Manifattura, attività in calo da quindici mesi


In contrazione anche l’indice relativo ai nuovi ordini

Sono quindici mesi che l’attività del settore manifatturiero italiano si mostra in fase di contrazione. È quanto emerge dalle periodiche rilevazioni di IHS Markit, che per il mese di dicembre indica un calo da 47,6 punti a 46,2 punti dell’indice PMI (il dato più basso dall’aprile del 2013), ben lontano dalla soglia dei 50 punti che delimitano una fase di contrazione da un periodo di espansione dell’attività.  La diminuzione dell’indicatore generale, spiega Amritpal Virdee, economista di IHS Markit, «riflette in parte la contrazione al tasso più veloce in quasi sette anni della produzione e la forte contrazione dei nuovi ordini dovuta alle deboli condizioni della domanda Allo stesso tempo, le aziende hanno ridotto i loro livelli del personale per il settimo mese consecutivo».


Industria, ancora una brusca frenata


Dopo il calo registrato a giugno, anche nel mese di luglio l’Istat ha rilevato una frenata della produzione industria, sia a livello congiunturale, che a livello trimestrale e tendenziale. Rispetto al mese precedente il calo è stato dello 0,7%, riflettendo il peggioramento che ha interessato tutti i raggruppamenti principali di industrie, tranne l’energia, per la quale si registra un +1,3%. Il calo maggiore ha interessato la produzione di beni strumentali (-1,6%), mentre i beni di consumo e i beni intermedi hanno riportato flessioni più esigue: pari rispettivamente a -0,3% e -0,2%. Nel periodo maggio-luglio la produzione è invece diminuita dello 0,3% rispetto al trimestre precedente. In questo caso l’istituto nazionale di statistica segnala una contrazione dello 0,6% per la produzione di beni di consumo (+2% per quelli durevoli e -1% per i non durevoli) e per i beni strumentali, mentre per i beni intermedi segnala un -0,4%. Anche in questo caso l’energia mostra una variazione positiva, del 2,2%. Tra luglio 2018 e lo stesso mese di quest’anno la produzione industriale italiana è diminuita di sette decimi. Un calo legato ai crolli del 3% e del 2% che hanno interessato i beni strumentali e i beni intermedi. Male anche i beni di non durevoli, con un -0,1%, mentre segni “più” si osservano per i beni di consumo durevoli (+6%), per i beni di consumo totali (+0,9%) e per l’energia (+5,8%). Osservando nel dettaglio i settori di attività economica, le attività manifatturiere hanno riportato un -1,3% annuo, quelle estrattive in +0,3%, mentre la fornitura di energia elettrica, gas e vapore un +6,4%.


Italia, frena il calo del manifatturiero


Continua il declino dell’attività del settore manifatturiero italiano, ma ad agosto si è registrato un allentamento della caduta. IHS Markit ha infatti registrato un aumento dell’indice PMI a 48.7 punti dai 48,5 punti di luglio. Tuttavia, nonostante il lieve miglioramento delle performance, l’indicatore è rimasto al di sotto dei 50 punti, che delimitano una fase di contrazione da una fase di espansione dell’attività. In particolare è il tredicesimo mese consecutivo che la produzione manifatturiera e i nuovi ordini sono risultati in calo. Nell’analisi della società londinese si legge poi che, per il sesto mese consecutivo, quello dei beni di consumo è stato l’unico sotto settore ad osservare un miglioramento delle condizioni operative, mentre forti peggioramenti sono stati osservati per i beni intermedi e di investimento. A causare il miglioramento del PMI principale è stato il più leggero declino della produzione. I dati di agosto hanno indicato infatti come l’ultima contrazione della produzione manifatturiera è stata marginale e la meno forte da maggio. Un lieve miglioramento si è osservato anche per il PMI finale del manifatturiero dell’Eurozona, ma anche in questo caso l’indice è rimasto ampiamente al di sotto della soglia dei 50 punti: 47, contro i 46,5 di luglio, confermando la forte debolezza del settore. Dalle analisi delle singole economie si può notare come il Paese più in difficoltà sia ancora la Germania, con un indice PMI a 43.5 punti, cui seguono – con un indice al di sotto dei 50 punti – l’Austria (47.9), l’Irlanda (48.6), l’Italia (48.7) e la Spagna (48.8). Meglio fanno la Francia, dove l’indicatore si è attestato a 51.1 punti, i Paesi Bassi, con 51.6 punti, e la Grecia, con 54.9 punti