoforte (sopra il 2,5%) e Madrid (che viaggia intorno al +3%). Recuper anche lo spread tra Btp e Bund, che scende di una decina di punti rispetto alla chiusura dei mercati di lunedì). In crescita le quotazioni di petrolio, con i prezzi al barile di Wti e Brent in aumento rispettivamente del 7 e dell’8%.


Virus in Borsa


Covid-19 e petrolio: tonfi in Borsa da Milano a Wall Street, ma c’è anche l’«emergenza democratica» della riforma Mes

Già all’apertura è stato subito tonfo oggi per Piazza Affari: l’indice Ftse Mib, dopo aver toccato un ribasso dell’11% nella prima parte della mattinata, segnava verso le ore 13.00 un calo del 10% riportandosi così sui valori di gennaio 2018. Le avvisaglie per prevedere che ciò potesse accadere c’erano state nella scorsa settimana, tanto che dal centro destra, FdI, Fi e Lega, nel fine settimana sono arrivate richieste di intervento al Governo per evitare il peggio. Si è trattato del peggior ribasso dal tonfo del 12,48% segnato dal listino milanese il 24 giugno 2016 dopo l’esito del referendum sulla Brexit. Due le cause, il panico per l’espansione del Coronavirus e la situazione di incertezza legata alla guerra dei prezzi del petrolio fra Arabia e Russia. A guidare lo scivolone a Milano sono stati infatti i titoli petroliferi Saipem (-18,6%), Eni (-16,9%) e Tenaris (-16,5%), più il crollo del greggio, a metà giornata oltre il 20%, seguito dai titoli finanziari, mentre lo spread Btp Bund è volato a 210 punti. Unicredit e Azimut hanno ceduto oltre il 13%, Banco e Poste il 12%, Atlantia l’11%. Non solo Piazza Affari e quindi l’Italia, ma anche le altre Borse europee hanno manifestato ribassi superiori al 6% a Parigi, Londra e Francoforte. Wall Street all’apertura, ore 13.00 per l’Italia, preannunciava forti cali in scia con il tracollo delle borse europee. Il presidente della commissione Finanze del Senato, Alberto Bagnai (Lega), ha auspicato l’intervento della Consob, «per chiarire se dietro l’ondata di vendita che sta colpendo i nostri asset vi siano anche manovre di speculazione», e della Bce sulla falsariga di quello che fece la Federal Reserve nel corso della crisi finanziaria del 2008. Antonio Tajani, vicepresidente di Forza Italia e vicepresidente del Partito Popolare Europeo, ha chiesto al Consiglio europeo di istituire «un tavolo tecnico scientifico di coordinamento dei 27 Paesi membri per decidere linee guida comuni» per affrontare gli aspetti sanitari e «le ricadute sull`economia e sulla vita sociale». Alle porte c’è anche l’approvazione del testo finale di riforma del Mes, cioè del Meccanismo europeo di stabilità, anticipata alla prossima riunione, 16 marzo, dell’Eurogruppo. Sul testo ci sarebbe già un accordo politico da diversi mesi, ma raggiunto in un contesto, prima di tutto economico, completamente diverso da quello attuale sconquassati dal Coronavirus.


USA-Cina, prosegue il dialogo


Al via oggi il secondo giorno di colloqui dopo la ripresa delle trattative tra l’amministrazione statunitense e il governo cinese per trovare un accordo che possa raffreddare la guerra commerciale tra i due Paesi. Oggi il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, incontrerà infatti il presidente cinese Liu He direttamente alla Casa Bianca, lasciando trasparire una distensione dei toni tra le parti. Una notizia positiva che si aggiunge al commento che il presidente USA ha rilasciato su Twitter in seguito alla prima tranch di colloqui, avvenuta ieri tra la delegazione guidata dal rappresentate per il Commercio Robert Lighthizer e dal vicepremier He: «I negoziati con la Cina sono andati molto bene», ha scritto infatti il tycoon. Segnali che hanno incoraggiato gli investitori, con le borse asiatiche e europee che in mattinata hanno registrato forti rialzi: Tokyo in chiusura ha registrato una crescita dell’1,15%, mentre Parigi e Milano viaggiavano intorno all’1%. Meglio Francoforte vicina al 2%, mentre Londra continua a pagare le incertezze sulla Brexit, rimanendo intorno al quarto di punto. C’è forte attesa quindi per l’esito dei colloqui, soprattutto ora che le aspettative su un accordo sono leggermente più alte rispetto alla vigilia.