Manovra, Conte: «Ultimo miglio, poi riforme per investimenti»


Su ex Ilva: «Negoziati in corso, abbiamo controproposte efficaci»

Bisogna «completare l’ultimo miglio la manovra, una volta che sarà approvata ci dedicheremo a progetto un futuro migliore per il nostro Paese e a progettare le riforme strutturali necessarie, e una magna pars del tavolo sarà dedicata a un programma per realizzare in modo più efficace gli investimenti», così il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, nel corso del suo intervento al Rome Investment Forum 2019. Il premier ha poi parlato di ArcelorMittal ed ex Ilva, smentendo le indiscrezioni secondo le quali Mittal avrebbe messo un miliardo di euro sul piatto per uscire dall’impianto e spiegando che «« c’è un negoziato in corso, abbiamo delle controproposte molto efficaci nella direzione che avevamo concordato con il signor Mittal».


Tana! Il premier si autosmentisce sulle tasse in manovra


Il governo al lavoro per abbassare l’aumento delle tasse: allora è vero, la finanziaria, così com’è, alza la pressione fiscale!

Succede sempre così quando si va di fretta e non c’è più tempo da perdere: che può sfuggire quel piccolo particolare che fa tutta la differenza e smonta una colossale bugia. Proprio quello che in queste ore, che stanno diventando quasi un giorno intero, sta accadendo al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, impegnato da ieri sera a trovare un accordo nel Governo sulla manovra. Chiusi in conclave, non ne sono usciti fuori neanche stamattina e, mentre stiamo scrivendo, siamo al terzo rinvio con la seduta della commissione Bilancio del Senato, che dovrebbe votare gli emendamenti del ddl Bilancio, slittata ancora nel pomeriggio e convocata alle 16, per offrire tempo a Palazzo Chigi di riprendere il terzo round alle 13.30. Su che cosa non si trova la quadra? Semplice: sulle risorse da individuare per abbassare le tasse. Renzi non vuole la Sugar tax e la Plastic tax e, preoccupato per il disastro occupazionale che ne conseguirebbe – dopo aver massacrato con il Jobs Act il mercato del lavoro –, ha già preconizzato solo un 50% di possibilità che il Governo riesca a rimanere in piedi. Il M5s, invece, più ambientalista e convinto che con quelle tasse si possano risolvere i problemi del clima, sposta l’attenzione sui Vigili del Fuoco e chiede quindi più risorse per aumentare – sarebbe anche ora – i loro esigui stipendi. Dall’Adnkronos si viene a sapere che le risorse per abbassare le tasse sono state individuate nella notte, dal Mef e dalla Ragioneria, e verrebbero in parte dall’aumento delle tasse sui giochi, come spiegato dal ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, nel corso di vertice svolto in mattinata. Altre risorse per intervenire sulla manovra sono state reperite dalle “solite” pieghe di bilancio. Dunque altri tagli. Ma la domanda è un’altra, al di là di come e quando si troverà un’intesa a Palazzo Chigi senza far saltare il Governo: se il presidente del Consiglio aveva detto che la manovra in discussione non aumenta le tasse, perché adesso si stanno spasmodicamente cercando risorse per abbassarle? Tana!


Plastica e zucchero, i dolori del governo


15mila posti a rischio nelle filiere con le due tasse nella legge di bilancio

Una crisi tira l’altra. Non è sicuramente un momento ottimale per il governo, già alle prese con le tante difficili questioni aperte da mesi, dal destino di Ilva a quello di Alitalia, passando per Whirlpool. Ora, con la legge di bilancio in discussione in Parlamento, si sono aperti almeno altri due fronti che si annunciano decisamente caldi. Le prime a protestare sono state le aziende che producono contenitori in plastica e in tetrapak, ironia della sorte, in larga parte concentrate sulla via Emilia, in una regione dove si andrà al voto già in gennaio per il rinnovo del consiglio. In questo caso, i posti a rischio sarebbero ben più di 10mila. Subito dopo, si è mossa la Coca-cola per protestare contro la norma che penalizza le bevande zuccherate, annunciando che, senza variazioni, avrebbe chiuso lo stabilimento di Marcianise più un altro, verosimilmente quello in Abruzzo. Ora, Assobibe ha avvertito: i posti a rischio nella filiera sono 5mila.


Manovra: via libera dall’Ue, ma «a rischio Patto di Stabilità»


Dombrovskis: «Servono misure, ma non subito»

La Commissione europea ha dato il via libera alla manovra italiana, ma allo stesso tempo avverte che – come per Belgio, Spagna, Francia, Portogallo, Finlandia, Slovacchia e Slovenia – il documento programmatico di bilancio del nostro Paese «comporta un rischio di non conformità con il Patto di Stabilità e di crescita nel 2020». Secondo la Commissione Ue la manovra «potrebbe comportare una deviazione significativa dai percorsi di aggiustamento verso il rispettivo obiettivo di bilancio a medio termine e anche l’inosservanza del parametro di riduzione del debito». Nel corso di una conferenza stampa il vicepresidente della Commissione Ue Vladis Dombrovskis ha poi invitato «tutti gli Stati a rischio di non rispetto del Patto a prendere le misure necessarie all’interno del processo nazionale di bilancio per assicurare che il bilancio 2020 rispetti le regole», specificando però di non chiedere misure immediate. «Le misure – ha detto – sono necessarie per tutti i paesi a rischio non conformità, ma per quanto riguarda i tempi rivaluteremo la situazione in corso d’anno, il momento successivo di valutazione dei bilanci è la primavera ventura». A rincarare la dose è stato il commissario agli Affari Economici Pierre Moscovici, il quale ha ricordato che «l’Italia è il Paese che ha beneficiato di tutte le flessibilità del patto, abbiamo avuto un atteggiamento serio e rigoroso ma anche comprensivo. Bisognerà continuare a essere attenti al livello di debito pubblico italiano, l’effetto valanga non è sicuramente benefico per l’Italia né per l’integrità dell’eurozona, bisognerà affrontare i veri problemi dell’economia italiana che sono problemi strutturali».


Disoccupazione, difficile un cambio di tendenza nel 2020


Come era facile prevedere, la carica degli emendamenti al disegno di legge di bilancio è partita decisamente forte, anche all’interno della stessa maggioranza di governo, dalla quale sono arrivate 1.700 delle 4.500 proposte di modifica. In attesa di capire quale sarà la reazione del presidente del consiglio, Giuseppe Conte, che ha proposto una sorta di conclave con i ministri e i leader di partito, trovando peraltro un riscontro a dir poco tiepido, il provvedimento attualmente in Senato non sembra offrire particolari note di entusiasmo per il lavoro dipendente. Detto del taglio del cuneo fiscale, tutto da definire nei modi e nei tempi, si segnala la riproposizione di alcuni incentivi all’occupazione. Trova infatti conferma il bonus per l’assunzione di giovani con meno di 35 anni, utilizzabile in tutta Italia, che nel Mezzogiorno si estende anche ai disoccupati di lunga durata con età superiore. Occorre però ricordare, come ha fatto l’Inapp la scorsa settimana, che le imprese sono scarsamente influenzate dalla presenza o meno di incentivi all’occupazione. In pratica, poco più di 5 assunzioni su 100 sono riconducibili agli incentivi. Considerando che larga parte dei piani di rilancio dell’economia è rimandata alla riconversione verde, che richiede tempo, è evidente che il 2020 non produrrà la necessaria inversione di tendenza nel mondo del lavoro, in particolare sul versante disoccupazione.


Manovra e tasse: lo strano appello di Conte alla “sua” maggioranza


Non è stata una grande trovata il colloquio con il Corriere della Sera

SOS: da oggi la manovra entra nel vivo. E così il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, dopo aver spiegato più volte alla pubblica opinione che la legge di bilancio del Conte bis non aumenta le tasse, ha pensato bene in un colloquio con il Corriere della Sera di rivolgere un appello ai partiti che in Parlamento rappresentano la maggioranza: «Sto lavorando con il ministro dell’Economia Gualtieri perché voglio ridurre ancora di più le tasse, come ad esempio quella sulle auto aziendali», «faccio un appello ai gruppi parlamentari di maggioranza a collaborare con il governo, perché tutti ci si impegni a raggiungere questo risultato. Completiamo l’opera e chiudiamo il cerchio, possiamo essere ancora più ambiziosi». Che bisogno avrebbe il premier di un Governo sorretto da una maggioranza di rivolgere un appello alla propria maggioranza per invitarla ad aiutarlo ad abbassare le tasse? Esiste davvero una maggioranza? Non le avevate già abbassate le famigerate tasse? Dovremmo casomai essere noi cittadini ad appellarci al Governo affinché non si venga più tartassati e spremuti come limoni. Ma si sa, tutto sta cambiando. Tuttavia seguendo il dibattito politico delle ultime settimane, ma soprattutto quello specifico sulla manovra, c’è da perdere la testa. Il bello è che, inconsapevole della confusione generata dall’appello di Conte e Gualtieri e che potrebbe generare a sua volta una qualsiasi reazione, il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, ci ha messo il carico da ’90 con la sua risposta: «Sento di poter accogliere l’appello del presidente Consiglio, che ha detto: dobbiamo fare di più sull’abbassamento tasse, è un obiettivo ambizioso però io ci sto. Dobbiamo ridurre le tasse aumentando il taglio degli sprechi, oggi pomeriggio ho una riunione con i ministri del movimento, abbiamo delle idee da mettere sul tavolo», ha detto Di Maio a Rtl. Altre domande sorgono spontanee: che Cosa avete fatto fino ad oggi, chi ha redatto e/o letto il testo in discussione in Parlamento? Sicuri che non sarebbe stato meglio parlarne al telefono o, ancora meglio, di persona? A questo punto, viene anche da pensare che lo “zoccolo giallo” del governo giallorosso si sia pentito di aver creato così tante tasse di scopo – sugar tax, plastic tax e tassa sulle auto aziendali – da non sapere più come fare a tornare indietro. In questo modo, però, diventa difficile davvero passare inosservati.