Draghi: «La ricostruzione post Covid avrà un elevato debito»


L’Intervento al Meeting per l’amicizia fra i popoli

L’ex presidente della BCE: «Ma sarà sostenibile se sarà debito buono»

Parlando al Meeting per l’amicizia fra i popoli, a Rimini, l’ex presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi ha avvertito che «la ricostruzione sarà inevitabilmente accompagnata da stock di debito destinati a rimanere elevati a lungo». «Questo debito – ha aggiunto -, sottoscritto da Paesi, istituzioni, mercati e risparmiatori, sarà sostenibile, continuerà cioè a essere sottoscritto in futuro, se utilizzato a fini produttivi, come investimenti nel capitale umano, nelle infrastrutture cruciali per la produzione, nella ricerca, se è cioè ‘debito buono’». Draghi ha poi ricordato che «quando la fiducia tornava a consolidarsi e con essa la ripresa economica, siamo stati colpiti ancor più duramente dall’esplosione della pandemia: essa minaccia non solo l’economia, ma anche il tessuto della nostra società, così come l’abbiamo finora conosciuta». Parlando sempre dal palco del meeting, Mario Draghi ha poi spiegato che « In questo susseguirsi di crisi i sussidi che vengono ovunque distribuiti sono una prima forma di vicinanza della società a coloro che sono più colpiti, specialmente a coloro che hanno tante volte provato a reagire. I sussidi servono a sopravvivere, a ripartire, ma ai giovani bisogna però dare di più». «Tutte le risorse disponibili – ha concluso – sono state mobilizzate per proteggere i lavoratori e le imprese che costituiscono il tessuto delle nostre economie: si è evitato che la recessione si trasformasse in una prolungata depressione, ma l’emergenza e i provvedimenti da essa giustificati non dureranno per sempre. Ora è il momento della saggezza nella scelta del futuro che vogliamo costruire».


I Draghi di Conte


Di Maio e Draghi a colloquio «sui dossier europei». All’insaputa di Conte. Il fatto è avvenuto lo scorso 24 giugno ma si è venuto a sapere soltanto oggi grazie ad un’indiscrezione pubblicata dall’agenzia Adnkronos

Proprio ieri il premier Giuseppe Conte, in modo molto spavaldo, aveva dichiarato al canale spagnolo Nius che al presidente olandese Mark Rutte avrebbe detto: «Se lasciamo che si distrugga il mercato unico i danni saranno anche per l’Olanda non solo per Italia, Spagna, Portogallo e Francia». Mentre sia Rutte sia Merkel dichiaravano che «aiuti non collegati alle riforme rivolte al futuro non servono». Tradotto, non vi diamo risorse a fondo perduto in assenza di garanzie sulle vostre mosse successive e su quello che farete con i soldi. Ebbene, se Conte ieri è stato inutilmente spavaldo, il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, è stato sospettosamente lesto: è emersa solamente oggi l’indiscrezione diffusa dalla agenzia di stampa Adnkronos di un incontro tra il ministro degli Esteri e l’ex presidente della Bce, Mario Draghi. Secondo quanto riportato fra i due ci sarebbe stato “soltanto” uno scambio di punti di vista sulla situazione politica ed economica. Interessante, forse casuale, la tempistica con la quale la non irrilevante indiscrezione è emersa: proprio mentre il premier oggi proclamava i suoi non molto attendibili aut aut ad Aspi, cioè Autostrade, cioè famiglia Benetton, sulle concessioni e prometteva alla città di Venezia e ai cittadini veneziani che il Mose funzionerà entro l’autunno-inverno. Mentre, sempre oggi, il presidente del Consiglio Europeo Charles Michel illustrava la sua proposta di compromesso avanzata sulla Recovery and Resilience Facility, cuore di Next Generation Eu, con budget invariato e richiesta di precise condizioni. Senza dimenticare che proprio ieri i cosiddetti Paesi “frugali” hanno ottenuto una decisiva vittoria: la nomina di un “frugale”, l’irlandese Paschal Donohoe, alla presidenza dell’Eurogruppo. Insomma si mette male per gli spavaldi. Dunque che cosa si saranno detti realmente Di Maio e Draghi? Le spiegazioni ufficiali fornite da fonti della Farnesina, solo dopo l’uscita dell’indiscrezione, hanno “chiarito” che Di Maio ha incontrato il 24 giugno l’ex presidente della Bce nell’ambito dei «consueti incontri istituzionali che il titolare della Farnesina è solito svolgere anche con altre autorità istituzionali. È stato un incontro positivo e proficuo». Da sottolineare che Draghi non ricopre più alcuna carica istituzionale. «Al centro dei colloqui i dossier europei in virtù del ruolo svolto da Mario Draghi ai vertici della Banca Centrale Europea». Impossibile non pensare a quante volte l’ex presidente della Bce è stato immaginato pronto a “sacrificarsi per la patria” e accettare la carica di presidente del Consiglio, in caso di “naufragio di Governo”, per guidare l’Italia fuori dalla crisi. Questo ancora prima del Covid-19. Ma, se si trattava di un «consueto incontro istituzionale», perché sono caduti tutti dalle nuvole?


Coronavirus, Draghi: «Agire subito»


«Senza preoccuparsi dell’aumento del debito pubblico»

Quella della pandemia di coronavirus è «una tragedia di proporzioni bibliche», così l’ex presidente della Banca Centrale Europea in un intervento sul Financial Times, spiegando che è necessario che si agisca subito, senza preoccuparsi di aumentare il debito pubblico. «La perdita di reddito del settore privato – si legge – dovrà essere eventualmente assorbita, in tutto o in parte, dai bilanci dei governi. Livelli di debito pubblico più alti diventeranno una caratteristica permanente delle nostre economie e sarà accompagnata da una cancellazione del debito privato. L’alternativa sarebbero danni ancora peggiori all’economia».


Cosa lascia Mario Draghi?


Dopo otto anni di mandato, oggi Mario Draghi passa il testimone della presidenza della Banca Centrale Europea all’ex numero uno del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde. È stata presa il 12 settembre, invece, la sua ultima decisione strategica di politica monetaria. Quasi due mesi fa, infatti, la BCE ha dato il via libera ad un nuovo Quantitative Easing, ovvero un intervento di politica monetaria non convenzionale che prevede l’iniezione di liquidità attraverso l’acquisto di attività ad un ritmo di 20 miliardi al mese, con l’intento di stimolare l’economia. Già da un po’, infatti, diversi uffici studi e la stessa Banca Centrale Europea segnalano la presenza di rischi al ribasso per la crescita economica dell’area. Rischi legati sia a fattori esterni, come la guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina, le difficoltà geopolitiche ed economiche in alcune aree del pianeta; sia a fattori interni, come la mancata ripresa degli investimenti e dei consumi in alcuni Paesi, tra cui l’Italia. Tirando le somme quindi, quella che Mario Draghi lascia a Christine Lagarde, non certo per colpa sua, è un’Eurozona di nuovo in difficoltà. Guardando le ultime rilevazioni dell’Eurostat si nota, per esempio, che nel secondo trimestre del 2019 il PIL è aumentato di appena lo 0,2% congiunturale e dell’1,3% tendenziale, mentre nel primo trimestre la crescita è stata rispettivamente dello 0,5% e dell’1,7% (+0,4% e + 1,7% alla fine di T4 2018 e +0,3% e +1,8% in T3). Andamento che ha fatto rivedere al ribasso le stime per l’anno in corso. Le ultime sono quelle del FMI che ora prevede un +1,2% per fine 2019 contro il +1,3% avanzato in precedenza. Al ribasso, e ancora piuttosto lontane dal target fissato dalla BCE per allentare la politica monetaria (un valore prossimo ma inferiore al 2% in tutti i Paesi dell’Eurozona), le prospettive sull’inflazione. Secondo le ultime stime della Banca Centrale Europea l’inflazione sarà dell’1,3% nel 2019, dell’1,4% nel 2020 e dell’1,5% quello a seguire, mentre quella di fondo – quindi al netto di energia, alcol, cibo e tabacco – dovrebbe attestarsi all’1,1% quest’anno, all’1,3% il prossimo e all’1,5% nel 2021. Migliori invece le attese per il tasso di disoccupazione, riviste al ribasso nel triennio 2019-2021 rispettivamente al 7,6%, al 7,4% ed al 7,3%.


Draghi: fiducia e positività


Si è svolta ieri a Francoforte la cerimonia di commiato di Mario Draghi, che a partire dal 1 novembre lascerà le redini della Banca Centrale Europea alla presidente uscente del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde. Simbolicamente Mario Draghi ha passato la campanella a Lagarde. «Ci troviamo in una situazione in cui i bassi tassi di interesse non garantiscono un livello di stimolo come è avvenuto in passato, poiché è diminuito il ritorno sugli investimenti nell’economia», ha detto Mario Draghi durante l’evento, aggiungendo poi che «la politica monetaria può ancora raggiungere l’obiettivo, ma può farlo più rapidamente e con meno effetti collaterali se la politica economica sui conti pubblici è in sintonia». «Oggi – ha concluso – ci sono undici milioni di persone occupate in più in Europa, la popolarità dell’euro è ai suoi massimi livelli e i politici dicono che la moneta unica è irreversibile. È davanti agli occhi di tutti che ora è il momento di più Europa, non meno. Noi europei dobbiamo prendere il nostro destino nelle nostre mani». Complimenti all’operato di Mario Draghi sono arrivati, tra gli altri, dall’erede Christine Lagarde, da Angela Merkel, da Emmanuel Macron e dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. «Sconfiggere la percezione della possibilità – ha detto il Capo dello Stato -, se non del rischio, di dissoluzione dello stesso eurosistema. Una possibilità e un rischio che oggi possiamo considerare sconfitti. Oggi possiamo dire che il sistema economico europeo è più solido. Caro Mario, come cittadino europeo desidero dirti grazie».


Draghi promuove Euro e BCE


L’introduzione dell’euro e le operazioni della BCE si sono dimostrate valide, contribuendo alla crescita del PIl nell’area euro fra il 2015 ed il 2016 per 2,6 punti percentuali e per 1,3 punti all’inflazione. Così il presidente uscente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, nel corso del suo discorso in occasione del conferimento della laurea honoris causa in Economia all’Università del Sacro Cuore di Milano. «Almeno un quinto dell’impatto complessivo sulla crescita nell’anno di picco, il 2017, – ha aggiunto – è attribuibile ai tassi negativi, mentre gli acquisti di titoli contribuiscono per la maggior parte della quota restante». Ora pero, precisa poi Draghi, per aiutare la Banca centrale europea a rialzare tassi d’interesse è necessario che le singole economie dell’area comincino ad aumentare la spesa. L’ex governatore di Bankitalia si è poi detto «ottimista sul futuro dell’Europa. Penso che col tempo essere parte dell’Ue e dell’Unione monetaria sia diventato normale per gran parte dei cittadini». «L’euro – ha aggiunto – è più popolare che mai e il sostegno all’Ue tocca i valori più alti registrati dall’inizio della crisi e nei dibattiti sul futuro dell’Europa si discute sempre meno se la sua esistenza abbia senso e assai di più sulla via migliore per avanzare. Su queste basi la nostra Unione può durare e prosperare».