La lettera di Bruxelles: «Chiarimenti sul debito»


L’Italia non ha effettuato progressi sufficienti nel corso del 2018 per rispettare il criterio del debito. Recita questo la lettera che, come previsto, la Commissione europea ha inviato al governo italiano. Nella missiva, firmata dal vicepresidente della Commissione Ue Valdis DOmrovskis e dal commissario Pierre Moscovici, Bruxelles chiede chiarimenti all’esecutivo riguardo l’aumento del debito. Ora l’esecutivo ha 48 ore per spiegare  le motivazioni della violazione delle norme europee. Prevista invece per mercoledì prossimo una riunione della Commissione europea per decidere se procedere con una procedura d’infrazione.


Calma e gesso


di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

In queste ore ricche di tensione, l’invito è a mantenere la barra dritta. Il progetto di cambiamento messo in piedi dal governo gialloblu e sostenuto dall’entusiasmo di una popolazione italiana che da tempi immemorabili non era così in sintonia con una compagine governativa è oggetto di resistenze interne ed internazionali. Resistenze prevedibili, data la sua essenza profondamente innovatrice che si propone di sovvertire i dettami politici ed economici che hanno imprigionato l’Italia sotto il giogo di un’austerity europea controproducente dal punto di vista economico e sociale e peraltro, nella sua attuazione pratica portata avanti a livello nazionale nella scorsa legislatura, incapace di concentrarsi sui reali sprechi e sulle scelte improduttive e sconvenienti, come dimostra la tragedia del Morandi. La “letterina” europea di queste ultime ore è solo l’ultima tappa di un attacco costante di cui il nuovo governo è stato bersaglio, già prima di entrare in carica. Da parte di tecnici o presunti tali, dagli scranni di istituzioni europee ed internazionali, apparentemente superpartes ma evidentemente schieratissimi, tutti o quasi di rigorosa provenienza ed osservanza di sinistra, che di questi tempi vuol dire ultra-liberisti. Dai mass-media mai così compatti, determinati ed inflessibili nel sottolineare qualsivoglia manchevolezza della maggioranza, con un rigore che, se fosse stato rispettato anche negli anni passati, ci avrebbe forse risparmiato tanti scandali e tante inefficienze. E poi dall’oracolo dei nostri tempi, il mercato, ovvero i risparmiatori impauriti dagli allarmismi e gli speculatori a caccia di affari. Nonostante tutto ciò, il progetto di cambiamento è andato avanti ed ha prodotto una manovra sicuramente perfettibile, ma sostanzialmente condivisibile, per la prima volta da molti anni orientata in favore dei bisogni delle classi popolari, dei disoccupati, dei lavoratori, dei pensionati, delle piccole e medie imprese. Una manovra che vuole innescare un processo espansivo di crescita e sviluppo nel segno dell’inclusione sociale. Ed ecco arrivare, puntuale ed attesa, la lettera della Commissione Ue. Non è questo il momento delle divisioni: è necessaria la massima compattezza per portare a casa un risultato che moltissimi italiani stanno aspettando impazientemente da troppo tempo. Per questo l’auspicio è che le ombre che si sono addensate attorno al decreto fiscale – un decreto che i contribuenti in difficoltà a causa della crisi attendono per rimettersi in carreggiata – vengano dissipate quanto prima nel segno della massima collaborazione. Una vicenda complessa, che avrebbe dovuto essere gestita con maggiore prudenza, che va chiarita, ma che comunque va superata per non infrangere le grandi speranze che il nostro popolo ripone, finalmente, nella nuova classe politica al governo.