Malattie, in aumento i controlli


Più certificati medici, ma anche più controlli. I dati appena forniti dall’Inps evidenziano questa doppia tendenza che riguarda sia il lavoro privato che quello pubblico. Nell’ultimo trimestre del 2018, si segnala infatti un incremento dei certificati prodotti dell’1,9% nel privato e del 2,3% nel pubblico; il totale, nel corso di tutto l’anno, sale a 20,3 milioni fra i primi e a 6,8 milioni fra i secondi. Sul fronte dei controlli fra i dipendenti pubblici, il campione interessato è del 10%, per la precisione 102 ogni mille; nel settore privato, gli accertamenti sono più bassi, nella misura del 3,5%. Ebbene, l’idoneità accertata è in totale del 34%, leggermente più alta per il settore pubblico, dove larga parte delle visite ispettive è su richiesta dell’amministrazione pubblica interessata, mentre diminuisce sensibilmente (-17%) il tasso di riduzione della prognosi. Il 65% dei controlli nel settore privato è d’ufficio.


L’indennità da malattia costa 5 mld l’anno


Boeri: «Controlliamo solo il 5% dei certificati»

 

«L’Inps spende ogni anno circa 2 miliardi di euro per indennità di malattia per i dipendenti privati che sono a carico delle imprese invece nei primi 3 giorni di assenza, mentre le giornate di assenza dei pubblici dipendenti valgono circa 2,8 miliardi su base annua quando vengono calcolati in termini di retribuzione corrisposta al lavoratore in caso di malattia», così il presidente dell’Inps, Tito Boeri, in audizione al Senato, spiegando che annualmente l’Inps riceve 18 milioni di certificati (12 da privati e 6 da dipendenti pubblici), ma «l’attuale capacità produttiva dell’Istituto, si attesta intorno al milione di visite di controllo all’anno, il 5%». Per questo Boeri ha sottolineato come «una selezione intelligente dei certificati medici per i quali disporre le visite mediche di controllo sia essenziale». La proposta di Boeri è dunque rivedere le norme sulla privacy, permettendo quindi una programmazione mirata delle visite mediche di controllo, modalità già bocciata dal garante della privacy a marzo.


Malattia causata dal cellulare, seconda condanna per l’Inail


di Claudia Tarantino

Questa volta è il caso di un addetto alle vendite che per 10 anni ha usato il telefono cellulare per diverse ore al giorno a far condannare l’Inail dal Tribunale di Firenze, pochi giorni dopo la sentenza di Ivrea.
A riferire il caso fiorentino è l’avvocato Paolo Maresca dello studio legale Bonafede, che ha seguito il ricorso del lavoratore. “La sezione Lavoro del Tribunale di Firenze – spiega l’avvocato – ha condannato l’Inail a corrispondere al lavoratore una rendita professionale, per inabilità permanente, nella misura del 16%”. Sia il perito nominato dal tribunale sia quello scelto dal lavoratore danneggiato hanno infatti confermato “l’elevata probabilità di una connessione tra l’uso del telefono cellulare e la malattia insorta”, scientificamente definita come neurinoma dell’ottavo nervo cranico, una forma di tumore benigno al nervo acustico.
Bisognerà ora attendere 60 giorni per conoscere le motivazioni della sentenza, ma si tratta già del secondo caso che dimostra quanto sia dannoso per la salute stare ‘attaccati’ al telefono per troppe ore al giorno.
La situazione di Firenze, infatti, è molto simile a quella presa in esame ad Ivrea, dove in tribunale si è discusso il caso di un lavoratore che per quindici anni aveva usato il telefono sempre all’orecchio destro, anche lui per diverse ore al giorno, con conseguenti danni al nervo acustico. Su questo caso è intervenuta anche l’Associazione nazionale mutilati e invalidi che ha chiesto all’Inail di riconoscere questa nuova malattia professionale.