Il governo delude lavoratori dipendenti e pensionati


Poco o nulla sul versante del potere d’acquisto di stipendi e pensioni

Una conferma per il lavoro dipendente e nessuna novità di rilievo per i pensionati. Volendo semplificare, il messaggio che arriva dalla legge di bilancio sul versante fiscale è questo. Al netto della promessa di introduzione dell’assegno unico per i figli a carico, una misura che andrà valutata compiutamente al termine, in quanto non sarebbe accettabile la semplice somma degli assegni familiari con le attuali detrazioni, la riforma fiscale tanto attesa non fa parte di questa legge di bilancio. Ciò che ritroviamo è soltanto la conferma del bonus Renzi rafforzato ed allargato che ha effetti positivi soprattutto nella fascia di reddito individuale compreso fra 26.600 e 30mila euro, mentre tiene fuori i cosiddetti incapienti, vale a dire chi percepisce un reddito inferiore alla soglia di circa 8mila euro, e regala appena 20 euro in più al mese per la fascia intermedia. Ancora peggio va ai pensionati. Nonostante le promesse del governo, in legge di bilancio invece non vi è nulla sul versante del potere d’acquisto delle pensioni. Considerando che il tasso di inflazione, a cui si aggancia la rivalutazione o perequazione degli assegni, è addirittura sotto zero (-0,3% a novembre), non si annunciano aumenti, dopo che per l’anno in corso l’incremento è stato irrisorio, in particolare per gli assegni compresi fra tre e quattro volte il minimo, nell’ordine di circa quaranta centesimi ogni mille euro.


Manovra, Parti sociali preoccupate per la mancanza di idee


Il governo naviga a vista anche con la legge di bilancio, cosa che allarma

La manovra di bilancio messa in piedi dal governo stenta a trovare una sponda in Parlamento, ma anche nelle stesse parti sociali. L’audizione di oggi, con l’intervento presso le commissioni riunite di Camera e Senato di Cgil, Cisl, Uil e Ugl è stato, in questo senso, illuminante rispetto agli umori che si vivono nel Paese. Se la posizione espressa dal segretario generale dell’Ugl, Paolo Capone, era, per molti versi, attesa, stante le numerose critiche già avanzate nei giorni scorsi, dal fronte rappresentato da Cgil, Cisl e Uil sono arrivati segnali di insofferenza crescente. Soprattutto la Cisl ha criticato diverse misure contenuta nel disegno di legge di bilancio, più ancora di Cgil e Uil che hanno comunque tentato di lanciare un ponte verso il governo, rimandando ad una successiva fase per l’individuazione delle cose da fare per il Paese. Nella lunga audizione, durata due ore, non sono mancate neanche critiche da parte degli esponenti delle forze politiche, comprese quelle di maggioranza che, pur senza alzare i toni, hanno comunque fatto osservare che il Parlamento lamenta il mancato coinvolgimento e non soltanto i sindacati. Da segnalare, fra gli altri, gli interventi di due parlamentari della Lega, Borghi e Garavaglia, che hanno insistito sui rischi connessi al ricorso al Mes. Del resto, la linea che collega gli interventi dei sindacati è la mancanza di idee piuttosto che di risorse.


Bilancio, audizione delle parti sociali


Da lunedì, via al confronto parlamentare; lo spettro del ricorso alla fiducia

La prossima settimana, finalmente, entra nel vivo l’iter parlamentare relativo alla legge di bilancio. Soltanto nella serata di ieri, infatti, il disegno di legge, corredato delle relazioni illustrativa e tecnica e degli allegati, è approdato in commissione bilancio della Camera, commissione che, peraltro, aveva già anticipato alle parti sociali che lunedì mattina sarebbero partite le audizioni di prassi, con Cgil, Cisl, Uil e Ugl ad essere ascoltate per prime. A causa del ritardo che si è accumulato, non potranno essere rispettati i tempi di tradizionali di circa sessanta giorni; del resto, già lo scorso anno l’approvazione della legge di bilancio è avvenuta con il ricorso alla fiducia, cosa stigmatizzata dai presidenti dei due rami del Parlamento. Tanti i temi di confronto, con Cgil, Cisl e Uil che insistono sul Ccnl pubblico impiego e la Ugl a lamentare l’assenza di una visione di Paese, cosa ancora più grave vista la drammatica crisi in atto.


MANOVRATORI RITARDATARI


Con un mese di ritardo, il Cdm ha approvato la manovra
Ora la parola passa al Parlamento, il testo è atteso a Montecitorio. Sarà necessario un altro scostamento di bilancio

Il Consiglio dei Ministri ha approvato ieri sera, con un mese di ritardo già sulle spalle, il testo finale della Legge di Bilancio, che dovrà approdare in Parlamento. Quest’ultima contiene misure su famiglie, lavoro, impresa, welfare, istruzione, già concordate ad ottobre. Il documento ha un valore di circa 38 miliardi di euro ed è composto da 228 articoli, pari a 237 pagine. Intenzione del Governo è «rafforzare il profilo di una manovra fortemente orientata alla crescita, all’occupazione, alla coesione sociale, con un focus particolare sui giovani, le donne e il Mezzogiorno», ha scritto su Facebook il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri. «Allo sgravio contributivo triennale per le assunzioni a tempo indeterminato di giovani si aggiunge la decontribuzione integrale per le donne e il sostegno all’imprenditoria femminile – ha spiegato – Sulla base dell’intesa con le parti sociali, la proroga del blocco dei licenziamenti fino al 31 marzo è affiancata dall’istituzione di un fondo per le politiche attive del lavoro con una dotazione iniziale di 500 milioni di euro. Gli investimenti pubblici sono sostenuti da un nuovo fondo pluriennale da 50 miliardi e quelli privati dal potenziamento di Transizione 4.0 con uno stanziamento di 23,8 miliardi per il prossimo biennio. Per il Mezzogiorno gli interventi sono il finanziamento strutturale della fiscalità di vantaggio per il lavoro fino al 2030 e la proroga del credito di imposta ricerca e sviluppo e di quello per gli investimenti». Previsto anche un aumento della dotazione del Fondo Sanitario nazionale, l’indennità per medici e infermieri, il fondo per l’acquisto dei vaccini, il potenziamento delle diagnosi con tamponi antigenici rapidi, le risorse aggiuntive per l’edilizia universitaria, i contratti di formazione specialistica per i medici specializzandi e le assunzioni di personale sanitario resta una priorità centrale, così come la scuola, l’università, la ricerca, la cultura. Avvio dell’assegno unico per i figli a partire dal luglio del 2021. Si istituisce il fondo per la riforma fiscale «che sarà alimentato dai proventi del contrasto all’evasione». «Finalizzeremo l’elaborazione del Recovery Plan dell’Italia», ma intanto con il veto di Polonia e Ungheria il Recovery rischia di slittare. Un flop l’incontro con i sindacati successivo al via libera del CdM, i quali a fronte di carenti risorse hanno proclamato per il 9 dicembre lo sciopero dei lavoratori della Pubblica amministrazione. Infine, la manovra richiederà un nuovo scostamento di bilancio, che sarà messo in calendario tra la fine di questa settimana e l’inizio della prossima. Il testo è ora atteso a Montecitorio, da dove prende il via la sessione di bilancio, ma al momento non è stato ancora depositato. Fonti parlamentari spiegano che si prevede possa essere trasmesso tra stasera e domani.

Mulè (FI): «Tutti dicono le stesse cose, Governo capisca l’errore»

Fieg: «Le misure per l’editoria sono assolutamente insufficienti»

Della Vedova (+Europa): «No a nazionalizzazioni e sussidi a pioggia»


Politiche attive, mancano i tasselli


Gli effetti delle misure annunciate si avranno soltanto nel 2021 inoltrato

Salvo sorprese dell’ultima ora, sempre possibili anche in corso d’opera, il capitolo della legge di bilancio dedicato alle politiche attive continua ad essere, purtroppo, molto debole. Di fatto, si registrano il potenziamento delle risorse per l’apprendistato e l’istituzione di un fondo da 500 milioni collegato al programma comunitario React Ue. Poca cosa. Sull’apprendistato, ad esempio, le risorse sono destinato alla valorizzazione del cosiddetto sistema duale scuola-lavoro che, almeno nel nostro Paese, è poco più di una suggestione, in quanto la stragrande maggioranza – parliamo di una media superiore al 90% – dei contratti di apprendistato è relativa al secondo livello, vale a dire quello professionalizzante, direttamente in azienda. Come se non bastasse, sui due stanziamenti pesano, e molto, i tempi di attuazione che inevitabilmente sembrano spostati nella seconda metà dell’anno. Nessun correttivo, invece, sul fondo nuove competenze.


Bilancio, drammatico silenzio


Catalfo promette diciotto settimane, ma il quadro attuale è molto cambiato

L’accelerazione che sta conoscendo la diffusione del Covid-19 si sta riflettendo negativamente sull’iter della legge di bilancio. Sono già passati diversi giorni dalla approvazione, salvo intese, del consiglio dei ministri e del provvedimento principale che caratterizza la linea politica del governo non vi è traccia. Siamo infatti ancora alle ipotesi e alle poche linee guida emerse la scorsa settimana, uno scenario che, peraltro, è già cambiato per effetto dei tre Dpcm pubblicati in pochissimi giorni. Anche oggi la ministra del lavoro, Nunzia Catalfo, è tornata a parlare di diciotto settimane di ammortizzatore sociale, ma è evidente che l’ipotesi andrà rivista alla luce delle chiusure anticipate e dello stop alle attività dello sport e della cultura, che, da sole, avranno effetti su almeno 400mila posti di lavoro. Nelle prossime ore, il quadro dovrebbe essere un poco più chiaro, anche se non mancano divergenze fra Conte e Gualtieri.